Spunti
per la riflessione
“Non si è responsabili di una comunità perché
si è perfetti, ma perché si è stati scelti. Una comunità è composta di esseri umani che hanno tenebre e luci, povertà e
ricchezze, ferite e doni, esseri umani che hanno sentito la chiamata di Gesù: ‘Vieni e seguimi…’ Una
comunità non è fatta di persone che si assomigliano. Ognuno è diverso, ma
ognuno è necessario. Ognuno ha un posto unico nella comunità…”
Questo brano è tolto
da uno splendido libretto di Jean Vanier
intitolato “Lettera della tenerezza di
Dio”, che certamente avete letto, o che vi auguro di leggere: nutre l’anima
e riempie il cuore di pace, soprattutto a chi è costituito in autorità, perché
sapido di concretezza e di fede.
Care sorelle e cari
fratelli, ho voluto introdurmi al tema che mi è stato affidato con questa
citazione per dire innanzitutto una cosa che mi sembra importantissima: le nostre Congregazioni
e comunità non sono perfette, ma sono in cammino. Non dobbiamo dimenticarlo per
passare dall’idealismo alla verità, soprattutto alla Verità (con la V
maiuscola) perché è la Verità che ci rende liberi.
Prosegue Jean Vanier: “Per (animare…) una comunità al seguito di Gesù occorre spogliarsi dello spirito del
mondo, lo spirito d’egoismo e di ricerca assoluta di sicurezza, lo spirito di
dominio e di controllo. Per seguire Gesù e camminare
nella luce, per essere strumento di unità e di pace,
bisogna convertirsi tutti i giorni…”.
La conversione – lo
dico innanzitutto per me – è la somma regola, la regola d’oro di ogni animazione. E potrei fermarmi qui, ma debbo svolgere il tema affidatomi e cercare di penetrarlo
più in dettaglio.
“Duc in altum” ci ha detto il Papa nella Novo
millennio ineunte, e ancora
”coltivate la fantasia della carità”. Ecco, a mio avviso, tracciata la strada,
il cammino da percorrere per animare oggi, in un contesto
di globalizzazione e di scristianizzazione,
una Congregazione religiosa… Non ce n’è un altro. Cerchiamo allora insieme di
penetrare questo invito, tenendo sempre come sottofondo il tema oggetto di questo
incontro.
Leggo ancora dalla Novo millennio ineunte al n.
43: «Fare della Chiesa la
casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti
nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e
rispondere anche alle attese profonde del mondo».
Ma che cosa significa in concreto questo invito: “Fare della Chiesa la casa e la scuola
della comunione?” Che cosa significa fare delle nostre Congregazioni, delle
nostre comunità, la casa e la scuola della comunione?
Alla domanda risponde ancora il Papa: «Prima
di programmare iniziative concrete occorre promuovere
una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio
educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano…, dove si
costruiscono le famiglie e le comunità…».
E’ dentro questo programma vissuto
personalmente e comunitariamente che si gioca - a mio avviso - la fantasia della carità,
che è racchiusa quella “misura alta della santità” che dovrebbe caratterizzare
il nostro quotidiano servizio di animazione; che
dovrebbe prendere corpo ogni nostra iniziativa di servizio e di
evangelizzazione; che potrà realizzarsi il sogno di una Congregazione in cui la martirìa, la koinonìa, la diakonìa siano
realtà veramente vissute nel nome e con la forza di Dio.
La spiritualità di comunione trova la sua
sorgente e la sua finalità nel modello Trinitario. E’ solo entrando nella
logica e nella dinamica Trinitaria che ciascuno di noi
può vivere e comunicare quella comunione che feconda il nostro vivere insieme,
il nostro servizio di animazione reciproca, perché rende capaci di passare
dall’unificazione del sé all’unione con Dio, dall’impegno della reciprocità
alla gratuità, dalla responsabilità della solidarietà al dono incondizionato
dell’amore. Ed è anche entrando in questa logica che possiamo
aiutare le nostre sorelle e i nostri fratelli (e innanzitutto noi stessi/e) a vivere i voti nello spirito delle
Beatitudini del Regno. Permettetemi un parentesi
al riguardo, mediando una felice lettura dei voti dall’inno delle Beatitudini
scritto da Padre David Maria Turoldo:
che avete il cuore già oltre le cose,
principi siete di stirpe divina.
Beati o mondi di cuore, in voi
come in un lago si specchia Iddio
E voi ovunque vedrete il Signore.
Beati o miti, o obbedienti: o inermi, voi
siete
la invincibile forza di Dio.
Voi soli avrete in possesso la terra.
Ma che cosa significa concretamente
l’espressione “spiritualità di comunione”, applicata al tema che stiamo
trattando?
La NMI afferma: «Spiritualità di comunione
significa innanzitutto sguardo del cuore (espressione bellissima! Mi viene in
mente un’espressione di Saint Exupéry: “Si vede bene
solo col cuore") portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la
cui luce va colta anche sul volto dei fratelli…; significa sentire il fratello
come “uno che mi appartiene”… per prendersi cura dei suoi bisogni…; significa
capacità di vedere anzitutto ciò che è positivo
nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come un “dono di Dio” per me…;
significa far spazio al fratello portando “i pesi gli uni degli altri”».
E’ alla luce di
questo paragrafo che mi pare si possano leggere i criteri e le linee d’azione
per il servizio di animazione. In questo
paragrafo, infatti, mi pare sia contenuto il cammino che il Signore vuole che
intraprendiamo per collaborare a servire i nostri fratelli e le nostre sorelle
con un cuore materno e paterno. Ricordate il bellissimo dipinto di Rembrant riguardante il ritorno a casa del figliol prodigo? Quel dipinto in cui il padre ha una mano
femminile e una mano maschile? Mani e cuore materni e paterni.
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