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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO PRIMO
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Scena III

GUADABASSO, IPOCRITO e LISEO.

GUARDABASSO. Andava a punto, cercando la vostra reverenzia.
IPOCRITO. Be'.
GUARDABASSO. Il messer vorria dirvi, cioè parlarvi.
IPOCRITO. Volentieri.
GUARDABASSO. Sarà di via.
IPOCRITO. In nomine Dei.
GUARDABASSO. Vedetelo insu la porta.
IPOCRITO. Tanto meglio.
GUARDABASSO. Eccolo a voi.
IPOCRITO. A sagitta volante.
LISEO. Benvenuto, e buono anno.
IPOCRITO. La carità sia con voi.
LISEO. La vostra bontade mi perdoni, caso ch'io le interrompa le sue divozioni.
IPOCRITO. Il prossimo precede a l'orare, e la carità supera il digiuno.
LISEO. Or io, che non so notar punto punto, mi ritrovo in un gran pelago, tal che se il vostro adiutorio non mi diventa zucca, me ne summergo giuso.
IPOCRITO. Non son per defraudare la carità.
LISEO. Sono in travaglio.
IPOCRITO. Dominus providebit.
LISEO. Ho ben cotesta speranza.
IPOCRITO. Férmativici pure.
LISEO. Io, perché sappiate, nacqui insieme con uno altro maschio; venne la guerra in questa patria che non ha mai conosciuto pace, e riempitasi di soldati, secondo che più volte mi ha conto mia madre, il fratellin che ella partorì con meco, le fu tolto di collo, mentre, dormendo io ne la culla, suggeva le poppe. Mi era scordato; egli si chiamava Brizio. Quel che poi se ne sia suto, io non lo so. E perch'io mi son cacciato in fantasia che sia vivo, mi tengo disfatto, perché, a dirlo al vostro segreto, sarei ruinato, avendo a divider seco la roba.
IPOCRITO. Non pensate tanto oltra.
LISEO. Appresso a cotal fastidio ho cinque figliuole: Tansilla, Porfiria dottissima, Angizia, Sveva et Annetta. La maggiore si congiunse in matrimonio con un giovanetto, che, instigato da una sua frenesia, dileguosse, di sorte che mai non se ne è inteso novella. E perché il termine, che dee spettarsi, passa in questo d'oggi, istasera ultimerò le nozze in altrui.
IPOCRITO. Farete bene.
LISEO. La seconda da me promessa à un galante garzone, il quale è i suoi occhi, per torsi dinanzi un non so chi altro, che l'amava, se gli obbligò per fede, che quando tra un tempo assegnato le portasse non so che penne di compiacergli di sé. Onde si è in modo fitto in capo il mantenere de la sua parola, che ancora che ella adori il marito, non la potiamo fare colcar con esso ben che se il giorno, nel qual siamo, non gnele pone in grembo per miracolo, ella andrà a copularsi seco la presente notte.
IPOCRITO. Le difficultà che potrebbono impedire i vostri ordini sono di maniera impossibili, che è stoltizia il pensarci.
LISEO. I sogni, che presso al ho sopra ciò fatti, mi inducono a credere ogni mio sinistro. È ben vero che potrei ripararci con lo scambio de l'altre ch'io ho.
IPOCRITO. Non si nega che il sognare non rappresenti le immagini de la verità, ma la proprietà sua è l'espressa bugia.
LISEO. E perché nulla manchi a i guai che mi pigliano, non posso resistere a la moltitudine de le genti, che mi fan chiedere le tre altre più piccole.
IPOCRITO. Buon segno, et ottimo paragone de la qualità vostra e loro.
LISEO. Quel ch'io vorrei, è che voi che avete la condizione de le persone in pratica, mi risolveste in qual sorte di uomini io debbo collocarle.
IPOCRITO. Egli è tanto, ch'io mi tolsi da le mondanità, che non conosco più il mondo. Ho ben qualche notizia latina e qualche conoscenza vulgare nel fatto delle turbe, che lo guastano con gli obbrobri de i peccati; però dirovvi il mio parere con la solita caritade.
LISEO. Ve ne supplico.
IPOCRITO. In conscienza vi esorto a non imparentarvi con niun milite; la causa è che per, uno che mostri avanzo del soldo, ce ne son mille che se ne ritornano di campo con una canna in mano e diventando osti di Capitani, lascia pur giocare, bestemmiare e bastonare a loro.
LISEO. Parliam d'altro.
IPOCRITO. Non è dubbio che il cortigiano favorito dal suo Principe non sia una signoria. Tamen lo inciampare, in un filo di paglia lo fa morire sopra un fascio di fieno.
LISEO. Bisogna aprir gli occhi.
IPOCRITO. Il pittore e lo scultore non sono altro che fantasticarìe e ghiribizzi.
LISEO. Mi mancan pazzi in casa!
