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Capitolo
II
Come
narrò all'abate Zozima tutta la sua vita e in che modo era pervenuta in quel
diserto.
Allora
Maria levando l'abate Zozima di terra sì gli disse:
"Laida
e vergognosa cosa mi pare, abate Zozima, di narrarti le mie opere vergognose;
ma priegoti che mi perdoni, e in tutto ti scoprirò li miei fatti. Non gli volea
io tacere per paura di vanagloria, anzi per vergogna, perocchè tali sono state
le mie opere che non me ne posso gloriare, ma confondere; e temo che, se io ti
comincerò a dire li miei mali, tu mi fuggirai come serpente e non ti potrà
patire lo cuore d'udire tante iniquitadi; neentedimeno, poichè tu pure vuoi, io
lo ti dirò; ma priegoti, Padre, che prieghi la divina misericordia che mi
perdoni le mie grandi miserie. Allora Zozima si puose in orazione per lei con
lagrime, e Maria incominciò a narrare la sua vita per ordine e disse:
"Io,
Padre mio, fui nata in Egitto, e essendo pervenuta ad etade di anni dodici,
vivendo ancora mio padre e mia madre, come vana e dissoluta giovane fuggii in
Alessandria, dove in quanta disonestà vissi, e come insaziabilmente servii alla
corruzione della carne non te 'l potrei dire con lingua, ma dirotti come potrò
in brieve. Diciassette anni fui meritrice pubblica e sì disonesta e libidinosa
che non m'inducea a ciò cupidità o necessità di guadagno, come suole addivenire
a molte, ma solo cupidità di quella misera dilettazione; intantoch'io m'andava
proferendo impudicamente e non volea altro prezzo da' miei corruttori,
reputandomi a prezzo e a soddisfazione solo la corruzione della lussuria: onde
gli giuochi, l'ebrietadi e altre cose lascive e induttive a quel peccato io
riputava guadagno e spesse volte rinunziava al guadagno e ai doni per trovare
più corruttori, sicchè nullo si scusasse e lasciasse di peccare con meco per non
avere che darmi; e questo non faceva io, perch'io fossi ricca, ma avvegnach'io
fossi indigente, sommo mio disiderio e diletto era stare in risi e in giuochi e
in disonesti conviti e 'n corruzione continova. Or avvenne che una fiata, dopo
la pasqua della Resurrezione, standomi in tanti mali, vidi molte genti d'Egitto
e di Libia e di diverse parti andare inverso l' porto come pellegrini; e non
sapendo dove s'andassono, accostaimi ad uno e domandailo dove andavano; e que'
mi rispuose che andavano in Gerusalemme al perdono dell'Esaltazione della Croce
e a visitare li luoghi santi; e io rispuosi a quell'uomo e dissigli: 'Dimmi,
priegoti, s'io volessi venire, credi che costoro mi lasciassono andare con
loro?' E que' rispuose: 'Se tu hai di che pagare lo navilio e di che fare le
spese, nullo ti può vietare la via'. Allora io come vagabonda gli dissi:
Veramente, fratello mio, non ho nè spese nè navilio: ma io pure sarrò in su uno
di questi legni, e poich'io sarò intra 'l mare, bisogno fia che mi notrichino,
e 'l corpo mio fia loro per navilio: non volendo io andare con loro per cura
ch'io avessi di perdono, ma, come sa Iddio, solamente per avere con loro
peccato e dimestichezza disonesta. Perdonami per Dio, abate Zozima; sai che io
ti pregai che non mi facessi dire. Credo veramente che ti venga puzza e orrore
di tanti mali, e non solamente gli tuoi orecchi, ma eziandio l'aria riceva
infezione di questo parlare".
Alla
quale Zozima fortemente piangendo rispuose e disse:
"Per
Dio, ti scongiuro, suora mia, che tu narri sicuramente le tue opere per
edificazione de' peccatori".
