4.3- La centralità polare della croce
L'elemento decisivo, in un progetto formativo che s'ispira al modello
dell'integrazione, è costituito evidentemente dal polo centrale, da quel
valore, idea, esperienza, convinzione che il soggetto ha interiorizzato e sta
facendo sempre più suo e al quale, al tempo stesso, ispira la sua condotta e le
sue aspirazioni, come fosse perno e fulcro della sua vita; da un lato è ciò che
la sostiene e la fortifica, ma dall'altro è anche ciò che lo provoca come un
costante punto di riferimento, un permanente criterio di discernimento, un
denominatore comune che in qualche modo contiene ed esprime le varie dimensioni
del vivere da presbitero o consacrato, ma che ha anche bisogno d'ogni
dimensione del vivere umano.
In concreto è la persona del Figlio, il suo mistero di morte e
resurrezione, la sua pasqua, i suoi sentimenti, come abbiamo
già indicato, il suo cuore di Servo e di Buon Pastore.
Questo riferimento teologico-spirituale è anche
il polo nevralgico che funziona da elemento integratore, e che dovrebbe essere
il cuore stesso della vita sacerdotale e consacrata, il suo centro vitale, ciò
che la anima e ne costituisce l'identità e che è indispensabile non solo
riscoprire e proporre con chiarezza nella formazione iniziale, ma anche
articolare pedagogicamente come polo di attrazione e
trazione psichica. In altre parole, il processo d'integrazione psichica può
realizzarsi solo attorno a quanto è già stato posto, almeno teoricamente, al
centro della vita cristiana e dell'identità della vita consacrata e
sacerdotale. Che è appunto il Cristo, perché così è piaciuto al Padre-Dio, fare
di Cristo “il cuore del mondo, il centro non solo del cosmo, ma della vita
d’ogni vivente, perché in lui ci ha scelti, benedetti,
predestinati, redenti, ricapitolando in lui tutte le cose, rappacificando ogni
realtà col sangue della sua croce (cf Ef 1,3-10; Col 1,15-20); poiché il Verbo s’è incarnato non
“per abolire, ma per dare compimento…”, perché “tutto sia compiuto” (Mt 5,17-18).
A questa centralità teologica di Cristo deve corrispondere sempre più una
centralità, per così dire, psicologica o psicopedagogica,
che poi non è altro che quel processo di
“ricapitolazione” e “rappacificazione” di cui parla Paolo, operazione
complessa, che parte da lontano e che non può non durare tutta la vita, ma che
può e deve necessariamente cominciare nella formazione iniziale.
Si tratterà allora di porre davvero la croce al centro della vita del
giovane, quasi di piantargliela in cuore, perché scopra progressivamente come
solo la croce del Figlio, quale segno innalzato da terra dell’amore più grande,
possa dare senso a tutto, davvero a tutto, al passato
e al presente, al limite personale e alla debolezza, all’impotenza e al
peccato, alla vita e alla morte, alla sofferenza e all’amore, alla sua scelta
vocazionale e a ogni scelta di vita; poiché solo la pasqua del Signore può
trasformare il male in bene, l’assurdo in sensato, l’offesa ricevuta in
purificazione radicale, la malattia in partecipazione responsabile alla
salvezza, la morte in vita…; solo l’amore espresso dalla croce può giudicare la
storia personale e orientare l’amore, formare la coscienza e illuminare gli
occhi della mente, portare a galla ciò che è inconscio e inconfessato, ferire e
sanare, scoprire l’autentico mistero della sessualità e darle ordine, dirne
natura e ricchezza, svelare illusioni e trucchi, difese e reticenze
dell’egoismo umano, rivelare che l’amore ha le stigmate e se non ce l’ha non è
vero amore… La croce è la verità della vita4.
Per questo attira (“Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”,
Gv 12,32, tutti e tutto), per questo ricompone e
ricongiunge ciò che era diviso, arido e disperso, ogni frammento di vita e
d’umanità (cf Ez 37,1-15);
“nulla si sottrae al suo calore” (Sal 18), poiché la
croce è quel centro vivo e caldo attorno al quale il giovane deve
progressivamente imparare a far girare la sua vita, impulsi, limiti,
sentimenti, istinti, desideri, progetti, passioni, sogni, relazioni, ecc..
Essa è quell’icona che lo sguardo del giovane in formazione deve continuare
a fissare lungo il cammino formativo (cf Gv 19,37), come gli Ebrei nel deserto.
Tentiamo ora di riprodurre in un unico quadro sintetico quanto abbiamo
visto in questi tre capitoli.
Tav I: Obiettivo della formazione:
contenuti e prospettiva sincronica.
Tale schema grafico ci offre in sintesi la prospettiva dell’obiettivo della
formazione dal punto di vista dei contenuti. È
la prospettiva sincronica.
Cerchiamo ora di sintetizzare e proporre con uno schema grafico
l’evoluzione dei modelli della formazione in questi ultimi decenni
Tav. II: Modelli della formazione:
evoluzione storico-diacronica
Lo schema va letto dall’alto verso il basso, lungo un percorso le cui tappe
non sempre sono così rigidamente differenziate.
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