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La collaborazione della famiglia
Ma il primo e più naturale giardino, dove devono
quasi spontaneamente germinare e sbocciare i fiori del santuario, è sempre la
famiglia veramente e profondamente cristiana. La maggior parte dei Santi
Vescovi e Sacerdoti, " le cui lodi celebra la Chiesa " (cf Sir 44,15), devono
l'inizio della loro vocazione e della loro santità agli esempi ed insegnamenti
di un padre pieno di fede e di maschia virtù, di una madre casta e pia, di una
famiglia in cui regnava sovrana con la purezza dei costumi la
carità di Dio e del prossimo.
Le eccezioni a questa regola di ordinaria
provvidenza sono rare e non fanno che confermare la regola stessa. Quando in
una famiglia i genitori, ad esempio di Tobia e di Sara, domandano a Dio una
numerosa posterità " nella quale venga benedetto
in eterno il nome del Signore " (Tb 8,9),
e la ricevono con gratitudine come dono celeste e come prezioso deposito, e si
sforzano di instillare ai figli fin dai primi anni il santo timor di Dio, la
cristiana pietà, una tenera devozione a Gesù
Sacramentato e alla Vergine Immacolata, il rispetto e la venerazione per i
luoghi e le persone sacre; quando il figli vedono nei genitori il modello di
una vita onesta, laboriosa e pia; quando li vedono amarsi santamente nel
Signore, li scorgono spesso accostarsi ai Santi Sacramenti, obbedire non solo
alle leggi della Chiesa circa l'astinenza e il digiuno, ma anche allo spirito
della cristiana mortificazione volontaria; quando li vedono pregare anche in
casa, riunendo intorno a sé tutta la famiglia perché la comune prece s'inalzi più gradita al cielo; quando li sanno
compassionevoli alle miserie altrui e li vedono dividere coi poveri il molto o
il poco che posseggono, è ben difficile che, mentre tutti cercheranno di
emulare gli esempi paterni, qualcuno almeno di tali figli non senta nell'animo
suo l'invito del divino Maestro: " Vieni dietro a me " (Mt 14,21) e " Io ti farò diventare pescatore di
uomini " (cf Mt
4,19). Fortunati quei genitori cristiani, i quali, anche se di queste divine
visite, di queste divine chiamate rivolte ai loro figli, non fanno l'oggetto
delle loro più fervide preghiere, come più spesso di oggi
avveniva in tempi di maggior fede, almeno non ne hanno paura, e sanno scorgere
in esse un insigne onore, una grazia di predilezione e di elezione del Signore
per la loro famiglia!
Si deve invece purtroppo confessare che spesso, troppo spesso, i genitori,
anche quelli che si gloriano di essere sinceramente cristiani e cattolici,
specialmente nelle classi più elevate e più colte della società, sembra che non
sappiano rassegnarsi alla vocazione sacerdotale e religiosa dei loro figli, e
non si fanno scrupolo di combattere la divina chiamata con ogni sorta di argomenti, anche con mezzi che possono mettere a
repentaglio non la sola vocazione ad uno stato più perfetto, ma la coscienza
stessa e l'eterna salute di quelle anime che pur dovrebbero essere loro così
care. Il qual deplorevole abuso, come quello già malamente
invalso nei secoli passati di costringere invece i figli allo stato
ecclesiastico anche senza alcuna vocazione né idoneità, non torna certo ad
onore di quelle stesse classi sociali più alte, che ora sono così poco
rappresentate, generalmente parlando, nelle file del clero: poiché, se le
dissipazioni della vita moderna, le seduzioni che, specie nelle grandi città,
eccitano precocemente le passioni giovanili, le scuole, in molte regioni così
poco favorevoli allo sviluppo di simili vocazioni, sono in molta parte causa e
triste spiegazione della scarsità di esse in tali famiglie agiate e signorili,
non si può negare che ciò arguisce anche una lacrimevole diminuzione di fede
nelle famiglie stesse. Difatti, se si guardassero le cose al lume della fede,
quale più alta dignità potrebbero i genitori cristiani
desiderare per i loro figli, quale ministero più nobile di quello che, come
abbiamo detto, è degno della venerazione degli uomini e degli Angeli? Una lunga e dolorosa esperienza poi insegna che una vocazione
tradita (non si creda troppo severa la parola) è fonte di lagrime non solo per
i figli, ma anche per gli sconsigliati genitori; e Dio non voglia che tali
lagrime siano troppo tardive, da diventare lagrime eterne.
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