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Scena XIII
ZEFIRO e TROCCIO.
ZEFIRO. Se a la Gemma, che tu dici,
ne aveste dato altrettanti due volte, ella gli meritava, però che ci ha posto
la preda in mano.
TROCCIO. Può essere.
ZEFIRO. Messer sì.
TROCCIO. Dice poi l'uom de le cose...
ZEFIRO. Ipocrito, eh? vo' che tu sia certo, che la sua
setta tien mano a quanti tradimenti, a quante ribellioni et a quante ladrarìe
si fanno al mondo, e giurerei che nel richiederlo di cotal ruffianìa gli parrà
di perderci d'onore, per essere alla crudeltà del suo animo cosa minima.
TROCCIO. Perché, essendo egli così, non mi mandavate voi a lui di primo volo?
ZEFIRO. Non ti dico io? per credermi che egli non si
degnasse adoperarsi in sì bassi suggetti. Or perché tu lo sappia, io ho
composto questa lettera con lo ingegno che mi presta
amore, e non con quello che non mi dà la natura.
TROCCIO. Se lo innamorarsi accomoda altri de lo intelletto, penso
d'imbertonarmi il primo dì della settimana che viene.
ZEFIRO. Ascolta.
TROCCIO. Voi ve ne uscite.
ZEFIRO. A che te ne accorgi?
TROCCIO. Al dir che amore presta il senno, oppenione
contraria al cervello, che egli leva a ciascuno che se intabacca con seco.
ZEFIRO. Odi, se tu vuoi.
TROCCIO. Dite.
ZEFIRO. Io mi proposi nella mente di cominciare a
un modo, e principiai a un altro, però che la materia abbonda come si entra a
trattare de le trame amorose.
TROCCIO. S'ella non lo fa, non vaglia.
ZEFIRO. Mi è parso scriverle di mia fantasia.
TROCCIO. Varrà più il suo sapere che ciò che le dite sia di vostro capo, che
cento millia versi che le mandaste fatti per altri.
ZEFIRO. Concorro col tuo giudizio.
TROCCIO. Leggetene due rigarelle.
ZEFIRO. Son contento.
Lettera Amorosa.
«Dappoi che i miei occhi tirarono
la vostra immagine ne la mia anima, non ho mai cessato di pregare Amore, che mi
assolva di quella prosunzione, che mi rivolge a contemplazion sì alta.»
TROCCIO. Non è cetera de la mia penna questa materia.
ZEFIRO. «Però che non solo si pecca a desiderarvi, ma
ancora a mirarvi, massimamente con lo affetto, che
move che vi adoro, non secondo che meritate d'essere adorata, ma in quanto si
stende in me l'atto del potervi adorare».
TROCCIO. Parole spiccate.
ZEFIRO. «Benché dove manca il dover riverirvi come si debbe supplisce il voler
servirvi quanto si può, e supplendoci dico che, se bene mi si disconviene il
vostro dimostrarmisi grato, non è però da rifiutare la fede di me, che per
conoscere che amore è desio de la cosa bella e volontà della
buona, amo voi che non pur sete composta di bontade e di bellezza, ma
fatta studiosamente da la natura, perché gli uomini veggano le sue maraviglie
nel vostro viso, e perché io abbi suggetto di vantare la indegnità de la mia
servitù».
TROCCIO. Bella cosa il sapere!
ZEFIRO. «Or benché io non sia di questi amanti, che incitati da
la impacienza de lo spirito, scotendo nel petto di tosco l'animo fiero,
aguzzano tra i labbri rabbiosi l'ira concetta da lo sdegno preso ne la crudeltà
de la lor donna, son però di sorte, che vi serìa gloria il por mente al come io
vi amo et al quanto pato amandovi.»
TROCCIO. Poveretto!
ZEFIRO. «Sì che recreate me innanzi ch'io muoia, o che
manchi in voi lo splendore de la presente vaghezza, avvenga che la età verde
fugge, come rio che corre; e se ben segue la seconda, non è da confarla con la
prima, né con il venire poi de la vecchiezza tacita, la quale, avendo sempre
l'occhio a le tenebre de la morte, non sa se non pentirsi del tempo, che ella
ha speso indarno».
TROCCIO. Sia savia dunque.
ZEFIRO. «lo vi pongo innanzi cotale esempio più tosto per onorar voi, che per
beneficar me, conciossiaché senza altro premio di pietade vi sono servo in modo
che ancora che ristituiste me a me stesso, mi vi renderei come quello, che vivo
più volentieri vostro che mio».
TROCCIO. Sottoscrivetela con la mano d'un diamantino, se volete che ella
commova i sassi.
ZEFIRO. Ah, ah, andiamo a trovar l'amico.
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