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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO QUARTO
    • Scena III
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Scena III

LISEO e TANFURO che lo stima Brizio suo Padrone.

LISEO. Chi crederia che il consiglio d'Ipocrito uomo indovino e santo mi avesse così in un tratto isgomberato il petto de le massarizie de i fastidi? et è vero, fortunaccia, se ti crepasse il fegato, onde ti apprezzo, ti curo e ti stimo tanto, quanto stimarei, curarei et apprezzarei una sguscia lumache, una insala fagiuoli et una infarina pastinache.
TANFURO. Messer Brizio dee avere cambiato proposito.
LISEO. Fortunami nel sedere.
TANFURO. Vo' dargli i denari e lo anello, e poi arrancare so bene io dove.
LISEO. Io la uccello.
TANFURO. Eccovi i cento scudi e lo smeraldo. Or in un soffio sarò da voi a lo albergo.
LISEO. Va' e vieni a tuo beneplacito, poi che monna Fortuna dal ciuffo dinanzi si comincia a pisciar sotto de i fatti miei. Or vedi che pure ha mandato uno dei suoi messi a placarmi et a ricompensarmi. Ma ricordati, miccia scrofola, ch'io ti ho stoppato a tutti i versi in quanto a l'essertene punto grato, e per tutti i piaceri che tu mi fai. Onde tengo fango e feccia i tuoi anelli et i tuoi denari, e con questo vado in casa per la porta che scansa la gente.




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