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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Decima Flavio Filandro, io ti rincontro molto lieto: Ho io d’alcun tuo ben da rallegrarmi? 1545 Filandro Tu non potevi in punto, Flavio, mio consobrino, Più propizio incontrarmi Et al bisogno mio più opportuno. Le nozze mie si son concluse al fine, 1550 Ned opra di rivali o d’altra avversa Difficultà potuto ha disturbarle, Poi che decreto del comun consiglio L’ha comandate. E quanti desideri onesti e giusti Se la discreta man di chi governa V’entrasse operatrice! 1560 Quanto creder tu puoi, ché, tuo congiunto, Sono e, quel che più vale, intimo amico. 1565 Filandro Flavio, assai ti ringrazio e volentieri Con gli altri miei consorti Ti bramerei stasera a questo offizio; Ma la tua provvidenza E la tua cortesia 1570 M’avea già nel pensier messo desio Dell’opra tua. Flavio E ’n che poss’io servirti? Filandro Quella domestichezza che tra noi Sì scambievol s’esercita ofiziosa 1575 Cagion mi porge ch’a far quel ti preghi Ch’imposto a manco confidente amico Si stimerebbe offesa. Meco le scuse e di’ liberamente. 1580 Filandro Tu cavalcando prenderai ’l cammino, Flavio, senza tardar, verso la porta Della città ch’ad oriente guarda; E se, com’hai costume, Il passo affretterai, non sarà ancora 1585 Nascoso ’l sol che giunto alla mia villa Tu sarai certamente. A ciascuno imporrai per le mie nozze 1590 Dover contribuir di quei proventi E di quelle delizie, onde più abondi, Ciascun per sé, la possessione e ’l gregge Commessa loro; ordinando al castaldo E di fiere e d’uccelli egli abbia pronta In fra tre giorni una copiosa preda. E fatta a te venir da’ nostri campi Schiera gentil di forosette e ninfe, Fa’ lor saper ch’al dì del mio convito 1600 Di pomi e fiori e fresche erbe odorose Una leggiadra e graziosa offerta, Mentre, sedendo a mensa i convitati, Ognun festeggia e ’l festeggiar s’accresca 1605 Nel comparir di sì piacevol mostra; Ninfe non fiano in fra le nobil danze Intraposte talora a trar carole Se non giocoso e dilettoso scherzo. 1610 Flavio Commendo il tuo pensiero e d’eseguirlo Son più che pronto. Filandro E intanto, S’altro sovvien a te che di giocondo O di magnificenza arrecar possa La villa mia, tu ne disponi in gioia 1615 E splendidezza delle nozze mie. E ritornato poi Arbitro tu sarai d’ogn’altro affare 1620 Che questa festa mia possa far lieta, Da te fiano ordinati e tu, ministro, Di tutte quelle cose Che fan mestier per metter in assetto 1625 La casa mia farai squisita scelta: Arredi, fregi, apparati e pitture, Gli ornamenti di cui per grande intaglio E per ricchezza d’or, com’oggi è uso, Non abbian da invidiar le pompe regie; 1630 Ch’io voglio a così cara, A tanto amata e desiata sposa, Il dì ch’a far di sé lieto il mio albergo Debbe venire, il più nobil convito E la più bella e la più allegra festa 1635 Ch’una simil Catania non ne vide. Ché non tutto convien quel che si puote (Né anche a chi ’l puote ed è più grande) 1640 Fare spendendo. L’adornar la casa Nel tempo delle nozze è cosa onesta E dovuta per certo e dopo molte Giuste cagion di farlo, una ne sforza: Che le donne parenti della sposa 1645 E l’altre che venisser curiose A visitarla, penerebber poco Un misero, un dappoco, un uom mendico; 1650 Alla sua nobiltade, alla tua propria Stimolandola a farti far forzato Quel che spontaneamente non facesti, Sì ch’ella a.ppoco a.ppoco 1655 Prendesse poi di te dominio intero; Come si veggion fare Le donne d’oggi dì, mentre i mariti Chiuggono gli occhi e si lasciano a loro Come ciechi guidare e come ciechi 1660 Spesso con esso lor vanno in rovina. Filandro Flavio, tu mi fai rider. Egli è me’ rider or che pianger poi. Dico che ’l farsi onor tempo di nozze Cosa è lodevol; schivare il soverchio 1665 È necessaria. Filandro Tu di’ saggiamente. Ma non si tardi più, perché la notte Non ti sovraggiugnesse Innanzi che lassù tu fussi giunto. Che sì ti son molesto. Di questa confidenza e non dimoro.
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