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| Vittorio Alfieri Ottavia IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 1
Ottavia. Ecco, già il popol tace: ogni tumulto cessò; rinasce il silenzio di morte, col salir delle tenebre. Qui deggio aspettar la mia sorte; il signor mio così l’impone. — Or, mentre sola io piango, che fa Nerone? In rei bagordi egli apre la notte già. Securo stassi ei dunque? sì tosto? appieno?... E in securtà pur viva! Ma, a temer pronto, e a distemer del pari, nulla ei più crede ad un lontan periglio: di un tanto error, deh, non glien torni il danno! — Fra disoneste ebrezze, e sozzi giuochi di scurril mensa, or (qual v’ha dubbio?) orrenda morte ei mi appresta. Il fratel mio già vidi cader fra le notturne tazze spento; scritto in note di sangue a mensa anch’era d’Agrippina l’eccidio: ognor la prima vivanda è questa, che a sue liete cene imbandisce Neron; le palpitanti membra de’ suoi. — Ma, il tempo scorre; e niuno venire io veggio,... e nulla so... Del tutto Seneca anch’egli or mi abbandona?... Ah, forse più non respira... Oh cielo!... ei sol pietoso era per me... Neron già forse in lui il furor suo... Ma, oh gioia! Eccolo, ei viene.
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