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| Pietro Aretino Lo Ipocrito IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena IV GUARDABASSO da se stesso Da che io ho denti da roder cibi, e corpo da ripor vivande, mai nel vedermi torre il pasto di bocca, mi venne voglia di far le pazzie che farei adesso, che quel ribaldo d'Ipocrito ci s'è calato. Divorasi la nostra parte un accatta tozzi et un suona sinfonia; e lascilo stare questo scomunicato, che non crede dal tetto in suso; sto per andarmene dove egli mangiarà, e pigliando piatti e scodelle, rompergliene tutti nel mostaccio. Benché chi potesse aver pazienza ismascellerebbe, non dico quando incrocchiatosi le mani al petto fa riverenza al vino che tracanna, ma nel vedere come il porco alloppiato dal pacchio in un tempo manuca, ragiona e dorme. Ma odo ch'io son chiamato: non ho orecchie da udire, né lingua da rispondere, né piedi da camminare, ci son bello e venuto, non voglio servir farisei; padrone, a sua posta vengo.
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