Allora
anche Maria rispuose alle parole e disse:
"Quell'uomo
lo quale io domandai dove andava la gente, udendo le mie cattive e disoneste
parole, sorrise e partissi, e io velocemente me n'andai alla riva del mare e
trovai dieci giovani marinari che giucavano e sollazzavano vanamente, e
aspettando li compagni per navicare, perciocchè molta gente era già salita in
sul legno loro, e io come isfacciata me n'andai in mezzo di loro e dissi:
Menatemi con voi dove voi dovete andare e io vi prometto che io non vi sarò
disutile. Li quali vedendomi così vana e impudica, come giovani lascivi
volentieri mi ricevettono; e per tutto quel viaggio la mia vita non fu altro se
non ridere e dissolvermi in canti e in giuochi vani e inebriarmi e fare
avolterii e fornicazioni ed altre cattive e laide cose e parole dire e fare, le
quali tutte sufficientemente la lingua non può isprimere. E non mi ritraeva da
tanti mali nè paura di tempesta di mare, nè vergogna della gente che v'era; ma
era io sì sfrontata e lieve che eziandio uomini gravi e onesti invitava a
corruzione e facevagli cadere, sicchè veramente la mia fetidissima carne era
esca del diavolo a tirare l'anime in abisso e in perdizione. Onde quando mi
ripenso, mi maraviglio non poco come il mare sostenne tante mie iniquitadi, e
come la terra in prima e poi non si aperse e inghiottimmi viva viva. Ma, come
io veggio, l'onnipotente e pietoso Iddio m'aspettava a penitenza, perchè non si
diletta della morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva. Or
navicando venimmo dopo alquanti giorni in Gerusalem innanzi la festa; e tutti
quei giorni feci simiglianti opere e peggiori, isforzandomi di mal fare in
perdizione dell'anime. E venendo la festa della Esaltazione della Croce,
vedendo la turba grande andare al tempio, perchè si dovea mostrare lo legno
della Croce, andai loro dietro insino alla porta del tempio, e appressimandosi
l'ora quando si dovea mostrare lo legno della Croce, volli entrare dentro, e io
mi sentia sospignere indietro. Per più volte così m'addivenne, sicchè io a
nullo modo potei entrare dentro cogli altri, anzi quando era in sull'uscio e
credevami poter entrare, una divina potenza mi cacciava addietro. E avvenendomi
così più volte e io pure volendomi mettere per entrare, stancai, sicch'io
rimasi tutta rotta del corpo e dolorosa e afflitta dell'anima; e così piena
d'amaritudine puosimi in un cantone molto istanca e pensava piangendo per che
cagione questo m'avvenisse. E aprendomi Iddio lo cuore, conobbi, che per le mie
sordide iniquitadi non permettea Iddio che io così immonda e iniqua entrassi
nel suo tempio. Allora incominciai a piangere e percuotermi il petto colle mani
e gittare bene dal cuore grandi voci e dolorosi sospiri: e guardando ebbi
veduto una figura della Immagine della Nostra Donna quivi presso dirimpetto a
me, alla quale mi votai e dissi: Santissima Vergine, che portasti lo Figliuolo
di Dio nel tuo ventre, confessoti che io non sono degna, essendo laida di tante
brutture e piena di tante iniquitadi, di guatare la tua immagine; ma certa sono
che perciò Iddio prese di te carne e venne in questo mondo per chiamare i
peccatori a penitenza. Aiutami, Madre di Dio, perciocch'io non ho altro
soccorso, e dammi grazia ch'io possa entrare nella chiesa. Priegoti, Madonna,
che sie mia pagatrice appo Dio e che 'l prieghi che mi lasci entrare cogli
altri a vedere e adorare lo venerabile legno della Santa Croce, nel quale lo
nostro Signor Gesù Cristo figliuolo tuo per la salute nostra fu confitto; e io
ti prometto, Madonna, dinanzi a Dio che da ora innanzi non macolerò la mia
carne, ma incontanente ch'io avrò veduto lo salutifero legno della Croce e
adoratolo, se tu me lo permetti, rinunzierò al secolo e a tutte le sue opere, e
andrò dovunque tu mi mostrerai per cercare la salute mia. E dicendo queste
cose, e facendo queste promesse, concependo una gran fidanza che la Vergine
Maria per me sarebbe avvocata e impetrerebbemi la grazia ch'io le addimandava,
levaimi di quel luogo dove io orava e mescolaimi fra la gente ch'entravano nel
tempio e non mi sentii più sospignere addietro come solea e entrai nel tempio.
