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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Seconda Aliso, Flavio e Semicoro I Donne Cristiane Le tue parole e ’ tuoi lamenti intesi, 2585 Per dirli che Corinta sua sia morta. Aliso Caro mi fia, s’ei l’ha saputa altronde, Di non esser quell’io 2590 Che nunzio sia di sì crudel novella. Gran cagione abbiam noi Della sventura del comune amico, 2595 Non credo mai di riveder più lieto. Flavio Tu non sai ancora, Aliso, tu non sai Onde no’ abbiamo a lamentarci insieme. 2600 Morta è Corinta, è ver, ma suo seguace Aliso Ohimè, che di’ tu? Ma come seco 2605 Morto esser può Filandro? Se Filandro Fuss’ito seco, morta non sarebbe Corinta certo; e troppo è questo male Senza che tu l’accresca. Flavio Morto è Filandro seco, perché, morta 2610 Poco curando, come intenderai, Lo crederai, come morto il cred’io. Aliso Dunque ch’ei morto sia tu non sai certo? 2615 Flavio Io ’l so certo e non certo. Molto perplessamente. I Coro Stiamo attente, sorelle. Perch’io non posso morto 2620 Dir d’averlo veduto. Ma tra ’l fuoco Ch’era omai fatta cenere, o morire Tra quelle fiamme ov’ella uscì di vita. 2625 Semicoro I Oh mali sopra mali! O questo è ’l giorno del giudizio estremo, O l’estremo giudizio è di Catania. Aliso E questo è ver? Tu ’l sai? Da chi l’udisti? Flavio Io non l’udii, ma con quest’occhi il vidi. 2630 Il vidi entrar tra quegli ardori orrendi. Aliso Eri presente e non lo rattenesti? Flavio Il rapido furor che ’l trasportava D’avvicinarmi a lui. 2635 Ma dèi sapere (il che narravan molti) Ch’allor che dell’incendio, Ch’ardeva d’ogn’intorno la campagna, L’impeto avvantaggiarsi ognor più fiero Vide con gli occhi propri, 2640 Ch’egli andava cercando fuggitiva, Non portasse dal foco onta et offesa, Si diede velocissimo a seguirla. Et io che ’l vidi in quella cura inteso Gli tenni dietro, ma col piè non valsi Di raggiugnerlo mai. La voce intanto, Conforme al suo sospetto, 2650 S’era sparsa per tutto che Corinta Rimasta fosse tra le fiamme; e ’l loco Mostrava or quelli or questi ov’ella fosse Ita a perire; ond’ei, misero, vinto Da infinito dolor, correndo dove 2655 Vide per l’alte fiamme un picciol varco, Sciolse la voce a favellare, udito Da me che lo seguia: – Corinta, io vegno, E se quest’empio dispietato foco, Ch’oppresse nel tuo sen la nobil alma, 2660 Perdonò alle membra tue gentili, Sì ch’io le trovi ancor pure et intatte, Poiché ’l mio fato gli imenei contese, Avrai dall’amor mio non vulgar tomba; Ma se ’l crudele incendio 2665 Di tua diva beltà non fe’ rispiarmo, Tra queste alte voragini spietate, È ben ragion che ’ncenerisca anch’io La infelice cagion del foco mio. – A quest’ultime voci affrettai ’l passo Per ritenerlo, et ei velocemente, Qual folgore che ’n ciel fenda le nubi, Là s’avventò sì ch’io v’accorsi indarno 2675 E quel che lo spavento M’accrebbe fu ’l vedersi in un istante Richiuder delle fiamme il calle aperto Ov’ei si fu sì intrepido sommerso, Sì che della sua vita 2680 Nulla c’è da sperare, Aliso mio. I Coro No certamente. Caro amico Filandro! Quanto fôra Stato meglio per te l’aver creduto 2685 Che tante volte t’ha da quest’amore Disconsigliato! Tu vivresti ancora, Tu non saresti da sì acerbo fato Stato abbattuto; ov’or gli dei, sdegnati 2690 Per l’empio tuo sacrilego pensiero, Che con donna cristiana ardisti il nodo T’han lasciato perir. Ma forse io spero Sopra colei, che stata è della morte 2695 Di Corinta cagion, per cui Filandro È morto anch’egli, caderà ’l gastigo. Eccola la malvagia, Flavio, vèlla! Mentre ha volto in altra parte il guardo: 2700 Sorprendiamla e fermiamla d’improvviso.
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