|
V
Giulio Giustiniano, figlio di Giovanni Senatore, aveva circa l'anno 1644
nella sua villa di Borgoforo un amenissimo Giardino botanico, imitando il
celebratissimo Nicolò Contarini suo avo materno; nel qual Orto era raccolta
gran copia di piante nobilissime, native dell'Egitto, Candia, Sorìa, e delle
Indie. Fu dotto nelle scienze matematiche e filosofiche. Vien commendato da
Giovanni Veslingio nell'Epistola prefissa alle sue Parenesi l'anno 1644.
Nel Trattato de' Semplici che nascono nel lito di
Venezia, composto per Antonio Donati l'anno 1631, pag. 17, si descrive un Orto
botanico del Magnifico Daniele Pisani,
situato nel mezzo del lito di Venezia, dove coltivavansi molte rare piante.
Appresso Jacopo Zanoni, nella sua Storia Botanica, si
vede commemorato l'Orto botanico di Nicolò
Leoni Patrizio Veneto, posto in Venezia, da cui ebbe il Zanoni il Convolvulo
argenteo.
Cristino Martinelli, Patrizio Veneto, fu il primo in questo secolo
XVIII., che nella Nobiltà Veneta s'applicasse seriamente fino da' suoi più teneri
anni allo studio delle piante; nel quale venne a tal perfezione, che tutte
conosceva e disponeva ne' suoi generi, coltivando per questo nel suo palazzo in
Venezia un Giardino con Semplici fatti venire dalle più rimote provincie. Fu
ancora in persona in alcune aspre montagne per rintracciarvi piante, e mandonne
anco periti; fra i quali Antonio Tita, il di cui viaggio, descritto nel fine
del Catalogo dell'Orto Mauroceno, fu fatto col danaro Martinelli. Raccolse pure
una rara libreria botanica, nella quale fino all'ultimo della sua età versò
studiando. Scrisse sopra Plinio alcuni Commentarii dottissimi, che mai volle
per sua modestia stampare, sebbene molto lo esortasse a farlo il Pontedera;
onde si crede che sieno andati per suo ordine alle fiamme. Con questi ebbero
commercio letterario i Botanici più celebri, come Paulo Hermanno, Paulo
Boccone, Felice Viali, Ermanno Boerhaave, Francesco Cupani, Jacopo Breynio, e
più di tutti il celebrato Tournefort, che comunicògli, prima di stamparle, le
sue Tavole botaniche. Anzi nelle sue Istituzioni si vede del Martinelli
una degna commemorazione.
Monsignore Marco
Cornaro, figlio di Nicolò Procuratore, spiegò fino da' suoi primi anni
la sua inclinazione allo studio delle piante, e molte ne introdusse e coltivò
nella sua villa di Merlengo nel Trevigiano; le più rare e preziose delle quali
fece poi trasportare nel Giardino del Palazzo Episcopale di Murano, assunto che
fu al Vescovato di Torcello. Al diletto di esse aggiugne questo insigne Prelato
sceltezza e profondità di dottrina; e quanto tempo gli avanza dalle sue più
gravi ecclesiastiche cure dona volentieri all'innocente studio ed esame dei
vegetabili, graziosamente accogliendo gli amatori di tale scienza, e
liberalmente facendo loro copia delle proprie osservazioni e notizie, non meno
che delle piante del suo Giardino. Esercitò anche il suo ingegno in un poemetto
che scrisse in verso sciolto italiano, dove con molta grazia descrive ed espone
il moderno sistema della propagazione delle piante, falsamente attribuito allo
Svedese Linneo.
Filippo Antonio Farsetti, figlio di Antonio Francesco Cavaliere, merita
distinto luogo tra i mecenati della Botanica, avendo nella sua regia villa di
Sala dato ad essa tal luogo, quale non ebbe mai, ned è forse per avere in
qualsivoglia altra parte del mondo. Il numero, la grandezza e la magnificenza
degli edifizii destinati alle piante esotiche, e la copia d'esse procurata con
spesa incredibile da rimotissimi paesi, e la quantità di persone impiegate
nella loro coltura, sorpassano l'idea d'un Giardino privato, e fanno vergogna
ai più celebri che a spese dei Principi si mantengono. Trianon e l'Orto Regio
di Parigi, e quello di Chelsea presso a Londra, e quelli di Leida e
d'Amsterdamo, e tutti gli altri da me veduti in Italia e fuori, devono far di
berretta al Giardino botanico di Sala.
Restano da commemorarsi alcuni Orli botanici patrizii
de' nostri tempi. Il più illustre fu quello del Cavaliere Gian-Francesco Morosini Senatore
prestantissimo, posto in Padova a S. Massimo, di cui stampò il Catalogo l'anno
1713 Antonio Tita suo giardiniere. Codest'Orto fu devastato e distrutto dopo la
morte del Cav. Morosini, e poi acquistato insieme col palazzo, e ridotto ad
altro uso dal Conte Vincenzo Barzizio Patrizio Veneto.
Fu celebrato e ancora si celebra l'Orto botanico in
Venezia alla Giudecca del Cavaliere Gian-Battista
Nani, dove molte rare piante fiorivano.
Due della famiglia Cornaro
di S. Polo hanno fiorito sinchè sono vissuti i loro institutori, i quali
nello studio botanico avevano cognizione e diletto: uno di Giorgio Cornaro Cardinale, Vescovo di
Padova, collocato alle pendici de' monti Bassanesi nella villa detta Fossato;
l'altro del Cavaliere Francesco suo
nipote nella villa di Pozzolo.
Il quinto si nomina quello di Ermolao Pisani Senatore, nel magnifico Giardino di Stra, con
copiose piante.
E perchè non mancasse anco nelle donne Patrizie questo
pregio, Cecilia Grimani Calergi
Procuratessa, dopo la morte di Gherardo Sagredo Procuratore di S. Marco, suo
marito, e primo institutore dell'Orto botanico nella villa di Marocco, il quale
è celebrato da D. Paulo Clarici nella sua Istoria delle piante floride,
non solo seguitò le premure del consorte, ma con più studio e desiderio
propagollo maggiormente, e continua, acciò di nobilissime piante sempre sia adorno.
Imita in questo gli antenati suoi Calergi,
i quali possedendo in Candia il famoso Monte d'Ida, giudicato da tutti come un
giardino prezioso della natura per la rarità e quantità de' Semplici, non solo
di quel monte avevano particolar cura, ma con singolare benignità accoglievano
tutti quelli che da lontane parti vi concorrevano. Di ciò ne fa ai posteri
testimonianza Pietro Bellonio nel primo Libro delle sue Osservazioni, Capo
XVI., descrivendo la liberalità del Cavaliere Antonio Calergo Patrizio Veneto,
e come fu per molti giorni lautamente trattato, visitando quel monte.
|