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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO TERZO
    • Scena IV
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Scena IV

GUARDABASSO e LISEO.

GUARDABASSO. Non è da correre a la giustizia.
LISEO. Voglio che si ponga le mani addosso.
GUARDABASSO. Non si tien ragione tra moglie e marito.
LISEO. Le farò venir l'angoscia.
GUARDABASSO. Non potrete farle niente.
LISEO. Lo farò, se le crepasse la barba.
GUARDABASSO. Ella ha due che testimoniano lo avervi dato le robe, e voi non avete altro che voi stesso, che dica in contrario.
LISEO. Non sono accettate, le testimonianze de i ghiottoni.
GUARDABASSO. lo parlo per il giusto, ma perché mi guardate in torto?
LISEO. Non son ben sicuro che anche tu non ti accomodi a la giunteria. Ma se lo fai per propria tristizia, è da scusarti, e se per ficcarti in grazia a Maja, muta proposito, perocché le vo' torre fino a la libertà del mangiare a sua posta. Ora pensa mo' tu che utilità ne caverai.
GUARDABASSO. Chi non è tristo oggi , è un balordo, e chi non si sa adattare con chi vince, perde sempre; però avete torto a suspicare de i miei fatti, sì che non andate altrimenti a querelarvi d'una. bagattella.
LISEO. Restati in casa, che non sei di peso, né molto autentico ne la fedeltà de la servitù, e se messer Ipocrito ci capitasse, intertienlo fin ch'io torno.
GUARDABASSO. Se egli avesse sete, di qual botte volete ch'io gli dia?
LISEO. Di quella lungo il muro.
GUARDABASSO. Confetti, o altro?
LISEO. Fategli onore.
GUARDABASSO. Eccolo, pare a me.
LISEO. Maidepunto.




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