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Francesco Michele Stabile
Il Card. Giuseppe Guarino

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  • Arcivescovo di Siracusa
    • L’elezione
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Arcivescovo di Siracusa

 

 

L’elezione

            Alla fine del 1871 la Santa Sede passò alla nomina delle sedi vacanti siciliane. Furono scelti nomi di provata fede romana nella cerchia del clero palermitano: per la sede di Girgenti (Agrigento), Domenico Turano, per quella di Noto, Benedetto La Vecchia Guarneri, per Caltagirone, Antonino Morana, per la sede di Siracusa fu nominato il nostro Giuseppe Guarino.

            Con queste nomine la Santa Sede approfittava delle leggi delle Guarentigie per procedere alla elezione dei vescovi nelle sedi vacanti alle quali, per evitare di riconoscere il nuovo governo italiano e una sua possibile intromissione, non si era provveduto. Queste nomine si facevano ora con libera designazione da parte della Santa Sede, senza riconoscere il diritto di patronato del governo italiano che succedeva al governo borbonico, il quale aveva diritto di presentazione dei vescovi, sancito anche dal concordato del 1818. Pur non essendo accettate dal Vaticano, le Guarentigie ispiravano il comportamento del governo italiano e da questa situazione il Vaticano ne voleva trarre tutti i vantaggi possibili per la sua autonomia nelle nomine dei vescovi, soprattutto perché il governo con questa legge aveva ufficialmente rinunziato a rivendicare i diritti di Legazia Sicula e del Tribunale di Monarchia in Sicilia, dopo che ufficialmente erano stati soppressi dalla Santa Sede nel 1867. Ma non era così chiaro che lo stato italiano volesse rinunziare ai diritti di regalia soprattutto per le nomine dei vescovi e per il controllo delle mense vescovili. La tradizione regalista era ancora forte nella tradizione meridionale e poteva servire come elemento di pressione nei confronti della politica vaticana.

            Dopo circa quattro anni di sede vacante della diocesi di Siracusa per la morte di mons. Angelo Robino, la successione di Siracusa non era facile. Siracusa era diocesi molto vasta e anche molto tormentata dai cambiamenti rivoluzionari. La diocesi aveva 21 città e paesi, nonché due villaggi, con circa 160 mila abitanti. Oltre al capitolo metropolitano esistevano 6 collegiate e una “comunia”. Le parrocchie erano 30, alle quali erano da aggiungere 265 chiese non curate. I conventi maschili, che prima della soppressione erano 46, non esistevano più; dei 20 monasteri femminili ne rimanevano 12 e dei 5 collegi di Maria ne rimanevano 4. Non mancavano le opere pie (7 ospedali, 4 orfanotrofi, 1 monte di pietà, 2 eremi), che ricadevano sotto la giurisdizione delle Congregazioni di carità regolate dal governo regio, dopo che era stato sciolto il Consiglio degli Ospizi, istituito dai Borboni1. La città di Siracusa nella relazione della congregazione dei vescovi viene  presentata come una città vastissima con circa tremila case e 15.000 abitanti; cattedrale e palazzo arcivescovile in buone condizioni e ricchi di reliquie specialmente quelle di S. Lucia e di S. Marciano vescovo. La parrocchia della cattedrale era curata da preti eletti dal capitolo. Altre sei parrocchie, undici conventi maschili, ormai disciolti, e sette monasteri femminili, molte confraternite di laici, due conservatorii, un ospedale, un monte di pietà e un seminario completavano la geografia religiosa della città2. Ma esistevano in diocesi altri centri non meno grandi di Siracusa: Augusta, Ragusa, Comiso, Vittoria, Lentini.

            A questa diocesi venne proposto Giuseppe Guarino che, secondo il processo, curato dall’uditore Salvatore Maria Segretti, era persona degna di essere consacrata arcivescovo perché si era segnalato, oltre che per il suo curriculo di servizio presso la Monarchia Sicula e il Ministero del culto, da cui si era dimesso, per l’impegno nella predicazione, nelle confessioni, per dottrina, prudenza, probità di costumi3.

