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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO SECONDO
    • Scena XIII
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Scena XIII

TANFURO e BRIZIO.

TANFURO. Le migliaia de i milioni de gli spiriti dannati, che si rimescolano per l'aria per colpa de le genti, che tante e tante son morte drento e di fuora di questa terra, cavano del cervello i forestieri che ci vengono: onde i padroni non raffigurano i servitori, i servitori riconoscono i padroni.
BRIZIO. Tanfuro?
TANFURO. Ho carissimo che trattiate me come trattaste dinanzi coloro, che se ne menò seco la madama, che vi berteggiò con darvi le perle.
BRIZIO. Pur che la vernacciola che tu li dicesti, non vada alterando ora te.
TANFURO. Non mi avete voi mo mo, adesso adesso, or ora cacciato con un carco di villania, solo per dirvi che non si ode niuno che favelli né di perle, né di catena?
BRIZIO. Non ti ho visto da ch'io non ti vidi.
TANFURO. Ancora io so cotesto.
BRIZIO. Dappoi che io ti dissi: va', e intendi la cosa, vo' dir io.
TANFURO. Lucifero con il resto, che piovvero, abita in questo sito, e però ci si vedediavolosamente, e vo' infratarmi, se la donna, che vi porse le bazzicature, non è la fata Morgana, et esse cose d'archimia d'incanti.
BRIZIO. Sarà stata pur troppo.
TANFURO. Chi è questo farfallone?




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