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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Quinta Coro di Donne Cristiane e Argilla Argilla Non sarò mai più lieta, Non avrò mai più bene, Non proverò mai più contento in vita. Misera, io sono stata la cagione 2330 Io della morte di Corinta ho colpa! III Coro Quella, se non m’inganna Che si lamenta. Io sento di spavento Argilla Ma perché quivi anch’io Non mi lasciai morir, dove Corinta Cenere è divenuta? Ohimè, lassa! 2340 III Coro Ohimè, che novella, ohimè, compagne! Corinta incenerita? Udite, udite voi, Corinta è morta? Argilla, ed è pur vero Che Corinta sia morta? Dunque il fuoco Forse l’avrà sorpresa? 2345 Argilla Così morta fuss’io con esso lei, L’acerbissima pena, Che mi consuma l’alma e mi distrugge, Perché stata son io, negar nol voglio, II Coro E come stata Esser puoi tu cagion della sua morte, 2355 Che sol per sua salute e per suo bene E per sottrarla alle vicine nozze Di marito infedel, da cui sottrarsi Non poteva altrimenti, La conducesti teco? 2360 Argilla. Ma se meco Condotta non l’avessi, il crudel fuoco Non me l’avrebbe tolta, Né morta ella sarebbe. II Coro Così fra quelle dispietate fiamme, O sventurate, o sconsolate noi! 2370 Come seco anche tu non rimanesti? Come, come scampasti? Sospendi, Argilla, il pianto 2375 Finché tu ne racconti il caso atroce E poi nel tuo dolor, compagne noi, Rompa il mar delle lacrime ogni freno. Argilla Il Ciel non so s’amico Poiché come nemico Ch’io ho visto morir con gli occhi miei, Vist’ho morir colei, rimasa io viva, Ch’era l’anima mia, ch’era me stessa. 2385 Ch’io riveggio tra voi, narrato v’abbia E la cagion di quella e ’l loco Dov’ella, e seco anch’io, 2390 Intendevam d’andar per dimorarvi Finché, fuggita le mal grate nozze, Ritrosa al padre Eufemio, in pace sua Qualche rimedio provvedesse il Cielo. I Coro Egidia in questa parte 2395 Argilla Camminando noi dunque in verso ’l colle Dove Virginia, di Corinta zia, Donna d’un bel castel quivi dimora, Vicino a quel non più di mille passi, 2400 Vedemmo d’ogn’intorno La terra tutta a poco a poco aprirsi In quella guisa ch’assetata, adusta Aprir si suole al più cocente sole. Un fetido vapore uscirne in prima, 2405 E poscia alcune picciole fiammelle Si scorser germogliar, che poi ’n brev’ora Crescendo e tra di loro Congiungendosi insieme, un’alta fiamma Composer, ch’estendendosi richiuse 2410 Al sentier nostro d’ogni parte il varco E verso noi, che già tornando indietro, Timide e sbigottite, Parea avventarsi com’un fier dragone, 2415 E le rovine d’un antico tempio Sorgiugnendoci omai, veruno scampo Più non v’avea che su per l’alte morse 2420 Ascendere. Ond’io prima E poi Corinta, pavide e tremanti, Col piè mal fermo e vacillante il cuore, Er’io dov’una rupe che sporge d’un prato Si congiugnea con la deserta mole. (Ohimè, ch’a ricordarlo Il cuor di nuovo mi si fa di ghiaccio, 2430 Per sostener, per aiutar Corinta Non v’avea periglioso; ella la sua 2435 Porgeva a me (o sfortunato punto!) Quando sotto ’l piè invalido e mal fermo... Che per tradirla al piè pur prestò loco, Le mancò sotto et io debil non valsi 2440 A sostener di sua persona il pondo. I Coro Ohimè, ohimè! Et ella dunque Cadde giù tra le fiamme e le rovine? Argilla Cadde e chiamò cadendo Due volte, ch’io l’udii, d’Agata il nome, 2445 D’Agata gloriosa, ch’accogliesse Cadde et io dispietata, Che dovea seco per morirle appresso Lasciarmi ir tra le fiamme, quasi un scoglio 2450 Immobile rimasi e sol col pianto E con le strida procurava indarno Render pietoso lo spietato incendio, Mi costrinse a partir; né so dolente 2455 Dov’io mi vada e parmi ognor vedere Corinta mia tra quegli ardor consunta. II Coro O miserabil caso, o caso atroce! Vederla qui tra noi poche ore avanti, Parlar seco, ascoltarla et or distrutta 2460 Sto a pensar s’egli è vero o s’esser possa. Così, qual io dicea, di tanto danno 2470 Son io stata cagione e di dolore. D’affanno intollerabile mi sento Né trova loco in me tremante il cuore. O empio incendio, o dispietato foco! 2475 I Coro Poiché n’ha tolto il Ciel Corinta nostra, Di lacrimare e sospirar Corinta, Così infelicemente; E sallo Dio di che coltello il cuore Tu ci hai trafitto con sì ria novella; 2485 Per la salute di Corinta scorse (Così creder si dèe), deh, che ’l dolore E la disperazion sì non t’inganni 2490 Ch’a te medesma non procuri scampo. Deh, che ’l padre e ’ parenti di Corinta Non ti colgano al passo e in te sdegnati Faccian contro di te quella vendetta A che disdegno e passion gli sproni. 2495 Argilla Non temo mal nessun, cinta di mali. I Coro Pur tempo è di celarsi, Argilla, e l’ira Fuggire omai di lor e quinci a poco Tempo fia di fuggire in altra parte, Poiché la fiamma orribil s’avvicina. 2500 E la mia colpa sempre non mi segua? I Coro Argilla, aspetta, non partire ancora! Vedete voi come velocemente 2505 Ella tolta ci s’è. Deh, fusse almeno Itane seco alcuna Questo cieco dolor che sì l’affligge! 2510 III Coro Ormai non siam più a tempo: ell’è sparita. Di noi per ascoltar s’altra novella Ci pervenisse del vicino incendio; Et alcune colà, dove ’l beato 2515 Nella sacrata tomba si riposa, Per merito di lei, che per Dio volle Sparger il sangue e non curar la vita, Offeriremo umíli ardenti preghi Per la salute eterna di Corinta E perché questo abbominevol fuoco Non ci divori tutti e ci distrugga. 2525 Questo della bellezza amabil fiore, Questo vago ammirabile splendore, Che da noi sì repente Deh, come fu sovente Cagion acerba di miserie estreme E di duolo e di pianto infausto seme! Bellezza, di natura onor fallace Non meno a chi ’l possiede 2535 Ch’a chi l’ammira e del suo amor si sface, Entro ’l suo van pensier s’involve e gira, 2540 Stolta donzella ch’al suo fin non mira. Di quante ognor, per favolosi versi I casi miserabili e diversi Di lusinghiera gloria, O perché d’or le chiome O ’l sen di neve o ’l volto ebber di rose, Sott’empio incarco di fortuna pose? Ma Corinta, la nobil giovinetta, 2550 Ogni favore e sua beltà negletta, Sol bramò d’adornar l’alma pudica, Perché sorte incontrar tanto nemica?
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