            Nei primi di dicembre 1871 l’arcivescovo di Palermo mons. Michelangelo Celesia consegnava al Guarino la lettera di nomina ad arcivescovo di Siracusa che recava la data del 3 dicembre. Interessante per capire l'animo del Guarino, il racconto fatto nel 1897 da mons. Bernardo Cozzucli, vescovo di Nicosia, che al tempo della nomina del Guarino ad arcivescovo di Siracusa era segretario dell'arcivescovo Michelangelo Celesia:

           

                Da Roma arrivò il biglietto dell'Uditore Sanctissimi , che al canonico Guarino partecipava l'elezione fattane dal S. Padre alla Sede Arcivescovile di Siracusa. Un mio biglietto per incarico avutone dal Celesia invitava il Guarino a favorire per un affare che lo riguardava. La dimane il Guarino fu dall'arcivescovo, e sentito di che si trattava ne ebbe grande sconforto, e dopo aver lottato per la rinunzia, ma invano, venne di presenza da me che me ne stava a scrivere nella modesta cameretta del Seminario ove allora io abitava. Io che faceva bene a confidenza con lui e che molto aveva da fare non cessai di scrivere, ed egli ritenendo bene o male non so, che io avessi avuto qualche particina di complicità nella cosa, e tacciarmi  di falso amico e di traditore perché ne volli l'eterna rovina, essendo lui immeritevole della carica di Pastore. E ci volle del bello e del buono perché io lo avessi calmato, richiamandolo a considerare ciò che nella sua umiltà più non comprendeva, che cioè chi viene chiamato da Dio riceve da Dio le grazie necessarie per l'ufficio cui viene destinato.4

 

              Guarino, pur ringraziando e rinnovando fedeltà, scrisse però al papa l’11 dicembre che “per impellenti e personali motivi” della sua coscienza non poteva accettare quell’ufficio pastorale. Sperava che “l’Infallibile del cielo colle sue ispirazioni potesse far conoscere “all’Infallibile della terra che non affatto per indocilità di mente, la quale sarebbe intollerabile delitto, ma per vera necessità”, egli rinunziava. “Ma è una necessità ineluttabile e precisa della mia coscienza alla quale non posso resistereprecisava poi all’uditore di S.S. che aveva comunicato a Celesia la notizia della nomina: gli doleva di aver scelto una condotta che in quei tempi poteva essere interpretata in modo diverso dalle vere motivazioni che l’avevano suggerita. Alludeva forse al fatto che per il suo passato, legato al giudice di monarchia sicula e al governo italiano, potesse essere interpretato il suo gesto come un rifiuto per motivi ideologici e non per motivi di coscienza?5. Più apertamente espresse il motivo delle sue titubanze di fronte alla elezione al vescovado nella prima pastorale rivolta al capitolo, al clero e al popolo di Siracusa:

 

                Al primo annunzio inatteso di questo tratto di clemenza del Beatissimo Padre, Rettore Supremo della Chiesa di Dio, caddi in isgomento inesprimibile; e la mia coscienza così aspramente rimproverava a me stesso la mia indegnità, da riuscirmi impossibile il resistere [...] Era mestieri, dilettissimi, che venisse dall’alto la pace al mio cuore; e non venne che per la voce autorevole di Colui, che sostenendo sulla terra le vesti del Dio del cielo, m’impose di sottomettermi con cieca obbedienza alla volontà del Signore.6

 

            Infatti il 31 dicembre la risposta del segretario di Stato card. Antonelli era stata chiara:

 

                La Santità Sua peraltro non crede di dover recedere dalla presa risoluzione e confida che sottomettendosi con cieca obbedienza alla volontà del Signore, potrà Ella sostenere con vantaggio della chiesa e pel bene dei fedeli il grave e difficile incarico che Le si volle affidare.7

            L’8 gennaio 1872 Guarino si sottomise all’obbedienza:

 

