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Capitolo X
Come
andò in Alessandria a confortare i martiri che faceva uccidere Massimiano
imperadore.
E
udendo Antonio in quelli tempi la grave persecuzione che faceva Massimiano
imperadore contro alli cristiani, e come molti n'erano menati in Alessandria
per essere martirizzati, acceso di mirabile fervore e desiderio di martirio, e
per grande zelo dell'anime, temendo che non venissero meno nel martirio,
lasciando il suo monastero:
"Andiamo,
disse a certi suoi discepoli, a vedere li gloriosi trionfi de' martiri di
Cristo, o per loro confortare, o per ricevere insieme con loro lo martirio, se
fia bisogno".
E
poichè fu pervenuto in Alessandria, intrava sollecitamente ai Cristiani
incarcerati e confortavagli che non s'arrendessero al tiranno, eziandio in sua
presenzia; e con grande diligenzia visitava coloro che erano condannati a cavar
lo metallo nell'isole, e serviva loro. E quando alcuni vincendo il martirio
erano stati costanti, rallegravasi, e accompagnavali insino al luogo del
martirio sempre confortandoli a perseveranzia e a costanzia, per isperanza
dell'eterna corona. Le quali cose sapendo il giudice tiranno della terra,
concitato e turbato contro ad Antonio e contro alli compagni suoi, fece
comandare che ogni monaco si partisse dalla cittade: per la qual cosa se ne
partirono molti e fuggirono in quel punto. Ma Antonio, acceso di desiderio di
martirio, non si curò del comandamento del giudice, anzi a provocarlo più
contra di sè, e a farsi bene vedere, passando il giudice per la terra, salette
in alto in abito monacile bianco, volendo in ciò mostrare ad ogni cristiano che
chi vuole seguitar Cristo perfettamente, dee spregiare pena e morte. Ma vedendo
che Iddio non permise che fosse preso, nè conosciuto, dolevasi molto,
reputandosi indegno del martirio. Ma Iddio, il quale ha sollecitudine del suo
popolo, servò Antonio per ammaestramento ed esemplo de' monaci. Or rimase
dunque Antonio servendo ai cristiani incarcerati ed isbanditi e condannati a
diverse pene e fatiche, e tutti gli confortava. E poichè fu cessato e passato
il tempo della predetta persecuzione, e coronato già lo vescovo d'Alessandria
Pietro per martirio, Antonio, tornando al suo monasterio, poichè non avea Iddio
permesso che fosse martirizzato, incominciò a fare sì aspra penitenza che parea
volesse farsi martire egli stesso. Portava a carne ciliccio aspro, e di sopra
era vestito di pelle, e mai non lavava suo corpo, nè suoi piedi, se non forse
quando gli convenisse guardare alcuna acqua per necessità; e nullo fu mai che
il corpo d'Antonio vedesse nudo insino alla morte. E a certo tempo, stando egli
allora in solitudine rinchiuso e non parlando altrui, Marziano proposto e
signore de' cavalieri dello imperadore, venne e picchiò all'uscio, pregandolo
che uscisse fuori e pregasse Iddio per la sua figliuola che era indemoniata.
Allora Antonio non gli volle aprire, ma mirando per una finestra per vedere chi
fosse, sì gli rispuose:
"O
uomo perchè domandi tu lo mio aiuto? io sono uomo mortale e fragile come tu; ma
se tu credi in Dio, al quale io servo, va, e pregalo tu stesso, e secondo la
fede tua la tua figliuola sarà sanata".
E
incontanente quegli partendosi, con grande fede chiamò lo nome di Gesù, e tornò
colla figliuola guarita. Molti assai altri miracoli fece Iddio, per lui sanando
infermi e cacciando demonia: per la qual cosa tanta moltitudine correva a lui e
di sani e d'infermi che gli era grande tedio.
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