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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO TERZO
    • Scena XII
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Scena XII

IPOCRITO e ANNETTA.

IPOCRITO. La comodità, l'usanza, la etade, la natura e la conversazione hanno talmente dimesticato le donne di questa terra, che donzelle e non donzelle frequentano le confabulazioni con ogni sorte di persone su le finestre e in su gli usci, e chi ne dubitasse, miri Annetta, che fa il baubau, mezza drento e mezza fuora de la porta. Io voglio consigliarla a fuggirsene da Zefiro; a ogni modo la vuol per moglie, e quando ben fusse altrimenti, che è a me, che per dirlo idiotamente la impatto a Margutte?
ANNETTA. Lodato sia il Cielo, poi ch'io lo veggo.
IPOCRITO. Che si pensa, e che si delibera?
ANNETTA. Quel che si è pensato e deliberato.
IPOCRITO. Ora in santa carità sia.
ANNETTA. Consolatemi un poco.
IPOCRITO. Circa l'amico, giuroti in caritade, che sei contraccambiata a cento per uno del bene che tu gli vuoi, e meritamente, perocché egli non ha paragone, e se la natura ne avesse a rifare un simile, ci durarebbe de le fatiche.
ANNETTA. Credolo.
IPOCRITO. La umanitade, che è una facilità di costumi amabili, dipende da lui.
ANNETTA. Caretto!
IPOCRITO. La sua fede, la sua fermezza e la sua integrità si acquista la benivolenza d'ognuno.
ANNETTA. Sangue mio!
IPOCRITO. E ciò causa il suo adattarsi a tempo e luogo con gli andari altrui.
ANNETTA. Saviarello!
IPOCRITO. Onde è grave co i severi, allegro co i lieti, giocondo co i rimessi, gioioso co i faceti, sciolto co i liberi e laudabile co i degni.
ANNETTA. Ditegli pur tutto divinità.
IPOCRITO. Insomma non immagina, non desidera, non chiede, non dice e non fa cosa indegna de la sua modestia.
ANNETTA. Felice me!
IPOCRITO. Leggi questa in risposta de la tua, e poi lodami s'io lo merito.
ANNETTA. «Di quanto mi sia piaciuto l'atto del vostro servirmi, il mio animo, che se ne viene in su la lingua del presente apportatore, ne farà fede a voi, che a lui crederete come fareste a la mia viva voce
IPOCRITO. Figliuola, i vecchi son vecchi, e le fanciulle fanciulle, e tanto lenti quegli, quanto veloci queste. Conciosia che la età che gli fracassa, cede a la giovenezza di voi altre che sete d'ariento vivo, onde se tu aspetti che tuo padre ti mariti, potresti così morire.
ANNETTA. Consigliatemi pure.
IPOCRITO. Adunque una che dee rifare il mondo con le sue creature, debbe starsi?
ANNETTA. Povera a me!
IPOCRITO. Duchi, Conti, Papi, Re et Imperadori, mi farai dire, son per nascer di te, et è un tradimento a menarti in lunga.
ANNETTA. Non sono per uscire de i vostri pareri.
IPOCRITO. Zefiro, creatura nobile e spirito gentile, come si sa, convinto da la melodia de le tue parole affettuose, col viso molle di lagrime melliflue ti si in marito.
ANNETTA. Non ne son degna.
IPOCRITO. Egli è più tuo, che io non son de la carità.
ANNETTA. È pur troppo, se m'accetta per serva.
IPOCRITO. Tu sei il suo idolo.
ANNETTA. Esco di me.
IPOCRITO. Or fa un atto convenevole a la carità.
ANNETTA. Ditemi in che modo.
IPOCRITO. Mostragli il tuo core in lo effetto, come gliene hai mostrato in lo inchiostro, che tanto comporta la carità.
ANNETTA. Possa io!
IPOCRITO. Puoi con un poco poco di cosa.
ANNETTA. Come?
IPOCRITO. Con due passi; con un non so che' il qual meni a lui con meco, che ciò facendo, la carità vi sarà schiava in eterno.
ANNETTA. Così scompigliata?
IPOCRITO. Sì.
ANNETTA. Parrò una matta.
IPOCRITO. Matte son quelle che si lasciano scappare le venture de l'unghie.
ANNETTA. Vo' torre al manco uno sciugatoio da nascondermi dentro mezza.
IPOCRITO. Spacciati, se pur te ne vuoi ornare.
ANNETTA. Presto sarò a voi.
IPOCRITO. lo tengo ne le mie azioni grandi e piccole la regola d'alcun medico, la cui presopopeia isperimenta la crudeltà de le medicine sopra ogni sorte di complessione, e secondo che esse ammazzano più o meno, procedono con qualunche malattia se gli para dinanzi. Ho esortato costei a venirsene via per farmi perito ne le nature muliebri; e poi che mi riesco nel modo che si vede, mi arrischiarò a maggiori imprese, iscusandomi a l'anima con dirle che septies in die cadit iustus.
ANNETTA. I famigli sono in canova, e le serve in cucina, mia madre rinchiusa in camera, e le nostre sorelle in congregazione, e di qui non passa veruno, sì che andiamocene.
IPOCRITO. Viemmi in maniera dietro, che tu non paia venirci.
ANNETTA. Genti genti.
IPOCRITO. Diamola per di qui.




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