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Scena VI
MESSER BIONDELLO medico e PORFIRIA.
BIONDELLO. È studio molto dilettevole e pulcro quel de la fisonomia,
e però ho fatto uno opuscolo de cognizione hominum per
aspectum secondo Aristotile, Scoto, Cocle, Indagine, e la eccellenzia di me
filosofo moderno, perocché frons magna et cuperata est inditium potatoris,
nasus aquilinus testis est majestatis imperatorim, et facies rugosa testimonium
senectutis.
PORFIRIA. Taccio adesso la mia pena per molto temerla, e temola per molto
tacerla.
BIONDELLO. Ma perch'io tengo totam medicinam in hoc pugillo, ho composto, fatto
imprimere e dato in luce de partibus ictu sectis, de lotione, gestione et
pulsu.
PORFIRIA. Saluti e reverenzie.
BIONDELLO. Chi sei tu?
PORFIRIA. La serva di madonna, e basta.
BIONDIELLO. Donde vai?
PORFIRIA. Da la signoria de la vostra.
BIONDELLO. E che vuoi?
PORFIRIA. Un pochettin pochettin di tosco per certi topi traditori, che si hanno divorato l'occhio de la più bella scuffia che vedeste
mai, e in lor mal'ora roso il calcagno di un paio di pianelle di seta.
BIONDELLO. Guarda ribaldi!
PORFIRIA. Tal che la sua signoria vorrebbe farne le vendette col tenergli vivi un gran pezzo.
BIONDELLO. Lasciane il pensiero a me.
PORFIRIA. E vi manda questi sei scudi per dispetto di sì fatti rode cose.
BIONDELLO. Gran mercé.
PORFIRIA. Di grazia presto.
BIONDELLO. Io te lo darò con patto, che tu lo faccia intendere a i vicini,
acciocchè non si scandalizzassero.
PORFIRIA. Non dubitate.
BIONDELLO. Vado a portartelo.
PORFIRIA. Non era cosa questa da fidarsi de le serve di casa, perocché non
avrebbono a pena sentito mentovare veleno, che sariano corse a dirlo a i miei,
e così la mia deliberazione sarebbe restata vana.
BIONDELLO. Eccotelo qui, figliuola.
PORFIRIA. Come, si dà egli?
BIONDELLO. Metti questa polvere in una carafetta di acqua.
PORFIRIA. Bene?
BIONDELLO. Ed empito che ne avrai una scodella, ponla
dove i sorici traforelli sogliono andare a bere.
PORFIRIA. È egli del fino?
BIONDELLO. Del finissimo.
PORFIRIA. State sano in fin che io me ne ritorno a
casa per di qua oltra.
BIONDELLO. È di necessità che la mia autoritade si trovi a la disputa de le
concluzioni, che tien messer Libico in persona, perché tutto il fatto de gli
ammalati consiste nel dubbio, che noi fisici aviamo circa il non saper se fu
inventore de la medicina (gloria inestimabile, e tesoro sommo de i filosofi)
Adamo, Esculapio, Ermogene, Rofo, Dionasties, Vacileos, Dioris e Damasi.
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