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III
Questo Torquato non credo Patrizio, benchè di sangue
patrizio, mentre Melchiore Guilandino, Professore di Padova, nel libro De
Papyro, pag. 59, scrive esser figlio di Pietro Bembo Cardinale, ed essere
dallo stesso stato molto accresciuto il Museo lasciatogli dal padre. Viveva
Guilandino nello stesso tempo.
Domenico Moro Senatore vien celebrato per un Orto Botanico posto
nella villa Carbonara, in cui Gasparo Bauhino osservò la prima volta il Ligustro
con foglia divisa, come attesta nel suo libro detto Prodromus, pag.
158. Nello stesso Orto Giovanni Veslingio, nel libro che ha per titolo Opobalsami
vindiciae, pag. 9, dice essere stata coltivata la preziosa pianta del
balsamo, fatta portare con grandissima spesa dalla Mecca. Per vedere albero sì
nobile e raro si portò colà a posta il Cardinale Aldobrandino.
Altri Orti di quella età pur botanici sono descritti
appresso gli autori, come quello di Gasparo
Gabrieli Senatore, collocato in Padova, di cui fa memoria Conrado
Gesnero De Hortis Germaniae, e il Tournefort nelle sue Istituzioni
Botaniche.
Quello di Giacomo
Contarini, situato nella villa del Dolo, vien nominato da Luigi
Anguillara, p. 152, copioso di piante, tra le quali eravi il Giacinto di
Ovidio, di Teocrito e di Pausania. A questo Contarini, come dotto nella
cognizione delle piante, e che desiderava sapere qual fosse il Giacinto, il
Loto e il Croco lodati da Omero, scrisse l'Anguillara un Trattato
dei Semplici.
Dai sopraddetti autori Gesnero e Tournefort è fatto
illustre l'Orto botanico piantato in Venezia, e ornato di nobili piante, fatte
trasportare dall'Egitto, Candia, Cipro, ed altre provincie, da quel Cornaro che
fu Governatore di Cipro.
Nicolò Contarini, figlio di Girolamo (Alpinus Alpini, auctor
libri De exoticis plantis, Praef.) Senatore, fu il più dotto tra i
Patrizii nella cognizione delle piante. Coltivò un vaghissimo Orto botanico in
Loreggia, pieno di rarissimi Semplici; e fu magnifico fautore di tutti i
Botanici del suo tempo. A lui Giovanni Pona l'anno 1616 dedicò la sua Istoria
di Monte Baldo, confessando aver avuto dallo stesso molti Semplici, i quali
descrive nella suddetta Opera.
Tra questi sono riguardevoli:
Il Cissampelo ramoso di Candia.
L'Acanto spinoso del Lobelio.
La Satureja Cretica spinosa.
Il Camedrio spinoso di Candia.
La Siliqua di Guinea purgativa.
Il Bombace Indiano.
Il Trachelio umbellifero azzurro.
La Scabiosa arborea di Candia.
L'Aspalato secondo di Dioscoride.
La Datura o Stramonio d'Egitto, con fior pieno,
detta Contarena.
Il Lupino Arabico.
L'Agriocinara di Candia.
L'Ebeno di Candia.
Il Citiso grande, con fiore che nel giallo
porporeggia.
L'Ocnante Cretica.
L'Assenzio Alpino.
Il Caucafo, ovvero Moly Indiano.
Il Moly piccolo di Pesaro.
Il Dittamo falso di Cerigo.
L'Abelmosco.
Il Bonduc Indiano.
Il Raponcolo di Candia echinato.
Il Melanthio Cretico.
La Lutea maggiore fruttifera di Candia.
La Lutea maggiore sterile di Candia.
L'Agemone giallo.
Il Timo di Candia.
Il Guidarotimo di Candia.
La Galaftivida di Candia.
Il Doricnio di Dioscoride.
Il Loto silvestre di Dioscoride.
Il Polio secondo.
Il Ciano spinoso di Candia.
L'Ebulo laciniato.
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