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Introduzione
Sin
da quando, per arcano disegno della divina Provvidenza, Ci vedemmo sollevati a
questo supremo vertice del sacerdozio cattolico, non abbiamo mai cessato di
rivolgere le nostre cure più sollecite e più affettuose a quelli tra gli
innumerevoli figli che Dio Ci ha dati, i quali,
insigniti del carattere sacerdotale, hanno la missione di essere " il sale
della terra e la luce del mondo " (Mt
5,13.14), e in modo ancora più speciale ai dilettissimi
giovani che si vanno educando all'ombra del santuario e si preparano a questa nobilissima missione.
Negli stessi primi mesi del Nostro Pontificato, prima ancora di rivolgere la
Nostra solenne parola a tutto l'orbe cattolico, Ci demmo premura, con la
Lettera Apostolica Officiorum omnium
del 11 agosto 1922 indirizzata al diletto Figlio
nostro, Prefetto della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università
degli Studi, di tracciare le direttive, a cui deve ispirarsi la formazione
sacerdotale dei giovani leviti. Ed ogni qualvolta la pastorale sollecitudine Ci
muove a considerare più in particolare gli interessi e i bisogni della Chiesa,
la Nostra attenzione prima di ogni altra cosa si
dirige ai sacerdoti e ai chierici, che formano sempre l'oggetto principale
delle Nostre cure.
Di questo Nostro speciale interessamento per il sacerdozio sono prova
eloquente i numerosi Seminari che abbiamo o eretti
dove ancora non erano, o forniti, non senza grande dispendio, di nuove sedi
ampie e decorose, o meglio provveduti di mezzi e di persone onde possano più
degnamente raggiungere l'alto loro scopo.
Se poi in occasione del Nostro giubileo sacerdotale
abbiamo consentito che ne fosse solennemente festeggiata la fausta ricorrenza e
con paterno compiacimento abbiamo secondato le manifestazioni di filiale
affetto che Ci venivano da tutte le parti del mondo, ciò fu perché, più che
come un ossequio alla Nostra persona, consideravamo quella celebrazione come
una doverosa esaltazione della dignità e del carattere sacerdotale.
E anche la riforma degli studi nelle Facoltà
ecclesiastiche, da Noi decretata con la Costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus del 24
maggio 1931, fu da Noi voluta col precipuo intento di accrescere ed elevare
sempre più la cultura e la dottrina dei sacerdoti.
Ma è questo un argomento di tanta e così universale importanza, che ci sembra opportuno di trattarne più di proposito in
questa Nostra Lettera enciclica, affinché non solamente quelli che già
posseggono il dono inestimabile della fede, ma anche quanti con rettitudine e
sincerità di cuore vanno in cerca della verità, riconoscano la sublimità del
sacerdozio cattolico e la sua provvidenziale missione nel mondo, e soprattutto
la riconoscano e la apprezzino quelli che ad essa sono chiamati: argomento
particolarmente opportuno alla fine di quest'anno che
a Lourdes, ai candidi raggi dell'Immacolata e fra i fervori dell'ininterrotto
triduo eucaristico, ha visto il sacerdozio cattolico, di ogni lingua e di ogni
rito, circonfuso di luce divina nello splendido tramonto del Giubileo della
Redenzione dall'Urbe esteso all'Orbe cattolico; di quella Redenzione, della
quale i Nostri cari e venerati sacerdoti sono i ministri, mai tanto operosi e
benefici quanto in questo Anno Santo straordinario, in cui, come dicemmo nella
Costituzione apostolica Quod nuper,
si è pure celebrato il XIX centenario della Istituzione del Sacerdozio.
E con ciò, mentre questa armonicamente s'innesta alle Nostre precedenti Encicliche,
con cui abbiamo voluto proiettare la luce della dottrina cattolica sui più
gravi problemi che travagliano la vita moderna,
sentiamo pure di dare a quegli stessi Nostri solenni ammaestramenti un
opportuno complemento. Difatti il sacerdote è, per vocazione e mandato divino,
il precipuo apostolo e l'indefesso promotore dell'educazione cristiana della
gioventù; il sacerdote in nome di Dio benedice il matrimonio cristiano e ne
difende la santità ed indissolubilità contro gli attentati e le deviazioni suggerite
dalla cupidigia e dalla sensualità; il sacerdote porta il più valido contributo
alla soluzione o almeno alla mitigazione dei conflitti sociali, predicando la
fratellanza cristiana, a tutti ricordando i mutui doveri della giustizia e
della carità evangelica, pacificando gli animi inaspriti dal disagio morale ed
economico, additando ai ricchi e ai poveri gli unici beni a cui tutti possono e
devono aspirare; il sacerdote finalmente è il più efficace banditore di quella crociata di espiazione e di penitenza, a cui
abbiamo invitato tutti i buoni per riparare le bestemmie, le turpitudini e i
delitti, che disonorano l'umanità nell'ora che volge, un'ora che come poche
altre nella storia ha tanto bisogno della misericordia divina e de' suoi perdoni. E i nemici della Chiesa ben sanno
l'importanza vitale del sacerdozio, contro cui
appunto, come abbiamo già lamentato per il Nostro diletto Messico, dirigono
prima di tutto i loro colpi, per toglierlo di mezzo e sgombrarsi la via alla
sempre desiderata e mai ottenuta distruzione della Chiesa stessa.
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