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P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

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  • LIBRO I
    • CAPITOLO 2 Educazione, e primi preludi in santità di Alfonso.
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CAPITOLO 2

Educazione, e primi preludi in santità di Alfonso.

 


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Non fu ad altri affidata l'educazione di Alfonso, come per lo più si pratica da' nobili, ma fu questa tutta cura, anzi di ragion privata, della propria Madre. Essa D. Anna, che ben sapeva i suoi doveri, se ne prese sollecita tutto il pensiere; ne permise, che altri ingerito si fosse in ammaestrare ne' doveri Cristiani, così questo Figlio, che ogni altro frutto prodotto dalle proprie viscere.

per attestato dell'altro Fratello D. Gaetano, che ogni mattina la santa donna era sollecita in


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benedire i suoi figli, e far da questi prestare a Dio i dovuti ossequi; che ogni sera, avendoli radunati intorno a se, li ammaestrava ne' rudimenti Cristiani; recitava con essi il Santo Rosario, e sodisfaceva ad altre preci in onore di altri santi; ch'era attenta a non farli conversare con altri uguali; ed affinché la grazia prevenuta avesse la malizia, ed i figliuoli di per tempo avvezzati si fossero ad odiare il peccato, ogni otto giorni portavali con se a confessare nella Chiesa de' PP. Girolimini dal P. D. Tommaso Pagano suo Confessore, e loro parente. Io che conosco, ed ho trattato con questa gran donna, mi figuro in essa la saggia Regina Bianca: siccome quella istruiva, e voleva tutto di Dio il suo Luigi, così questa ammaestrava e voleva tutto santo il suo Alfonso.
Soprattutto vedevasi impegnata D. Anna ad istillare nell'anima de' figli un'amor tenero verso Gesù Cristo, ed una filiale confidenza verso Maria Santissima.

 

Ma se fu sollecita D. Anna nell'educare santamente il suo Alfonso, non men sollecita fu la Provvidenza nel ricolmarlo de' suoi doni. Sortì Alfonso un cuore tutto disposto a qualunque impressione della Grazia. La divozione, e l'inclinazione per la pietà era in esso tutta connaturale. Si può dire che la virtù prevenne l'età, tanto di buon'ora fece comparire e maturità, e divozione. Anche in quell'età si vedea Alfonso alieno da quei passatempi, che sono proprj de' figliuoli; ma vedevasi tutto dedito, e lo facea con particolar compiacenza, in formare altarini, e celebrar giolivo feste e festicciuole di varj santi.

Avanzato in età, e gustato avendo nelle pratiche di pietà il dolce delle divine comunicazioni, spesso spesso vedevasi da solo a solo presentarsi il nobile Giovinetto innanzi a Dio, e trattenersi diffondendosi in ferventi preghiere. Così Alfonso incominciò a partecipare innanzi tempo di quelle grazie, che sono proprie di quelle Anime già preordinate ad una santità grande, e singolare.

 

Aveano in quel tempo i Padri Girolimini in Napoli una fervente Congregazione tutta addetta allo spirituale profitto de' Giovanetti Cavalieri. Sommo era il vantaggio, che se ne ritraeva, e da i Nobili si faceva a gara in farla frequentare dai loro figliuoli. Non furono lenti D. Giuseppe, e D. Anna in volerci arrollato anch'essi il loro Alfonso. Era allora il figliuolo in età di circa anni nove; ma faceva stupore a quei Padri la di cui esemplarità, e somma divozione. Benché figliuolo si vedeva di per tempo ogni Domenica mattina alla sua Congregazione. Vedevasi docile, e tutto sommesso a qualunque cenno di cui vi prevedeva: attento e divoto agli esercizi, che si praticavano; e vedevasi famelico, anziché anzioso in sentire le comuni Istruzioni.

Non mancava confessarsi dal suo Padre D. Tommaso Pagano; ed in seguela di tempo ricevette ancora la S. Comunione. Dava tenerezza vedere un figliuolo di quell'età assistere ginocchioni e con una particolar divozione alla S. Messa, e parteciparne con fervore di spirito il divin


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Sacramento. Si apparecchiava con divoti libriccini, che aveva alla mano, e ginocchioni trattenevasi ancora in fare i dovuti ringraziamenti.

