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Capitolo V
D'un
altro monaco che, essendo tentato, si mosse per tornare al secolo, ma Iddio lo
ricoverò, ed e' tornò a penitenzia.
Fu
un altro monaco in questo eremo, lo quale per la grande astinenzia e
solitudine, la quale avea tenuta insi no alla sua vecchiezza, stando più infra
il diserto che tutti gli altri, era venuto a tanta purità e pace di coscienzia,
ed era sì ornato di tutte virtudi che, quasi menando in terra vita celestiale,
vacava pure a lodare e contemplare Iddio, lasciando ogni altra occupazione.
Volendo comunque Iddio, eziandio in questo secolo, remunerare lo suo fedel
servizio e liberarlo dalla sollecitudine di procurarsi la sua vita, mandavagli
ogni dì per lo suo angiolo un pane bianchissimo e odorifero, e facevalo porre
in su la mensa dentro alla spelonca, dove egli si riduceva; onde quante volte
questi avesse fame entrava in questa spelonca e trovava il pane per lo predetto
modo; del quale poichè era pasciuto ritornava anche all'orazione e alla
contemplazione, e molte revelazioni delle cose divine gli erano fatte. Ma
perocchè posto in tante grazie incominciò a gloriarsi e a insuperbire,
imputando ai suoi meriti li beneficii di Dio, incominciogli a entrare in cuore
una pigrizia, ma sì piccola che quasi non se ne curò e non se ne avvide, ma
intontanente crebbe in tanto che non si dilettava, nè era così sollecito
all'orazione, come soleva, intantochè incontanente che avea cantati alquanti
salmi, gl'incresceva e sentivasi stanco e attediato e volevasi riposare. E
perchè era insuperbendo caduto dall'altezza della perfezione, avvegnachè egli
ancora non lo vedesse bene, perdendo la solidità della mente, li pensieri si
spargevano per diverse cose, e già gli era entrato in cuore un occulto e
disonesto pensiero: ma tuttavia nientemeno per la consuetudine di prima pur si
sforzava di dire l'officio; e compiuta l'orazione, entrando nella spelonca per
mangiare, e trovando il pane, come era usato, non si curò di porre rimedio a
quelle cose che per lo cuore gli si volgevano, immaginandosi che, poichè Iddio
non gli aveva sottratto il pane, d'essere anche in grazia come prima, e non
s'avvide, nè considerò del suo cadimento; e crescendo incontanente gli stimoli
della carne e i pensieri disonesti importunamente traendolo al secolo, pur
almeno quel dì si fece forza, e rimase quivi e fece e compiette le sue
orazioni, secondo l'usanza; ed entrando, fatta la sua orazione, nella spelonca
per prendere lo suo cibo, trovò il pane come soleva, ma non così bianco. Della
qual cosa maravigliandosi, diventò molto tristo e melanconico, considerando che
questo non era senza sua colpa, ma pur mangiò, avvegnachè con dolore. Il terzo
dì crebbono gli stimoli della carne tre cotanti più che di prima, e occupógli
il cuore un pensiero e una immaginazione, come se fosse a mal affare con una
femmina, e così gliel parea trattare, come se in verità fosse con lei; e tutto
quel dì si stette in questa fantasia e imaginazione laidissima. E il quarto dì,
entrando ad orare e fare lo suo officio, stava tutto vagabondo e astratto. E
compiute le sue orazioni, avvegnachè male, entrando nella spelonca per
mangiare, trovò un pane laidissimo e arido e quasi roso da' cani o da' topi. La
qual cosa quegli veggendo cominciò a lagrimare, ma non sì di cuore che bastasse
a spegnere la sua colpa e la tentazione che avea nel cuore; e preso che ebbe il
cibo, avvegnachè non quale nè quanto solea, vennegli incontanente una
moltitudine di cogitazioni confuse e occuparonlo e presonlo in tal modo che 'l
misero, perduto ogni valore di resistere e ogni argomento di gridare a Dio e
d'orare si partì e mossesi come disperato per tornare al secolo. E movendosi di
notte venivasene per l'eremo verso la cittade; e come fu giorno, vedendosi
ancora molto dilungi dalla città e sentendosi molto stanco e attediato, guatava
d'intorno se vedesse alcun monasterio al quale potesse declinare. E vedendo un
monasterio piccolo d'alquanti frati, andò a loro per riposarsi e prendere cibo;
lo quale quelli frati veggendo e conoscendo per la fama della gran santitade
che di lui era, con gran riverenzia tutti gli si fecero incontro e
gittaronglisi ai piedi dimandandogli la sua benedizione, e lavarongli i piedi e
fecergli reverenzia come a santo. E fatta l'orazione e datogli mangia re,
poichè fu un poco riposato, tutti gli furono intorno, come a un uomo famoso di gran
santitade e di gran sapienzia, pregandolo che dicesse loro alcune parole di
grande edificazione e insegnasse loro come potessero campare da' lacciuoli del
diavolo e cacciar via le laide cogitazioni del cuore; allora quegli, costretto
per li prieghi dei frati di parlare, non volendosi scoprire quello che era,
fece loro un bel sermone; ammaestrandoli secondochè l'aveano dimandato, come si
può vincere lo nimico e conoscere le sue fallacie ed estirpare del cuore li
mali pensieri. E facendo loro questo sermone, incominciò a sentire un
rimordimento di coscienzia e alcuni stimoli di compunzione, e disse infra sè
stesso: "Or come insegno altrui ed io mi lascio ingannare? or come
correggo io altrui e me non ammendo? fa, misero, fa quello che insegni altrui".
E
crescendogli questa cotale compunzione e rimordimento, riconoscendo la sua
colpa, accommiatossi da quelli frati, e correndo rapidissimamente, tornò
all'eremo, ed entrando nella spelonca, con grande compunzione e pianto,
gittossi in orazione dinanzi a Dio e disse:
"Se
tu, messere, non m'avessi aiutato, l'anima mia andava allo 'nferno; e molte
cotali altre parole, ringraziando lui e accusando sè; e d'allora innanzi tutto
il tempo della vita sua stette in lagrime e pianto. Vedendosi avere perduto lo
benefizio celestiale del pane che Iddio gli soleva mandare, e vedendo che gli
conveniva con fatica e sudore lavorare e procurare la sua vita, per gran dolore
e contrizione si rinchiuse in quella spelonca in cenere e in ciliccio, e tanto
pianse che l'angelo gli apparve e confortollo e dissegli: Iddio ha ricevuta la
tua penitenzia e hatti perdonato il peccato tuo; ma guardati di non cadere più
in superbia. E questo ti do per segno che io ti dico vero; ecco che
incontanente verranno a te alquanti di quelli frati, ai quali tu insegnasti e
porterannoti alcune vivande; ricevile sicuramente e prendi cibo con loro e
rendi grazie a Dio".
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