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Vita di S.
Frontonio
Di
S. Frontonio, che abbandonando e lasciando lo monasterio andò a stare all'ermo
con pochi monaci.
Era
uno antico monaco ch'avea nome Frontonio, lo quale infino della sua puerizia
sempre era stato servo di Dio. Questi venendo a età perfetta congregò nella sua
cittade settanta monaci in un monasterio, ed egli con loro insieme servendo
Iddio, crescevano di ben in meglio, ed ei venne in gran fama di santitade; ma
dopo certo tempo acceso di maggior desiderio e fervore, venendogli in tedio la
frequenzia delle genti, ispirato e alluminato da Dio, prese per consiglio di
lasciare quel monasterio, e con pochi compagni andarsene all'ermo senza portare
seco cose temporali, dicendo che il tesoro de' monaci era il guadagno del regno
del cielo. E diterminato ch'ebbe di far così, chiamò tutti li frati e disse
loro così:
"Ecco,
ben vedete, fratelli miei, che anco siamo al mondo, nel quale dovremmo essere
crucifissi, e grave danno ci torna la conversazione delle genti".
Or,
accesi tutti del suo parlare di mirabile fervore, e intendendo quello che ei
volea dire, cioè d'andare al diserto, presono alquanti ferramenti da lavorare
la terra e semi d'erbe da seminare, e lasciando quel monasterio, seguitaronlo a
un diserto molto dilungi e molto strano e quivi si posarono. Ivi Frontonio con
più allegrezza e sicurtà di Dio orava e lodava Iddio, vedendosi venuto al
termine del suo desiderio, e uscito d'ogni pensiero terreno. Ora avvenne, che
dopo certi tempi, menomandosi quei primo fervore a' frati, cominciáronne
alquanti a mormorare e a dire:
"Ora
è solo la castità nell'ermo? esaudisce Iddio solo nell'ermo l'orazione? E
perchè non torniamo noi alla città, dove noi stavamo ad agio? Ora crediamo noi
che Iddio ci mandi dal cielo le spese? Or che cosa è a volere pure compagnia di
fiere e di serpenti? O quante necessità ci patiremo e saremo costretti di
mormorare!".
Le
quali cose udendo Frontonio sospirava e orava con molto fervore a Dio,
pregandolo che tosto soccorresse alla loro poca fede, e sì gli confortava che
quantunque molti non si mostrassono molto contenti, pure nientemeno nè dì, nè
notte cessassono di dire salmi e inni; e così per esempli e per parole gli confortava,
avvegnachè spesso mormorassono e lamentassersi, ch'aveano poco da mangiare. E
un giorno detto l'ufficio, Frontonio chiamò tutti i suoi frati e disse loro:
"Figliuoli
miei, perchè state turbati e pensosi per la povertà? Non temete e non mormorate,
priegovi, ma aspettate confidentemente l'aiuto di colui che sovviene a' poveri,
e ricordatevi che scritto è che Iddio non lascia morir di fame l'uomo giusto,
e, come dice il Salmista, gli occhi di Dio sono a provvedere sempre quelli che
'l temono, acciocchè gli liberi da morte e nutrichigli al tempo della fame. E
ben dovete sapere e credere che se Iddio non dispregia, ma pasce le meretrici e
i ladroni, molto maggiormente non abbandonerà noi suoi fedeli servi. Non
dubitate dunque e siate certi che il nostro re celestiale darà a noi suoi
cavalieri lo suo soccorso e quello che ci promise. Sapete che egli disse per lo
suo Figliuolo: 'Non pensate e nè abbiate sollecitudine che dobbiate mangiare o
bere o vestire; perocchè queste cose non si cercano se non per le genti che non
conoscono Dio; ma cercate prima lo regno di Dio e la sua giustizia, e tutte
queste cose vi saranno aggiunte'. Se dunque lo nostro desiderio è d'avere lo
regno di Dio, perchè dunque abbiamo noi sollecitudine di quest'altre cose? Non fa
bisogno, fratelli miei, d'ingrassare la carne ai vermini, anzi l'asino del