IPOCRITO. Lo Alchimista saria al proposito, se il moto del suo cervello fermasse quel del Mercurio.
LISEO. Cotesta professione va nuda e cruda.
IPOCRITO. Il mercante, che rifa le piazze co i suoi guanti in mano tramezzati di lettre, rade volte iscampa dal riserrarsi in casa morto, o dal seppellirsi in Chiesa vivo; di poi è cosa strana lo avere a commettere il credito e capitale a la discrezione de i venti et a la fede de gli uomini.
LISEO. Questo non sapevo.
IPOCRITO. Il gentiluomo che ha poca entrata, è bersaglio de i debiti; onde stoccheggia e contratta qua, si rimane tosto grave di prole e leggieri di facultade.
LISEO. Va' e fa' poi le cose al buio tu.
IPOCRITO. Il plebeo ancora che sia bene istante e facile di complessione, non può alzar il ciglio, che non senta rimproverarsi la viltà sua.
LISEO. È chiarissimo.
IPOCRITO. Il Dottore in legge vive senza legge, e non curando più il di sotto che il di sopra, piomba con le sentenzie dove più suona il denaio.
LISEO. Sta bene.
IPOCRITO. Il Fisico, se bene è un carnefice onorato et in dispregio de la giustizia vede premiarsi de gli omicidi commessi, è però un vagheggia orine ed un contempla sterchi.
LISEO. Oibò!
IPOCRITO. Il Musico e la cicala son tutti una minestra: vento sono, di vento si pascono, ed in vento ritornano.
LISEO. Non pensiam. costì.
IPOCRITO. Il Poeta, che lambicca il verbo in ultimo de le clausule, usando gnaffe perché anche Virgilio usò gaza, saria per torvi il capo col provarvi che due negative fanno una affermativa, e per dirvelo in carità, se volete che le vostre figlie vestano e mangino lauri e mirti, datele loro.
LISEO. Staremo freschi!
IPOCRITO. Il Filosofo in barba orrida, in faccia squallida, in andar grave ed in toga frusta, farìa trionfar la moglie con dire che Aristotile non concede a Platone, che il caos sia senza forma, ma che pregno de le idee partorisce l'universo, quale al suo tempo, per esser fatto e composto di forma e di materia, si risolve. Io gli faccio montare in collera, quando gli dico che avrei caro di intender l'ora che il predetto, caos è di parto, per diventargli compare.
LISEO. Ah, ah, ah!
IPOCRITO. Lo Astrologo verrebbe a noia a la importunità col suo affermare che Aries, Leo e Sagittario siano di natura ignea; Tauro, Virgo e Capricorno di terrea; Gemini, Libra et Acquario di aerea; Cancer, Scorpio e Pisces di acquatica.
LISEO. Anfanamenti.
IPOCRITO. Io non faccio per morder niuno, ma sono, Dio mel perdoni, una mandra d'insensati. È per questa carità di favellare, che usiamo ora insieme, che Medici, Legisti, Musici, Poeti, Filosofi, Astrologi et Alchimisti tengono de la lega de i cuculi, circa il lor essere, e voci e penne. Di poi hanno certe cere di cane, certi sbarleffi ebraici, certe persone snodate, che in conscienza fariano paura a le maschere.
LISEO. Ah, ah, io mi rido, che ebbi già volontà d'un parente, che sapesse imbrattar carte, parendomi una cosa degna il veder il nome di costui e di colui ne le tavolette attaccate: leggendoci opera nuova di messer tale e di messer quale, con il suo grazia e privilegio appresso.
IPOCRITO. I titoli strani, che in su i monti de i fogli dipingono gli scrivacchia leggende, si possono comparare a i mucchi de le cimici che tempestano le lettiere, sì in carità; e più vi dico che il proprio odore, che esce de le predette sporchezze, danno di sé sì fatte fantasime, et in verità, che ciò dicendo biasimo me medesimo, per essermi già dilettato di sì vane vanitadi.
LISEO. Torniamo.
IPOCRITO. Io non dico che il consiglio sia occhio del futuro, perché voi notiate cotal sentenzia, ma per non parermi che vi impacciate con garzonastri per la bocca che gli puzza di latte, né con i giovani per la furia de la etade, né con uno di mezza taglia, per non confarsi nel tempo, né con un vecchio per gli scandoli che potrebbono occorrere ne la carnalità de le volontadi.
LISEO. È forza che ci pensiate un poco suso.
IPOCRITO. Faccio ben cotesto conto.
LISEO. Verrebbevi mai voglia di fare un poco di colazioncina?
IPOCRITO. Che so io.
LISEO. Voglio che la facciate in ogni modo.
IPOCRITO. Chi ubbidisce santifica.
LISEO. Andiam di qua per la stalla, ché vo' mostrarvi un bel mulettino, e tu Guardabasso va', ordina la tavola.




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