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Introduzione
Amatissimo fratello!
Egli è antico e quasi universale costume, che quando
per noi si compia un vivissimo desiderio, il quale segni come un'epoca
memoranda e cara di nostra vita, quelli che per vincolo di sangue o sentimento
di amicizia ci vanno congiunti gareggino a darci pubblici indizii di
benevolenza; ed, a meglio farneli palesi, più presto che alle labbra, agli
scritti gli affidino. Anch'io dunque, o carissimo, non tanto in osservanza
delle consuetudini, che pur voglionsi rispettare, quanto per seguire i moti del
mio cuore, volendo in questo giorno per te lietissimo darti più chiara
dimostrazione d'affetto, ho creduto che a farlo, meglio che la bocca, mi
giovasse la penna.
Bella, gloriosa è quella meta cui oggi raggiungi!
Meritato premio alle lunghe fatiche di quasi tre lustri è l'alloro che cingi al
capo! Come indefesso ti adoperassi ne' profondi studii della medica scienza,
niuno certamente potrebbe più di me giudicarne, che t'ebbi sempre compagno
durante la mia non ancor compiuta carriera. Ma un tale giudizio a me non
s'addice, chè parziale forse, e non a torto, potrebbe sembrare: egli e per ciò,
che volentieri il rimetto ad altri, i quali intimamente pur ti conobbero e
t'ebbero in pregio. L'animo mio frattanto si apre tutto alla gioja, e perchè
vengo a parte di tua contentezza, e perchè sul volto degli adorati nostri
Genitori già scorgo brillare letiziante un sorriso. Sì a te, o fratello, quel
sorriso è rivolto; le care loro e lunghe speranze di tanti anni veggono in oggi
finalmente adempiute: tenue retribuzione, ma pure gratissima, è questa alle
tenere sollecitudini che fino da' tuoi verd'anni ti prodigarono. Tu puoi adesso
rinnovar loro ogni giorno tanta allegrezza, onoratamente corrispondendo
all'alta missione cui se' destinato. Fa di non atterrirti in sul difficile
limitare; non temere gli ostacoli che sempre alle nobili imprese si fanno
incontro. Consapevole de' tuoi studii e di tue pure intenzioni, francamente
procedi, e riuscirai a splendido fine.
Se le molte e continue mie occupazioni me lo avessero
concesso, avrei voluto in sì fausta occasione offerirti un qualche frutto del
mio debole ingegno; ma da questo impedito, dovetti ricorrere all'altrui
sussidio. Da gentile e dotta persona mi venne fatto di ottenere questa inedita
Dissertazione del Professore Giovanni Marsili, la quale intende a dimostrare
quanto i Veneziani Patrizii ben meritassero della Botanica. Nutro quindi
lusinga ch'essa non possa che tornarti opportuna, doppio scopo prefiggendomi
col fartene pubblico dono: quello cioè di procurarti lume sempre maggiore
intorno alla numerosa e vaga famiglia dei fiori; e l'altro, ancor più gradito,
di aggiungere alla patria nostra glorie novelle.
Accetta dunque il mio buon volere, ed ama chi non
cesserà mai d'esserti
Padova a’ dì 22 Marzo 1840
Amorosissimo fratello
Cesare Sacerdoti.
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