nostro corpo è da caricare con digiuni, sicchè non diventi lascivo, sed' e'
mangiasse orzo; dunque mangi paglia, sicchè non ricalcitri e provochi a
iracundia lo suo Creatore. Non dovete dunque mormorare per cibo corporale, ma
pregare Iddio che signoreggi li nostri cuori e le nostre cogitazioni, sicchè lo
spirito si pasca di santi desiderii; e perchè siete di poca fede, non mi
riterrò di riprendervi. Ecco che per istinto di natura dato da Dio, il corvo
sente la carogna infino da lunge; e voi mormorate e non credete che vi
sovvenga? Guardatevi che mormorando non diventiate compagni de' Giudei che
mormoravano nel diserto, per la qual cosa molti ne furono per varie piaghe
sterminati. Commettiamo adunque noi a Dio in questa solitudine la cura di noi e
affidianci alla sua promissione che dice: 'Non vi lascerò o non vi
abbandonerò'. Nutrichici dunque lo nostro Pastore in questo diserto, come fece
Elia; e se nol fa, pognamo che questo avviene pei nostri peccati, nientemeno
diremogli: 'Promettestici, Signore, di pascerci, ed ecco che noi, servando li
tuoi comandamenti, di fame periamo. Dunque noi in corpo fragile facciamo quello
che tu comandi, e tu, aspettando la nostra pazienzia ci hai provati. Rendici
dunque quello che promettesti a queli che ti sostengono e aspettano' ".
Per
queste e altre divote parole Frontonio confortando i frati li fece cessare dal
mormorio; nientemeno pregava per loro incessantemente che Iddio tosto
provvedesse loro senza indugio, perocchè non si confidava ch'eglino per lungo
tempo avessono pazienzia. I prieghi del quale Iddio benignamente esaudendo,
mandò l'angelo suo a un ricco uomo presso a quelle contrade e dissegli:
"Tu
stai in delizie e conviti, e' miei servi nel diserto muoiono di fame. Va'
dunque incontanente domattina per tempo, e di questi tuoi beni che io t'ho
dato, ne manda ai miei servi nel diserto, e sappi che se tu indugi, provocherai
l'ira mia contro a te".
Le
quali parole udendo quel buon uomo, temette molto e stette tutta notte
sollecito. E levandosi la mattina per tempo, chiamò molti suoi famigli, de'
quali si fidava, e disse loro quello che la notte in visione avea udito; e
domandógli se sapevano questo diserto, dove questi servi di Dio abitavano; al
quale tutti rispuosono che di ciò nulla non sapevano. E l'altra notte venne a
lui l'angelo e sì lo battè duramente, onde levandosi la mattina per tempo
chiamò li predetti suoi amici e, mostrando loro le piaghe ch'avea ricevute,
domandò loro consiglio di quello che avesse a fare di questa cosa, acciocchè
peggio non gli avvenisse. Allora uno più savio di tutti e forse ispirato da Dio
disse:
"Non
dispregiare il mio consiglio che spero ti fia utile se lo seguiterai. Tu hai
molti cammelli: onde caricane alquanti di quelle cose che sono di bisogno alla
vita dell'uomo e senza guida gli lascia andare; e se questa cosa è da Dio, esso
gli guiderà al convento de' suoi servi, e poichè sieno scaricati, li rimanderà
sani e salvi; e poi loderai Dio che t'avrà renduti i tuoi animali, e ricevuta
la tua offerta per pascere li servi suoi; e se pure lo nimico si studiasse di
darti danno, tienti a questo mio consiglio che tu non mormori contro a Dio,
pognamo che perdessi li tuoi camelli. Apparecchia dunque lo cuore tuo a qualunque
parte di star fermo, e Iddio faccia quello che gli piace".
E
piacendo a tutti gli altri questo consiglio, caricò incontanente l'altro giorno
i suoi cammelli, e con gran pianto li mise per una via senza altra guida: e
tornato a casa ne stava in gran paura, insino che non tornaro i detti cammelli.