 

Come Alfonso si avanzava negli anni, così crescevano le sollecitudini della Madre. Non contenta di quello apprendeva sotto la guida di quei ottimi Sacerdoti, e specialmente del P. D. Tommaso Pagano, che ne ascoltava le confessioni, essa medesima istruivalo praticamente nella maniera di saper orare, e ne' doveri, che sono proprj di un Cavalier Cristiano. Mettevagli in orrore il gran male, che in se é il peccato, l'Inferno che si merita, e di quale disgusto sia al cuore di Gesù Cristo, qualunque colpa ancorché leggiera. Tutto faceva impressione in Alfonso.

Consolavasi D. Anna, perchè trovava nel cuore del figlio una docilità così grande, e quella rettitudine di mente, che rendevano efficaci le proprie istruzioni. Quello però, che più si ammirava da tutti era  di lui costanza negli esercizj divoti. Giunta l'ora di quella particolar divozione, che soddisfar doveva colla Madre, fu presentata da se né trascurava verun altro esercizio, che esso medesimo prefisso si aveva.

 

Era Alfonso di circa anni dodeci, ed uopo é dire, che in questa età la sua orazione non era ordinaria, ma sublime. Abbiamo un fatto troppo sorprendente, ed oltre tanti altri, vi fu il testimonio il  Cavaliere D. Antonio Villani, cognato di D. Pietro Sersale, fratello del Cardinale di questo nome. Questo fatto è di per se solamente sufficiente a fare una competente idea della santità di Alfonso nella sua puerizia, e come e quanto Iddio se gli communicava colle sue grazie. Aveano in costume i PP. Girolimini portare a diporto fuori Napoli il dopo Vespero della Domenica in qualche villa i Figliuoli della Congregazione.

Una volta tra l'altre furono nella villa del Principe della Riccia sopra Capo di Monte, che dicesi Miradois. Come vi giunsero si posero i Giovanettidivertirsi col giuoco degli aranci. Invitato Alfonso, si schermì con dire, che non sapeva di giuoco; ma tanto fu pregato, ed importunato da compagni, che, sebbene con rincrescimento, anche si pose a giuocare. La buona sorte lo favorì in modo, che vinse filfilo da trenta partite. Generò questa vincita dell'invidia ne' compagni; anzi uno d'età più avanzata, e fu quello che più animato l'avea a giuocare, montando in bestia, voi, disse, eravate quello che non sapevate giuocare? in così dire proferì scioccamente nel fuoco dello sdegno una parolaccia   impura. Arrossì in sentirla Alfonso, e postosi in contegno, come, disse rivolto a' compagni, per pochi quattrini si ha da offendere Dio: Questi sono i vostri denari, e così dicendo butta a terra i tornesetti già vinti, e con isdegno innocente volgendo le spalle ai compagni, tutto fuoco si diparte da quelli, e s'inoltra nel Giardino.

Vi è cosa dippiù. Fattosi tardi, e volendo i Giovanetti far ritorno a casa, non si vedeva Alfonso. Si chiama, e non risponde; ed avanzandosi


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l'ora girano tutti per ritrovarlo, spiando ogni viale. Ma, con istupore di ognuno, ritrovasi Alfonso ginocchioni, orando avanti un'Immagine di Maria SS., che avendola con se, fissata l'aveva in faccia ad un cespuglio di lauro, o di bosso, ma assorto in Dio, è talmente alienato da sensi, che non si scosse, se non dopo qualche tempo, ancor che romoreggiassero i compagni. Come ho detto, fu presente a questo fatto D. Antonio Villani Cavaliere di somma integrità. Questi, perchè amicissimo de' nostri, frequentava la nostra Casa di Ciorani. Discorrendosi un giorno delle virtuose azioni di Alfonso, Voi, che ne sapete, disse quasi lacrimando, questo è stato Santo sin da figliuolo, ed in così dire, raccontò ai nostri, come testimonio di veduta, quanto si è detto.

 

Ancorchè vecchio, si conosceva così tenuto Alfonso alla Madre, per la somma cura che il fanciullo avevane avuta, che ne magnificava le obligazioni, e tra i benefici ricevuti da Dio, riconosceva per uno de' maggiori, l'aver avuto una Madre santa.
Soleva dire: Quanto di bene riconosco in me nella mia fanciullezza, e se non ho fatto del male, di tutto son tenuto alla sollecitudine di mia Madre. Diceva dippiù, che suo Padre per lo più andando in corso colle Galee, non poteva attendere come voleva, all'educazione de' figli, e che tutto il pensiere avevasi dalla propria Madre.
Disse ancora un giorno: Se in morte di mio Padre ho ricusato di portarmi in Napoli, facendo a Dio un sacrificio di quel debito, che per natura era tenuto, nella morte di mia Madre, se sono in tempo opportuno, non avrò cuore di non essere a consolarla.




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