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P. Amedeo Cencini, FDCC
Dal modello della perfezione al modello dell’integrazione

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  • 4- Modello dell'integrazione
    • 4.3- La centralità polare della croce
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4.3- La centralità polare della croce

L'elemento decisivo, in un progetto formativo che s'ispira al modello dell'integrazione, è costituito evidentemente dal polo centrale, da quel valore, idea, esperienza, convinzione che il soggetto ha interiorizzato e sta facendo sempre più suo e al quale, al tempo stesso, ispira la sua condotta e le sue aspirazioni, come fosse perno e fulcro della sua vita; da un lato è ciò che la sostiene e la fortifica, ma dall'altro è anche ciò che lo provoca come un costante punto di riferimento, un permanente criterio di discernimento, un denominatore comune che in qualche modo contiene ed esprime le varie dimensioni del vivere da presbitero o consacrato, ma che ha anche bisogno d'ogni dimensione del vivere umano.

In concreto è la persona del Figlio, il suo mistero di morte e resurrezione, la sua pasqua, i suoi sentimenti, come abbiamo già indicato, il suo cuore di Servo e di Buon Pastore.

Questo riferimento teologico-spirituale è anche il polo nevralgico che funziona da elemento integratore, e che dovrebbe essere il cuore stesso della vita sacerdotale e consacrata, il suo centro vitale, ciò che la anima e ne costituisce l'identità e che è indispensabile non solo riscoprire e proporre con chiarezza nella formazione iniziale, ma anche articolare pedagogicamente come polo di attrazione e trazione psichica. In altre parole, il processo d'integrazione psichica può realizzarsi solo attorno a quanto è già stato posto, almeno teoricamente, al centro della vita cristiana e dell'identità della vita consacrata e sacerdotale. Che è appunto il Cristo, perché così è piaciuto al Padre-Dio, fare di Cristo “il cuore del mondo, il centro non solo del cosmo, ma della vita d’ogni vivente, perché in lui ci ha scelti, benedetti, predestinati, redenti, ricapitolando in lui tutte le cose, rappacificando ogni realtà col sangue della sua croce (cf Ef 1,3-10; Col 1,15-20); poiché il Verbo s’è incarnato non “per abolire, ma per dare compimento…”, perché “tutto sia compiuto” (Mt 5,17-18).

A questa centralità teologica di Cristo deve corrispondere sempre più una centralità, per così dire, psicologica o psicopedagogica, che poi non è altro che quel processo di “ricapitolazione” e “rappacificazione” di cui parla Paolo, operazione complessa, che parte da lontano e che non può non durare tutta la vita, ma che può e deve necessariamente cominciare nella formazione iniziale.

Si tratterà allora di porre davvero la croce al centro della vita del giovane, quasi di piantargliela in cuore, perché scopra progressivamente come solo la croce del Figlio, quale segno innalzato da terra dell’amore più grande, possa dare senso a tutto, davvero a tutto, al passato e al presente, al limite personale e alla debolezza, all’impotenza e al peccato, alla vita e alla morte, alla sofferenza e all’amore, alla sua scelta vocazionale e a ogni scelta di vita; poiché solo la pasqua del Signore può trasformare il male in bene, l’assurdo in sensato, l’offesa ricevuta in purificazione radicale, la malattia in partecipazione responsabile alla salvezza, la morte in vita…; solo l’amore espresso dalla croce può giudicare la storia personale e orientare l’amore, formare la coscienza e illuminare gli occhi della mente, portare a galla ciò che è inconscio e inconfessato, ferire e sanare, scoprire l’autentico mistero della sessualità e darle ordine, dirne natura e ricchezza, svelare illusioni e trucchi, difese e reticenze dell’egoismo umano, rivelare che l’amore ha le stigmate e se non ce l’ha non è vero amore… La croce è la verità della vita4.

Per questo attira (“Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”, Gv 12,32, tutti e tutto), per questo ricompone e ricongiunge ciò che era diviso, arido e disperso, ogni frammento di vita e d’umanità (cf Ez 37,1-15); “nulla si sottrae al suo calore” (Sal 18), poiché la croce è quel centro vivo e caldo attorno al quale il giovane deve progressivamente imparare a far girare la sua vita, impulsi, limiti, sentimenti, istinti, desideri, progetti, passioni, sogni, relazioni, ecc..

Essa è quell’icona che lo sguardo del giovane in formazione deve continuare a fissare lungo il cammino formativo (cf Gv 19,37), come gli Ebrei nel deserto.

 

Tentiamo ora di riprodurre in un unico quadro sintetico quanto abbiamo visto in questi tre capitoli.

Tav I: Obiettivo della formazione: contenuti e prospettiva sincronica.

 

Modalità psico-spirituale

Icona biblica

Area intrapsichica

Cammino

da attivare

Oltre…

internalizzazione

i sentimenti del Figlio

Io attuale

identificazione

col Servo o il Buon Pastore

la sequela imitativa

relazione

la libertà dello Spirito

Io relazionale

centralità dell’altro

la perfezione privata

integrazione

il disegno

del Padre

Io ideale

ricapitolazione della vita attorno alla croce

I modelli della realizzazione e accettazione dell’io

Tale schema grafico ci offre in sintesi la prospettiva dell’obiettivo della formazione dal punto di vista dei contenuti. È la prospettiva sincronica.

 

Cerchiamo ora di sintetizzare e proporre con uno schema grafico l’evoluzione dei modelli della formazione in questi ultimi decenni

Tav. II: Modelli della formazione: evoluzione storico-diacronica

Modello

Obiettivo

Modalità

Aspetti positivi

Punti dubbi

PERFEZIONE

Conquista perso-nale della santità

eliminazione di

quanto s’oppone all’idea di perfezione

molta chiarezza, di metodo e fine;

un certo rigore

Pretesa poco reali-stica; rischio d’impoverimento psichico

AUTO-

REALIZZAZIONE

Stima di sé e autoaffermazione

attuazione di

doti e qualità personali

Senso dell’unici-tà e dignità dell’io

Un certo narci-sismo con possibi-li esiti depressivi

AUTO-

ACCETTAZIONE

Accoglienza della

propria realtà

Conoscenza di sé senza pretesa di cancellare il negativo

Diminuzione della tensione e accoglienza reali-stica del limite

Mediocrità generale senza motivazione a cambiare

INTEGRAZIONE

Ricapitolazione della vita attorno alla croce

Assunzione credente della propria realtà

Integrità persona-le e recupero del negativo

Fatica d’integrare certe ferite del passato

Lo schema va letto dall’alto verso il basso, lungo un percorso le cui tappe non sempre sono così rigidamente differenziate.

 




4 Cf A. Cencini, La croce, verità della vita, Milano 2001.






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