Allora per grande allegrezza incominciai a lagrimare e quasi tremare e temere
d'una reverenzia, vedendomi così miracolosamente in quel santo luogo, nel quale
la mia iniquitade in prima non m'avea lasciato entrare. E poichè a grande agio
ebbi veduto e adorato lo legno della Croce, e veduti e visitati gli altri santi
luoghi del tempio, tornai alla predetta immagine di Maria, alla quale m'era
votata, e inginocchiandomi incominciaile a parlare per questo modo: Madonna, tu
m'hai fatto misericordia e hai esauditi gli miei prieghi, e per te sono stata
degna di vedere la Croce santa e le gloriose cose di Dio; onde per te glorifico
e ringrazio lo misericordioso Iddio figliuolo tuo Gesù Cristo e ricevitore de'
peccatori. Parmi tempo oggimai di compiere la mia promessa, o Madonna, e andare
a fare penitenza dovunque tu mi mostrerai; e però priegoti, Madonna, dirizzami
in la via della salute e mostrami il luogo della mia penitenza. E dicendo me
queste parole, udi' una voce che mi disse: Se tu passi il fiume Giordano, quivi
troverai buon riposo. La qual voce in tendendo io essere detta per me,
incominciai a piangere fortemente e dissi gridando: Santissima Madre di Dio,
non mi abbandonare, ma abbi guardia di me, e guidami e difendimi. E dette
queste parole mossimi per andare. E vedendomi così andare un pietoso e divoto
uomo sì mi diè per limosina tre danari piccioli, dei quali io comperai tre pani
per portare meco; e domandai quell'uomo da cui comperai il pane, qual fosse la
via di andare al fiume Giordano. E mostrandomi egli la porta, per la quale
s'andava verso il fiume, uscii di città, andando piangendo con gran
contrizione; e quando io mi parti' adorata la Croce del tempio, era in sulla
terza, e poi la mattina seguente, innanzichè 'l sole si levasse, fui giunta ad
una chiesa di San Giovanni Battista, posta in sulla ripa del fiume Giordano, e
quivi mi comunicai, e per divozione mi lavai le mani e i piedi e la faccia
dell'acqua di quel fiume, e mangiai mezzo d'uno di quei pani e bevvi
dell'acqua, e puosimi a giacere in terra e riposaimi e dormii, perch'era molto
istanca. E il giorno seguente raccomandandomi più divotamente alla Vergine
Maria che mi dirizzasse in via di salute, passai di là dal fiume in una barca
che v'era e misimi per lo diserto e pervenni per questo eremo. E da allora in
qua mi sono stata così solitaria alla speranza di Dio, lo quale salva e
sovviene quelli che in lui sperano".
E
domandandola Zozima quanti anni erano che v'era stata, rispuose che, secondo il
suo parere, erano anni quarantasette. E disse Zozima:
"Che
cibo è stato il tuo poichè ci venisti?".
E
Maria rispuose:
"Com'io
già ti dissi, due pani e mezzo avea quando io passai il fiume Giordano, e indurando
come pietra mi bastarono parecchi anni, perocchè ognindì ne prendea pure un
poco".
E
disse Zozima:
"Or
dimmi: se' tu passata senza molte tentazioni? Come hai tu avuto gran fatica, e
gran pena per lo subito mutamento della natura?".
E
quella rispuose:
"Tu
m'addomandi di cosa, abate Zozima, che tutta triemo quando me ne ricordo; che
veramente s'io mi volessi recare a memoria li pericoli delle tentazioni e de'
pensieri ch'io ho sostenuti, temo che non mi si rinovellassono da capo queste
piaghe".
E
Zozima disse:
"Di'
sicuramente, non temere e non nascondere nulla della tua vita".
Allora
quella disse:
"Or
mi credi, abate Zozima, che per diciassette anni continovi nel principio quando
in questo diserto entrai, fui sì crudelmente e duramente impugnata e tentata di
cogitazioni carnali e della memoria delle mie sozzure prime e dilizie e
lascivie ed ebrietadi che quasi ognindì era in sul cadere; ma io incontanente
percotendomi il mio petto, orando e piangendo amaramente, mi riducea a memoria
lo beneficio della Vergine Maria, e la 'mpromessa ch'io le avea fatta; e
immaginandomi di stare innanzi alla sua immagine di Gerusalem, sì la pregava
lagrimando che mi liberasse e cessasse da me questa laide e disoneste
immaginazioni che 'l diavolo mi recava innanzi; e così piangendo e orando
sentia incontanente lo suo conforto, e vedevami tutta circondata d'un mirabile
lume, e la mente mi si rappacificava; e così quasi ogni giorno rinnovellandosi
le battaglie, intantochè tutto il cuore parea che mi si struggesse e la carne
si disordinasse, ricorrea all'arme delle orazioni e gittavami in terra con
pianto, e pregando la mia avvocata e pagatrice, cioè la Vergine Maria che mi
soccorresse; e spesse volte istava in questo pianto colla faccia in terra un
giorno e una notte continova e mai non me ne levava infino che io non sentiva
lo splendore e il lume che di sopra dissi, lo quale cacciava tutta la
tentazione. E per questo modo difesa e confortata dalla gloriosa Vergine Maria
passai anni diciassette; e da quel tempo in qua per li meriti della mia
avvocata ebbi pace".
