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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO SECONDO
    • Scena XIV
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Scena XIV

IPOCRITO che lo stima per Liseo e TANFURO.

IPOCRITO. Ancora che io abbi facultà di poter dire con voi ciò che io voglio, non ho voluto concludere il parentado che vengo a proporvi, se ben colui che lo cerca è come un graspo d'uva, che non fa vendemmia.
BRIZIO. Ci mancava questo resto.
IPOCRITO. Voi ve ne contentarete grandissimamente.
BRIZIO. Io rinasco.
IPOCRITO. Vi ricordo la carità.
TANFURO. Pur ci venisti.
BRIZIO. Dàgli due soldi.
TANFURO. Tenete.
IPOCRITO. La paura mi è giunta.
TANFURO. Che vorreste uno scudo?
IPOCRITO. La fantasia comincia a trarvi de la memoria secondo il mio pronostico.
TANFURO. Pigliate qui.
IPOCRITO. Io non chieggo limosina.
BRIZIO. Chi vi pare egli ch'io sia?
IPOCRITO. M. Liseo.
BRIZIO. E tu per chi m'hai?
TANFURO. Per messer Brizio.
IPOCRITO. Doveresti vergognarti a darli ad intendere che egli non sia lui.
TANFURO. E voi sotterrarvi, poi che volete che lui non sia egli.
IPOCRITO. Tu sei nuovo seco e di servizio e di amore.
BRIZIO. Fuggiamoci da questo spirito maligno.
TANFURO. Che non ci entri addosso.
IPOCRITO. Una parola, Liseo.
TANFURO. Camminate pure.
IPOCRITO. Spettate che?
BRIZIO. In nome patris et filii...




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