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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO SECONDO
    • Scena XV
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Scena XV

IPOCRITO e LISEO.

IPOCRITO. Il poverino si è lasciato imbarcare da i sogni, e tra l'altre sue fantasie quella che il fratello non ritorni, gli fa parere una ciancia la carità, però che dove gioca la roba, ella se ne sta cheta.
LISEO. Non è Ipocrito quel che io odo?
IPOCRITO. Son per certo.
LISEO. Gli assassini, che io mandai a farvi compagnia, hanno anche a tornare, tal che io me ne trovo in tanta collera, che...
IPOCRITO. Il capogirlo gli è passato.
LISEO. Che dite voi?
IPOCRITO. Favello del non sapere io de la predominazione che de i vostri sensi aveva pure mo presa l'ira concetta per conto de i due. Onde mi son riservato a parlarvi del parentado ch'io vi ho detto, in più riposato animo.
LISEO. Non v'intendo.
IPOCRITO. Dico che il vostro essermi venuto contra con le fantasticarie del non mi riconoscere, mi ha fatto riporre il buon partito che vi diceva, per un'altra volta.
LISEO. Se voi non moderate la sobrietà de le astinenze, vorrete poi farlo non potendo. E secondo me commettete errore, perocché il confessore mi dice, che il peccato del cibo consiste ne la ingordigia, e non nel cibarsi.
IPOCRITO. Il vostro umore è cetrino e negro, però ci è mescolata la furia e la temperanza. Dio vi accompagni con le sue carità.
LISEO. Anch'io vo' andare per la sua via.




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