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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO SECONDO
    • Scena IV
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Scena IV

PRELIO amante di Porfiria vestito da Pellegrino.

È cosa illustre il potersi vantare di aver veduto molti paesi, diverse cittadi, varie genti e strani costumi. Ma tornando a Cupido, non lo prenda a servire chi non ha valore e pazienza, perocché egli è un Dio, che si alimenta non meno di generosità e di fatica, che di riso e di pianto; e, ciò posso testimoniar io, che, per adempire il voto di Porfiria, sono trascorso più oltre, che non trascorre il Sole, stimando nulla l'ire de i mari, gli orrori de i boschi ed i gioghi de i monti; ma gran cosa che il pensiero, senza mai dividersi da stesso, è stato sempre diviso da sé medesimo! conciossia ché remanendo ogni ora intiero, ha sempre atteso al fin desiderato, et a riverir la sua Dea. In tanto iscorgendomi amore da l'Arabia petrosa a la deserta, e da la deserta alla felice, non solo ho ottenuto alcune piume d'oro e di porpora de la Fenice, ma de i legni odoriferi e preziosi, di che ella suol farsi il rogo ancora. Le cui reliquie tengo involte in questo drappo; ma perché non mi impose ella ch'io le portassi de le stelle del Cielo e de i fuochi de lo abisso, che ascendendo lassuso e discendendo laggiuso, avrei lasciato e ne lo abisso e nel Cielo quella fama del suo nome e de la mia fede, che ho sparsa tra i Sabei e tra gli Indi? Ora io voglio andar a curar la mia persona, di poi farò intender il tutto a colei, ne la qual vivo.




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