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Vittorio Alfieri
Ottavia

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  • ATTO QUINTO
    • Scena 1
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ATTO QUINTO

Scena 1

           

Ottavia. Ecco, già il popol tace: ogni tumulto

            cessò; rinasce il silenzio di morte,

            col salir delle tenebre. Qui deggio

            aspettar la mia sorte; il signor mio

            così l’impone. — Or, mentre sola io piango,

            che fa Nerone? In rei bagordi egli apre

            la notte già. Securo stassi ei dunque?

            sì tosto? appieno?... E in securtà pur viva!

            Ma, a temer pronto, e a distemer del pari,

            nulla ei più crede ad un lontan periglio:

            di un tanto error, deh, non glien torni il danno! —

            Fra disoneste ebrezze, e sozzi giuochi

            di scurril mensa, or (qual v’ha dubbio?) orrenda

            morte ei mi appresta. Il fratel mio già vidi

            cader fra le notturne tazze spento;

            scritto in note di sangue a mensa anch’era

            d’Agrippina l’eccidio: ognor la prima

            vivanda è questa, che a sue liete cene

            imbandisce Neron; le palpitanti

            membra de’ suoi. — Ma, il tempo scorre; e niuno

            venire io veggio,... e nulla so... Del tutto

Seneca anch’egli or mi abbandona?... Ah, forse

            più non respira... Oh cielo!... ei sol pietoso

            era per me... Neron già forse in lui

            il furor suo... Ma, oh gioia! Eccolo, ei viene.

           




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