E
disse Zozima:
"Or
non hai tu avuto bisogno, poichè tu ci entrasti, nè di cibo, nè di
vestimento?".
E
quella rispuose:
"Consumati
quelli pani, de' quali ti dissi che mi durarono un buon tempo, mangiandone un
poco per dì, mangiai dell'erbe di questo diserto anni diciassette, e le
vestimenta mie, colle quali passai il diserto, in brieve tempo si guastarono e
infracidarono per la brinata e per lo caldo; onde rimanendomi nuda, fui molto
tribulata per tutto il predetto tempo di verno dal freddo e dalla brinata, e di
state dal disordinato caldo; ma da quel tempo in qua la divina misericordia ha
liberato lo mio corpo e la mia anima da ogni pericolo; e quante volte mi
ricordo e ripenso di quanti mali e di quanti pericoli la divina grazia m'ha
campata, crescemi una grande speranza e una gran letizia e fervore; ma mio cibo
e mio vestimento è la parola di Dio. E veramente pruovo che, come disse Cristo,
non in solo pane vive l'uomo, ma in ogni parola che procede dalla bocca di
Dio".
E
incominciolli ad allegare la Scrittura, volendogli provare che chi è ispogliato
del vestimento delle iniquitadi, è ben vestito e difeso da Dio. E vedendo
Zozima ch'ella gli allegava la Scrittura, maravigliossi e dimandandola dissele:
"Or
mi di', sai tu leggere? o hai tu avuti libri di profeti e de' salmi?".
E
quella rispuose:
"Credimi,
uomo di Dio, che poichè io entrai in questo diserto, non vidi nè bestia, nè
altro animale, nè uomo, altri che te, nè mai libro non ebbi, nè lessi, nè mai lettera
non impresi da uomo; ma il Figliuolo di Dio m'ha insegnato, lo quale a tutti
può insegnare sapienza. Ecco, Padre, t'ho spianato la vita mia iniqua. Onde ti
priego, come feci infino di prima, per lo Figliuolo di Dio incarnato e morto
per noi, che ti degni di pregare Iddio incessantemente per me misera
peccatrice".
E
fatto ch'ebbe fine alle predette parole Maria per lo predetto modo, l'abate
Zozima si gittò in orazione e cominciò a piangere e disse ad alta voce:
"Benedetto
Iddio, lo quale solo fa cose grandi e mirabili e gloriose e innumerabili.
Benedetto sia tu, Messere Signor mio Iddio onnipotente, lo quale a me peccatore
ti se' degnato di rilevare li beni e le grazie che hai fatte a questa tua
ancilla e fai continovamente alli tuoi servi; lo quale non abbandoni quelli che
ti vanno cercando".
Allora
Maria levò Zozima di terra, e dissegli:
"Per
Gesù Cristo nostro Salvatore, ti priego e scongiuro, servo di Dio, che queste
cose, le quali ti ho detto, non riveli a creatura, mentrech'io sono viva. Partiti
ora e va' in pace, e 'l seguente anno ci rivedremo insieme colla grazia di Dio,
onde ti priego che allora non passi il fiume Giordano, secondo l'usanza del
monistero tuo: chè sappi, se tu pur volessi, non potresti".
E
udendo Zozima ch'ella sapeva l'usanze del monistero, maravigliossi e non poteva
dire altro, se non "Gloria sia a te, Signore, lo quale fai mirabili cose
agli amici tuoi".
E
partendosi Zozima, Maria anche gli disse:
"Stieti
a mente che tu non esca del munistero quest'altro anno; ma il govedì santo,
fatto l'uficio, prendi il corpo del nostro Signore Gesù Cristo, e in un vasello
mondissimo vieni con esso al fiume Giordano e quivi m'aspetta, acciocchè di tua
mano lo prenda e comunichi; perocchè da allora in qua ch'io mi comunicai nello
oratorio di San Giovanni Battista in sulla ripa del fiume Giordano, quando
venni in prima al diserto, come di sopra ti dissi, non presi questo Santissimo
Sagramento, onde ti prego, Padre carissimo, che non dispregi me peccatrice, ma
recami secondo che t'ho detto, a quest'altro anno questo Santissimo Sagramento,
del quale il nostro Signor Gesù Cristo nella cena del giovedì santo gli suoi
discepoli fece partefici. E all'abate Giovanni del tuo monistero sì di', che si
porti cautamente e sia sollecito della sua congregazione, perocchè vi si fa
alcuna cosa che si vorrebbe correggere".
E
poi gli disse:
"Ora
per me, padre"; e tornossene verso il diserto, e lasciò andare l'abate
Zozima.
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