                Resistere al volere supremo del Vicario di Gesù Cristo sarebbe una indegna e scandalosa temerità; né saprei, anche a costo della morte, menomamente contristare il cuore amabilissimo del Padre comune dei fedeli. Mi rassegno adunque ben volentieri alla volontà del Beatissimo Padre, che reputo volontà di Dio, e supplico l’Eminenza Sua R.ma a farmi grazia di umiliare al trono augusto di Sua Santità l’atto della mia cieca sommissione colla preghiera di mandarmi l’apostolica benedizione.8

 

            Qualche anno dopo egli stesso, ricordando, dichiarava che “l’animo avvilito e stanco non trovò forza e tranquillità che nell’obbedienza alla voce di Colui che annunziava gli oracoli del Cielo9.

            L’1 marzo inviò un indirizzo di piena sottomissione alla Sede Apostolica, mettendo se stesso e il suo passato sotto la protezione del card. Antonelli, “perché si degni confortarmi - scriveva - nel promuovere la gloria di Dio, la cieca amorosa obbidienza dovuta alla S. Sede apostolica, e l’indipendente libertà della Chiesa”, secondo le disposizioni ricevute da Roma sui rapporti che i vescovi, consacrati dopo le Guarentigie, dovevano tenere verso il governo10.

            La consacrazione episcopale avvenne in Palermo il 17 marzo 1872 dalle mani di mons. Michelangelo Celesia, arcivescovo di Palermo e dei concelebranti mons. Blundo, vescovo di Cefalù e mons. Cirino, vescovo titolare di Derby. Con lui vennero consacrati mons. Domenico Turano, vescovo di Girgenti (Agrigento), mons. Benedetto La Vecchia Guarneri, vescovo di Noto, mons. Antonino Morana, vescovo di Caltagirone.

            Il 22 marzo prese possesso della sua diocesi per procura al ciantro don Gaetano Bonanno, che era stato vicario capitolare. Il 17 aprile fece il suo ingresso in diocesi accolto alla stazione dal capitolo, dal clero, dalle confraternite e da numerosa popolazione. Nell’allocuzione al clero e al popolo, secondo quanto veniva riferito dal ministro degli interni, il nuovo arcivescovo manifestò di “volersi tenere strettamente nel terreno della religione e della morale”.11

 




1 Relatio Archiepiscopi Siracusani super statu suae Ecclesiae Metropolitanae pro anno Domini 1874, I/IV, VI VII, VIII, AV, S.C. Concilii, relationes, Siracusan. 775B.



2 Propositio Metropolitanae Ecclesiae Siracusan., AV, SS, Rub. 3, f. 7, anno 1872.



3 Ivi.



4 Lettera di mons. Bernardo Cozzucli al vicario generale Giuseppe Basile, 11.1.1897, in "Giubileo Episcopale", 1.3.1897, p. 3-4. La data riportata dal Cozzucli non è esatta.



5 Lett. di Guarino forse all’uditore Salvatore Maria Segretti, 11.12.1871, AV, SS, Rub. 3, f. 7, anno 1872.; lett. al papa, 11.12.1872, ivi, f. 3, anno 1972.



6 Lettera pastorale di mons. Giuseppe Guarino alla Città ed Archidiocesi di Siracusa, tip. Tamburello, Palermo 1872, p. 3.



7 Lett. del card. Antonelli, 31.12.1871, AV, SS, Rub. 3, f. 3, anno 1872.

 

 



8 Risposta di Guarino, 8.1.1872; nota del card. Antonelli a mons. Uditore di S.S., 16.1.1872, AV, Segreteria di stato, Rub. 3, f. 3, anno 1872.



9 Lettera pastorale di Monsignor Giuseppe Guarino al Clero e al Popolo di Messina, Messina 1875, p. 5.



10 Lett. al card. Antonelli, 1.3.1872 e ancora quella del 21.3.1872 e lett. di Antonelli a mons. Celesia, 9.3.1872, AV, SS, Rub. 3, f. 4, anno 1872.



11 Lett. Al Ministro di Grazia e Giustizia del 22.4.1872, ACS Roma, b. 125, fasc. 304.






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