Questi cammelli erano settanta. E come fu nona, cantando i frati l'ufficio,
stando Frontonio e aspettando dinanzi alla porta del monasterio, vedendo venire
questi cammelli tacette, acciocchè i frati che desideravano del cibo, non
lasciassono l'orazione, ma dentro da sè con gran letizia ringraziò Dio che
l'avea esaudito. E poichè i frati ebbono detto l'ufficio, ed egli ebbe lodato
Iddio, sì li chiamò e disse:
"Ora
dove sono le vostre mormorazioni? Certo, come io vi dissi, lo nostro Signore ha
cura de' suoi servi. Venite spacciatamente e scaricate li cammelli e legateli e
date loro mangiare e bere. Vedete che Iddio per animali muti v'ha mandato esca,
come mandò a Daniello, ch'era nel lago de' lioni, per Abacuch profeta,
portandolo l'angelo".
Allora
i frati scaricando i cammelli trovarono sopra a ciascuno la sua profenda, come
lo signore loro che n'avea cura, l'avea posta quando gli caricò dicendo:
"Chiunque
gli scaricherà, trovando la profenda averà pietà di loro e darà loro da
mangiare".
Allora
l'abate comandò a' frati che lavassono i piedi a' cammelli che aveano loro
recato da mangiare, e fece dare loro la profenda; e poichè fu fatto così e
passata quella notte, la mattina per tempo l'abate fece votare i sacchi e porre
in su' cammelli e lasciò i cammelli che tornassono per la loro via; ma
innanzichè gli lasciasse, chiamò i frati e disse loro:
"Lo
nostro Signore onnipotente s'è ricordato di noi e hacci mandata, come voi
vedete, tanta vivanda per la sua grazia che, sedendoci noi l'angelo suo ci ha
menati questi cammelli; parmi che noi non togliamo tutto, ma rimandiamo la
metade al Signore, che queste cose ci ha mandato".
E
stando i frati tutti stupefatti di questo miracolo e proponendosi di sempre
temerlo e ubbidirlo, ripuosono, che piaceva loro che così si facesse. Allora
Frontonio ne fe' votare pure trentacinque e gli altri fece partire e mettere la
metà in quelli sacchi vôti, e puosegli sopra li cammelli e benedissegli e
lasciògli andare senza mostrare loro alcuna via; e i cammelli, guidandogli
l'angelo, ritornarono per quella via che vennero. Il quarto giorno stando il
buon uomo che gli avea mandati molto tristo, temendo d'avergli perduti, ed ecco
che i cammelli s'approssimarono alla casa e furono sentiti al suono delle
campanelle ch'avevano al collo. Allora il buon uomo e gli amici suoi che
v'erano per lui consolare, ciò vedendo, gittandosi ginocchioni in terra per
grande allegrezza, lodarono e ringraziarono Iddio che s'era degnato di ricevere
limosina de' suoi granai per li suoi servi e di ristituirli li suoi cammelli. E
fatto questo si misono ad andare incontro ai cammelli; e vedendogli sani e
salvi, lodarono Iddio. Egli poi commosso a gran fervore disse:
"Signore
Iddio del cielo, perocchè giustamente m'hai ri preso e battuto, voglio per tuo
amore ogni anno farti questa offerta mentrechè io viverò: chè spero che come
hai fatto ora, così manderai ogni anno lo tuo angelo che meni i miei cammelli
alli tuoi servi, ed io, riconoscendo tanto beneficio, di quel tanto che mi è
rimaso e che per innanzi mi concederai, chiamerò li poveri fratelli miei e
faronne loro bene".
E
incontanente chiamando molti poveri, diede loro solenne mangiare; e da allora
innanzi si cominciò questa cosa a spargere la fama di Frontonio, e Iddio per
molti ricchi di quella provincia per lo predetto modo visitava e faceva
sovvenire a' suoi servi, e quelli che imprima incominciò, ogni anno poi
imponeva il carico di trentacinque sacca a suoi cammelli, e mandavagli ai servi
di Dio. Benedetto adunque Iddio che provvede a chi in lui ha fidanza.
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