Ascolto e bontà
L’ascolto e la bontà, queste preziose virtù
sconosciute o misinterpretate nella società della comunicazione, sono
un’esigenza imprescindibile per chi è chiamato a un servizio
di animazione e debbono essere tradotte in gesti concreti perché ogni fratello
o sorella avverta di essere capito, accolto e amato per ciò che è. Al riguardo, spigolo da una biografia su Giovanni Paolo II (Storia di Karol, di
Gianfranco Svidercoschi, Milano, Ancora 2001).
Karol Wojtyla fu ordinato
vescovo il 28 settembre 1958. E nella cattedrale di Wawel era rappresentata un po’ la storia del nuovo vescovo.
C’erano i colleghi del teatro, gli operai della Solvay,
le famiglie delle parrocchie, i professori del Seminario e di Lublino, gli
intellettuali e gli universitari che curavano il servizio d’ordine… E così Sua
Eccellenza Lolek (Carletto) iniziò il tirocinio
episcopale. Visitò, una ad una, le parrocchie,
continuò ad insegnare, continuò gli incontri con i giovani, con le nuove
coppie; continuò il suo ministero in confessionale, al quale non avrebbe
rinunciato per niente al mondo... In seguito fu fatto cardinale e continuò con
più intensità la sua missione pastorale: amministrava cresime, ordinava i sacerdoti,
andava a confortare i malati a casa, faceva rinnovare agli sposi le promesse
matrimoniali. E non saltava mai l’incontro con i
giovani. Ascoltando e seminando bontà costruiva comunione. Era uomo, era
vescovo di ascolto e di bontà (cf.
p. 163).
|