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DEDICA
Al non men prudente
che valoroso signor Guidobaldo Duca d'Urbino
Nel parermi, o
veramente degno figliuolo e successore del chiaro
Francescomaria, che il mio dedicar questa cosa piccola a la vostra Eccellenza
grande, non fosse onor di voi, né debito di me, pensai di rivolgerla a qualche
altro gran maestro, e l'averei fatto, se la conscienza me lo consentiva. Ella, persuasa dal giudizio de la discrezione, di che io in
simile atto mancava, non altrimenti me ne riprese, che se la presente Commedia
fosse stata una Vergine semplice, et il personaggio a cui deliberavo
inviarla, uno adultero insolente; conciossiaché il pericolo, il quale
correrebbe la donzella prefata pervenendo ne lo arbitrio de l'uomo che io dico,
soprastaria a lei andandosene altrove; perocché i Principi, che oggidì reggan
altrui, non che cerchino di tranquillare gli animi de i loro popoli con la
giocondità de gli spettacoli, ma pongono ogni industria in tempestargli con la
crudeltà dei travagli. Onde m'è stato di necessità l'ubbidire et a la ragione savia, et a la conscienza severa, che han
voluto che io la intitoli a voi solo; avvenga che sol voi in ciascuna azione
servato il decoro conveniente al seggio et al luogo nel quale vi perpetua il
benefizio di Dio e la condizion del merito. Si che
degnatevi talora di leggerla in ricreazione di quei pensieri magnanimi, che,
generati ne l'alta vostra mente da lo eroico de la loro propria generositade,
partoriranno al suo tempo frutti d'una nuova lode, d'uno insolito onore e d'una
disusata gloria.
Pietro Aretino
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