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Scena Sesta
Aliso, Flavio, Filandro, Corinta, Semicoro Primo
e Semicoro Secondo e Coro totale di Donne cristiane
Semicoro I Volgete
gli occhi in là, donne, mirate
Che le compagne nostre 3255
Tornan col sacro Velo; e l’hanno eretto
A guisa d’un’insegna
Sovr’un’asta
dorata,
E d’ingemmati fregi
E di frondi e di fiori adorno
quello, 3260
Festeggian gloriose.
Semicoro II Te del mondo Creatore,
(dentro) Che su ’n Ciel t’assidi Re,
Te
cantiam, che Redentore
Qui
fatt’uom movesti il piè. 3265
A
te lode, a te onore,
A te lode
e gloria a te.
Semicoro I Udite come liete
Sciolgon cantando al ciel voci
sonore.
Semicoro II Tu spiegasti il Cielo in giro, 3270
(uscendo) Tu facesti il sole e ’l dì,
E
dell’aria il bel zaffiro
Di
tua man si colorì.
(genuflettendosi) A te lode, a te onore,
A
te lode e gloria a te. 3275
Tua la
notte e tua la luna
E
l’aurora opra tua fu,
E
le stelle ad una ad una
Scintillar
facesti tu.
(genuflesse) A te lode, a te onore, 3280
A te lode e gloria a te.
Semicoro I Inchinianci,
adoriam, devote, umíli,
(inginocchiandosi) Il
venerabil, sacrosanto e degno
Velo preziosissimo, per cui
Liberi siam dal fuoco, 3285
Nel merto di colei
Che Filandro e Corinta
Vivi ci rende e lieti,
Che noi piangemmo dianzi
Morti et inceneriti in quelle
fiamme. 3290
Corinta Ben
è ragion, Filandro,
Che noi, vie più degli altri,
Pieghiam la fronte e le
ginocchia a terra
E ’l cuore alziamo a render grazie
al Cielo.
Semicoro II L’alma
terra ima e profonda 3295
Tua virtù librata sta.
Per te ’l mar che la circonda
D’ogni umor vaso si fa.
(inginocchiandosi e A te lode, a te onore,
stando inginocchiate3 A te lode e gloria a te. 3300
sino al nuovo canto)
Filandro Aliso,
a che più tardi?
Cedi alla verità, cedi al gran
segno
Che di sua onnipotenza
Mostrato ha in questo Vel lo
Dio verace,
Ch’adoran gli uomin veramente giusti. 3305
Cedi e inchiniánci omai
Alla miracolosa
Santa cagion della salute
nostra.
Aliso Deh,
che nuovo splendor mi vince ’l guardo?
Che maraviglia mi rapisce l’alma? 3310
Veggio o parmi veder dentro a quel velo
Un lucido splendor che mi consola;
Parmi sentir dal Cielo
Dolce pungermi ’l cor stimol
possente,
Che vuol ch’io ’l riverisca e ch’io l’adori. 3315
Conosco alfin gli errori
Dell’idolatra gente.
A te dunque io m’inchino,
Dolce raggio divino.
Tu m’hai vinto, io mi rendo 3320
E t’onoro e t’adoro
e me riprendo.
IIII Coro Iddio
gli ha tocco ’l cuor con la sua grazia,
Benedetto sia sempre
Il Santo nome suo che ci fa
salvi.
Corinta Signore,
e questa ancora 3325
Con le largite in me tue sante
grazie
Ricevo, et a te rendo eterna
lode,
Che chi mi perseguì meco t’adori.
Filandro Et
io non men ti rendo eccelsi onori,
Ch’alla salute, a cui tu mi chiamasti, 3330
Gli amici miei più cari insieme
eleggi.
Flavio Et
io, che vidi il mio dolce Filandro
Correr cieco alla morte e lieto
il miro
Reso alla vita, a te do gloria;
e gloria
Ti do maggior ch’a me stesso la luce 3335
Della tua vera fé m’hai discoperta
E la strada del Ciel sì bella
aperta.
