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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO SECONDO
    • Scena III
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Scena III

LISEO e GUARDABASSO.

LISEO. Come noi altri mariti ci lasciamo usurpare la podestà del dominio di casa da le mogli, di Signori diventiam servi. Da qui innanzi sarà buono ch'io ci metta sesto, altrimenti si verrebbe in niente.
GUARDABASSO. Vi stanno da Re cotesti drappi nuovi.
LISEO- Istamattina a terza uscì de l'uscio, et hacci anco a entrare.
GUARDABASSO. Mostrate dieci anni meno.
LISEO. Che sì, che sì, che ella è andata in persona a far gli inviti, come anco da sé stessa ha voluto andare a l'orafo.
GUARDABASSO. Don Ipocrito vi ha fatto far colazione tanto per tempo, che non potrete aspettar la cena.
LISEO. Che chiacchiari tu?
GUARDABASSO. Di Malanotte e di Perdelgiorno, che non compariscono.
LISEO. Voglio che voi tre facciate una vita migliore.
GUARDABASSO. Certo?
LISEO. Chiaro.
GUARDABASSO. Diasi pur la briga da spender a me.
LISEO. Che briga di spender a te?
GUARDABASSO. Se volete che facciam miglior vita, bisogna, che talora ci siano polpette, a le volte fegatelli, e spesso trippe con formaggio da suggellare lo stomaco.
LISEO. Intendo che mutiate vezzo per via del mio mandarvi a la stufa, cavalli che voi siete.
GUARDABASSO. Ritornianci dentro, che romper possino, et essi et essa le spalle e la coscia.




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