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Alberto Nota
La fiera

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Scena sesta

 

La contessa Emilia e detto.

 

La contessa avrà di nuovo il primo cappellino.

 

EMILIA E qual estro vi prende di volermi impedire un poco di passeggio?

AURELIO Mi avete fatto gratissima cosa di venir subito.

EMILIA Non ci sarei venuta di certo, s'io non avessi ricevuta testè una gentile ambasciata del delegato.

AURELIO Come! non ci sareste venuta?

EMILIA L'aria fresca mi faceva bene al capo; e poi so le convenienze: giudicando che foste in conversazione...

AURELIO Orsú, moglie mia, fine agli scherzi.

EMILIA Mi par che facciate davvero, e non ischerziate, caro conte, caro conte (imitando Doralisa).

AURELIO Eccovi poche parole, ma sincere.

EMILIA Parlate pure: e poi pregherò voi di sentir me.

AURELIO Desidero che il cavalier Floridoro non venga piú in casa nostra; e che di questa sera stessa gli facciate sapere...

EMILIA Oh vi sta bene il prendere il tuono d'un marito geloso, per darmi forse ad intendere che conservate tuttavia qualche scintilla affetto per me.

AURELIO Io ve lo dico del miglior senno...

EMILIA Inutile cura, mio buon amico, ci conosciamo e basta. Voi fate quel che vi pare e piace; e lasciate che gli altri... oh veniamo a quel che preme. Mi scrive il delegato essere giunte al Poggio alcune mie parenti per goderci la fiera tutta domani; e che intanto questa sera, cosí all'improvviso, vi sarà in sua casa una festa di ballo.

AURELIO Bene, si divertano.

EMILIA Se permettete, ne approfitterò anch'io.

AURELIO Non volete stare in castello?

EMILIA No, tranquillatevi, non ci starò, ed ho accettato l'invito.

AURELIO Se mai vi siete fitta in capo, ch'io sia invaghito di madama...

EMILIA Non ci è male, sapete... è giovane, non brutta, ha begli occhi... e poi, caro conte, caro conte (imitando Doralisa), questo non mi riguarda.

AURELIO E che, Emilia, non mi amereste piú?

EMILIA Non mi amereste piú! che fanciullaggini in bocca d'un uomo di mondo, spregiudicato...! alle corte, godetevi la vostra festa in castello, e in compagnia de' vostri amici: e tollerate ch'io vada a passare una lieta sera co' miei parenti.

AURELIO E volete andar sola dal delegato?

EMILIA E vi pare conveniente che una donna si presenti sola ad una festa? ho pregato il cavaliere... per questa volta vi piaccia...

AURELIO Col cavaliere...?

EMILIA Vi assicuro ch'egli pure vi è aspettato con grande ansietà. Domattina poi me ne tornerò di buon'ora in città.

AURELIO No, voi non andrete dal delegatosola né con altri (con forza).

EMILIA Non vi andrò, dite voi? (alzando anch'essa la voce).

AURELIO No, vi replico: son marito, e posso dire non voglio (come sopra).

EMILIA Che modo è cotesto vostro? signor conte, credereste voi di poter appagare a grado vostro ogni capriccio, e riserbare alla moglie lo starsene sola a piangere la debolezza di avervi un giorno prestato fede? I diritti dell'un di noi verso l'altro sono eguali e davanti al cielo e nella società: il legame è sacro per entrambi; l'infrangerlo è colpa per ciascun de' due. Una moglie non è la schiava, ma la compagna del marito; né con la forza si comandan gli affetti, ma sibbene con l'amore, con l'esempio e con la reciprocità. Io vi amava, teneramente vi amava... conosco i miei doveri; né l'altrui mal esempio sarebbe norma alla mia condotta: ma non crediate, ingannandomi, di poter conseguire ch'io sia testimonio muto e paziente di disordini che turban la pace, e traggon seco tristissime conseguenze, no: soffrirò, se cosí volete, le vostre sregolate fantasie; ma non cercate d'impedirmi ch'io tolga a voi l'importunità della mia presenza, a me l'onta e il disdoro di vedermi posposta o derisa nella mia stessa casa. Se poi avviserete di poter essere il mio tiranno, e di render miseri i piú bei giorni di mia vita, oh sappiate che ho padre, fratelli, congiunti che impugneranno a gara la mia difesa, la difesa di una sposa innocente... ma perdonatemi (ripigliando subitamente la prima ilarità) mi avete tratta al tragico senza volerlo e senza necessità: addio, conte, la carrozza mi aspetta, non ci facciamo ridicoli, ci rivedremo in città... quando verrete... a comodo vostro, e poi... poi parleremo (affrettandosi di voler uscire).

AURELIO Bene, , andate, non posso, non debbo rattenervi: io sono colpevole, ed avete ragione di vendicarvi (si getta sopra una seggiola rivolto verso un'altra parte).

EMILIA (fermandosi sulla posta) Dio! sarebbe vero? (da sé commovendosi a poco a poco). Signor conte?... marito... mio sposo... (si accosta) se vi fa dispiacere ch'io vada dal delegato...

AURELIO È giusto che vi andiate (come sopra).

EMILIA E per ubbidirvi in tutto tornerò in città, sola, con la cameriera...

AURELIO Sola... no.

EMILIA E con chi?

AURELIO Col tuo Aurelio, se pur l'ami ancora (si alza).

EMILIA Perché questa tua Emilia che ti costò tante lagrime prima di possederla, perché la tratti ora con crudele indifferenza? deh ti ricordi quel tempo che l'acquistar la mia mano era all'amor tuo preziosa, sospirata mercede; e paragonalo a questo in cui sono, ah , son troppo tua.

AURELIO Ah dimmi: il cavalier Floridoro...?

EMILIA Non gli ho mai corrisposto, lo sai.

AURELIO Ma egli...?

EMILIA Egli non mi ama piú...

AURELIO Non è possibile.

EMILIA Egli ama...

AURELIO Chi mai?

EMILIA Aspetta, Aurelio, aspetta. Sarai tu contento di poterti onoratamente disimpegnare da' tuoi ospiti?

AURELIO Io m'abbandono a te.

EMILIA Non sarà questo un sacrificio di cui abbi un giorno a rimproverarmi?

AURELIO No, mia sposa. Un momentaneo capriccio mi ha svagato; il confronto mi fa arrossire... ma il cuore fu sempre ed è tutto tuo.

EMILIA E posso crederlo? dimmelo, dimmelo ancor mille volte.

AURELIO , tutto tuo.

EMILIA Ah quando il cuore è innocente, tutto perdona chi ama. Sappi adunque... ma no; non sappi niente ancora, fuoriché non son rea verso te neppur d'un pensiero. Vieni, Aurelio, vieni fra le braccia d'una sposa fedele... poi ti dirò tutto, ti chiederò perdono...

AURELIO Emilia, qual momento fu mai piú felice di questo! (si abbracciano).

 

 




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