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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO QUINTO
    • Scena VIII
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Scena VIII

IPOCRITO, LISEO e GUARDABASSO.

IPOCRITO. Come vi tratta l'animo?
LISEO. Come io tratto lui.
GUARDABASSO. Bel dettato!
IPOCRITO. In carità, che me ne congratulo.
LISEO. Egli la fa meco, come io la faccio seco.
GUARDABASSO. Le cose van par pari.
IPOCRITO. Ora per risolvervi, dico che il favore de la fortuna è patrigno de le nostre importanzie, e la grazia di Dio madre, et sic de singulis.
LISEO. Ah ah ah!
IPOCRITO. Il costume di queste risa vi si convertirà in natura.
LISEO. Egli ci si è converso.
IPOCRITO. L'ho caro, quando sia, che ci interponiate la via del mezzo, perocché ingiurareste, facendo altrimenti, la carità de i beati.
LISEO. Le mie orecchie han fatto voto di non rapportare mai al core cosa che gli piaccia, né che gli dispiaccia.
IPOCRITO. Non volete voi, che esse gli lascino intendere, come Zefiro è marito e non amante di Annetta?
LISEO. Proponetevi che la materia di che mi parlate, sia una rosa, ed io un naso infreddato che la odori.
IPOCRITO. Pur vi par bella, e vorreste gustarla.
LISEO. Sì nel far buone le vostre parole, ma non in mantenermi ne la mia oppenione.
IPOCRITO. Dopo tal carità Tranquillo in cambio de le brighe, che potria darci per lo scorno che riceve di Tansilla, accetta per moglie Angizia, sirocchia sua.
LISEO. Cotesto è da me inteso, come intende il ragionar d'altri colui, che è capparato dal sonno, onde aprendo la bocca, a caso conferma il sì col no, e nega il no col sì.
IPOCRITO. M. Liseo, non sapete voi, che se bene gli uomini corrono naturalmente a gli estremi, per la qual cosa sono audaci o timidi, prodighi o avari, iracondi o irascibili, è però somma laude quella di coloro, che si applicano a la virtù, che siede tra le predette estremitadi?
LISEO. Messere Ipocrito, non conoscete voi, che ancora che quello che ha tratto la pietra, la vegga in aria, non la può rivocare a sé?
GUARDABASSO. Voi mi riuscite.
IPOCRITO. Da per sé è il buono, e da per sé il conveniente; è buono che aviate imparato l'arte de la fortezza, e conveniente lo esercizio de la carità.
GUARDABASSO. Ricordi cappati.
LISEO. Sono io crudo a dirvi che se costui vuole Angizia, che l'abbia, e se non la vuol, che non l'abbia?
IPOCRITO. Messer no.
LISEO. Et ingiusto a concludervi, che se colui vuole sposare Annetta, che la sposi, e se non la vuole sposare, che non la sposi?
IPOCRITO. Voi parlate bene circa lo andare de le parole, ma non servate il dovere del scapolar de i fatti. Avvenga che il padre dee essere ne la conservazione dei figliuoli ciò che è il Re nel mantenimento de i sudditi.
LISEO. Non è possibile che disfacciate in me ciò che in me avete fatto.
GUARDABASSO. Vi aspettava appunto qui.
IPOCRITO. Non debbe in voi aver luogo dopo lo amor filiale, il fraterno, da che quanto le delezioni sono più effettive, tanto più la carità e lo effetto di essa è maggiore?
LISEO. Che sento io di fratello?
IPOCRITO. Sentite la ricchezza sua, lo esser senza erede, il ritrovarsi in questa terra et il di lui esser vostro.
LISEO. Tanto mi sono e tanto mi era.
GUARDABASSO. Se non che non istà bene a me il consigliarvi, vi confortarei, essendo ricco e solo, a fargli un bestiale abbracciamento.
IPOCRITO. Non è per mancare a la carità.
GUARDABASSO. Solo e ricco, ah?
LISEO. A dimandar pietà.
GUARDABASSO. Ah ah ah!
LISEO. Vengo, madonna, a te.
GUARDABASSO. Chi vuol miglior padrone, sel cerchi.
LISEO. Perché il mio cor non è.
GUARDABASSO. Lo esultare de i giusti in domino è in...
LISEO. Di chi ci cridi tu?
IPOCRITO. La cantica de i cantici.
LISEO. S'ei c'è, egli c'è, e se non c'è, non c'è.
IPOCRITO. Egli è quel gentiluomo che ci ha fatto credere che fusse voi.
GUARDABASSO. Costui è colui che dianzi si disperava, perché parevate esso sputato.
LISEO. Me ne ricordo e non me ne ricordo.
IPOCRITO. Non mi avete voi detto istamattina, facendo caritade insieme, che il vostro fratellin perduto si chiamava Brizio?
LISEO. Tanto è a dir di sì quanto di no, perché sia o non sia, non esco di fantasia.
IPOCRITO. Andiamcene in casa vostra, che son certo che la beatitudine dee colmarmi de le sue perfezioni in modo che il castello, non che il vostro petto, non potria resistere a i colpi, che ci daranno le dolcezze de i figli, del fratello, de i generi e de le facultà.
GUARDABASSO. Questa ultima è la chiave del granaio.




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