Ortensia Et
io, che per far lieto
Delle bramate nozze oggi
Filandro
Con industria e con arte 3340
Alla fede cristiana
Cercai persuaderlo, ora gioisco
Che, dove industria et arte
Non valse umana, Iddio dal Ciel
provveggia
Con la sua man che l’universo move. 3345
Argilla Io,
che Corinta ognora
Nella cristiana fé tenni
costante,
Esortai, consigliai,
Che dal paterno arbitrio la
sottrassi,
Dannoso e contrastante 3350
Al suo santo desio,
Che, nel mortal periglio
Da me improvvisamente
Scorta, la lacrimai,
E per cui prigioniera 3355
Giva alla morte anch’io,
Te ringrazio e te lodo, Dio
verace,
Che liberasti lei
Et i consigli miei
Con l’alta tua bontà giustificasti 3360
E me seco salvasti,
E n’hai condotte omai
A veder tanti, in cieco error
sommersi,
A te, Signor, conversi,
E Filandro e Corinta alfine
sposi, 3365
Dalle cui nozze spero,
Poi che con sì gran segni
E sì maravigliosi
Tu v’hai interposto il tuo divino aiuto,
Non sol tranquilla a lor vita
beata, 3370
Ma del tuo santo nome
Per la Sicilia e poi per cento
regni
L’alta fede innalzata.
Coro Affrenar rivi e torrenti
Il tuo Verbo eterno può, 3375
Ch’acquetò procelle e
venti,
Che talor l’onde calcò.
A
te lode, a te onore,
A te lode
e gloria a te.
Aliso Dianzi,
Argilla, l’amore 3380
Dell’amico Filandro e la pietade
D’una fanciulla semplice innocente,
Sì come era Corinta,
Creduti per tua colpa esser
periti,
A incrudelire inverso te mi
mosse. 3385
Falsa la morte fu, sì come falsa
Si dèe chiamar quella cagion di
morte
Ch’ebbe principio da devoto zelo,
Come fu ’l tuo, che consigliò
Corinta
Al partirsi dal padre. Ora il
conosco 3390
E cheggio a te perdon del mio
furore.
Flavio Et
io seco ti prego
Del medesmo perdono,
Come la colpa pur fu la
medesma.
Argilla Chi
a Dio s’è converso 3395
D’ogni quantunque grave e mortal colpa
Riman puro et asterso.
Semicoro I L’onda vital, che del sacrato fonte
Del battesimo lava
Del peccator l’umiliato fronte, 3400
Nell’alma ha tal virtute
Che d’ogni macchia impura
Subito la disgrava
E degna fa dell’immortal salute.
Coro Non pur tu, ma i tuoi più cari 3405
Col bel segno di tua fé
Fiamme estinguer, seccar mari
Ponno e i monti trarre a sé.
A
te lode, a te onore,
A te lode
e gloria a te. 3410
Filandro Corinta,
altro non par che più ci avanzi
A fare interamente
Lieti i parenti e lieti i
nostri amici
Che ’l contento d’Eufemio, che dolente
Non debbe la novella 3415
Avere ancor di tua salute
intesa;
Per la quale io son certo
Che, quantunque sdegnato
Ei sia verso di te per la tua
fuga,
Ei ti perdonerà. Sia quelli
Aliso, 3420
Che precorrendo noi l’informi primo
E primo il riconforti
E t’impetri ’l perdono, sperando intanto
Che quel lume onde ’l Cielo a
noi refulse
Nel divino miracolo, in lui
stesso 3425
Di simil luce splenda et alla
fede,
[Sì] come chiamati ha noi,
chiami di Cristo.
Aliso Io
’l farò volentier, ma prima io voglio
Da Attilio ascoltar, ch’io qua riveggio
E che dianzi io lasciai con
Plautillo 3430
Al conforto d’Eufemio, suoi vicini,
Quel ch’ei di lui ci apporti.
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