Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

IntraText CT - Lettura del testo

  • Libro 3
    • Cap.66 Profusa carità di Alfonso con i poveri, se famelici e nudi.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 350 -


Cap.66

Profusa carità di Alfonso con i poveri, se famelici e nudi.

 


- 351 -


Con i bisogni dell'Anima non trascurò Alfonso nei suoi figli i bisogni del corpo. Fisso avendo nel cuore le opere di misericordia nel Vangelo prescritte, se incaricate si veggono queste ad ogni fedele, molto più, ei diceva, si esigono da chi è Vescovo. Oggetto di sua commiserazione, fece per primo i tanti poveri. Amava questi, e preferivali a tutti, né lasciò sovvenirli il più che poteva. Riconoscendo in essi l'immagine viva di Gesù Cristo, par che a momento se li ripetesse: "Voi fate a me, quello che fate a questi.

 

I giorni destinati alla pubblica limosina erano il Mercoledì, e Venerdì; ma contestati da tutti, che non eravi ora del giorno, in cui non vedevasi colla borsa nelle mani, e con queste aperte a beneficio comune. Che se più ore contava l'oriuolo, altrettante sarebbesi diffuso verso i poveri. Due volte la settimana, cioè il Mercoledì, e Venerdì, dicevami il Primicerio D. Giacinto Morgillo, erano giornate di limosina generale e pubblica; ma questa non era, che una certa formalità, mentre tutti i giorni erano uguali, perché tutti concorrevano, tutti erano consolati, e niuno era escluso dalla carità di Monsignore.

 

"Tutta la rendita mensale, così il Vicario D. Nicola Rubino, a riserba dell'onorario a me, e le mesate, che pagar soleva al suo Cappellano, ad un Servidore, ed al Cuoco, tutto il dippiù, toltone il vitto per se, e per la famiglia, distribuito vedevasi per limosina ai poveri, e per estirpare ed impedire in Diocesi i disordini, e le pratiche scandalose".

"Non sapeva più che fare, mi scrisse il P. M. Caputo, per soccorrere i temporali bisogni del prossimo. Vedevasi povero, e mendico; e vi reano giorni, ne' quali non avea che dare. Giornalmente, così anche contesta l'Arcidiacono Rainone, vedevasi piena la sala, e chi domandavagli il sale, e chi il lardo; chi zucchero, e chi dolci avendosi infermi in casa. Per questi specialmente chi voleva firmata la ricetta per lo speziale, e chi chiedeva china, ed altri semplici, che egli teneva ammaniti.

 

Non faceva distinzione, così portato dal suo buon cuore, tra un pezzetto di rame, e quello di argento. Riprovando tanta prodigalità l'Arcidiacono Rainone, "Monsignor mio gli disse un giorno, dopo che avete dato tutto, che più vi resta da dare? Pensate, che l'estate non sempre dura, e che sopravviene l'inverno, quando vi è bisogno maggiore. "La provvidenza non manca, rispose Alfonso. Per l'ordinario


- 352 -


mi dice il nostro P. Buonopane, non mancavano le cinque, e sei grana a ciascun povero.

 

 Qualche istinto interno, bisogna dire, egli aveva, per regolarsi nella limosina. Attesta il servitore Alessio, che portandoseli l'imbasciata di qualche povero non ordinario, dar soleva un tarì, o per lo meno un grana tredici. Ritornando lo stesso la seconda volta, Monsignore senza vederlo, o sapesse chi fosse, diminuiva la moneta, e ritornando la terza, davali meno. Chiedendogli la limosina nel medesimo giorno per altri, che non ancora vi erano stati, anche dava la pingue, ed abbondante, senza che egli sapesse gli uni, gli altri.

 

Cadendo le nevi in tempo d'inverno, o essendovi altre intemperie, non potendo i poveri travagliare, maggiormente la sua carità vedevasi singolarizzata. Per lo meno in questi tempi, mi dice D. Agnello Sgambati, somministrar soleva i sei, i nove, ed anche i docati dieci per giorno. Tante volte vedendosi in attrasso le finanze, e non eravi che dare, Monsignore affliggendosi, e stringendosi sulle spalle, scrivete, diceva, al Canonico di Cesare (era questi in S. Agata il suo Economo) se può mandarmi qualche cosa. In un anno non avendo che dare, correndo l'inverno, scrisse in Airola a D. Giovanni Mango, che avendo consumato il grano, e non essendovi più che dare, procurato avesse quantità di legumi. Così ricorreva ad altri, non bastandogli il cuore di veder patire i tanti poveretti.

 

Era così profuso nella limosina, mi dice il Canonico Michella, che non solo spogliarsi del bisognevole a se, ed alla famiglia, ma contrarre non lasciava grossi debiti per il pubblico sollievo. Vedendosi stretto, faceva capo per imprestito da varj mercanti, e persone benestanti. "Tante, e tante volte, così il Canonico D. Sabatino Crisci, sono io andato dal Signor Leonardo d'Ambrosio per i ducati cinquanta, per i cento, ed anche per i duecento, vedendosi accerchiato da quantità di poveretti. Non trovando chi gli facesse imprestito, ricorreva, vedendosi afflitto, alla liberalità de' potenti, e tante volte, specialmente al Principe della Riccia. Anche la Duchessa di Maddaloni in una sol volta mandagli più centinaja di ducati, specialmente per i poveri di S. Agata, e di Arienzo.

 

Vi sono in S. Agata, e nella Diocesi sessantaquattro, ma ricche Cappelle. Amministravansi queste ne' primi tempi che fu in S. Agata anche dal Vescovo. Monsignore toltone le spese forzose, tutto il dippiù, come rilevasi dai libri de' conti, non impiegavalo, che in beneficio de' poveri, in maritaggi di orfane, per letti, e biancherie, e per coprire la nudità di tanti altri.

Era così profuso nella limosina, che obbligò talvolta i Rettori di queste Chiese a far debiti in beneficio de' poveretti. Varie di queste Cappelle essendosi dichiarate Laicali, Alfonso non si


- 353 -


diede indietro. Tanto picchiava coi respettivi Amministratori, che anche molto denaro distribuivasi a sua divozione.

 

Stimava egli i poveri come unica sua porzione spettatagli dal Gran Padre di famiglia. Gl'interessi di questi erano a tutti preferiti, eravi in lui altro riguardo per veruno.

Aspettandosi la prima volta in S. Agata suo fratello D. Ercole, colla nuova sposa D. Marianna Capano - Ursini, il Vicario, ed altri fecero sentirli doversi apparecchiare alla Cognata un qualche regalo. Sì, rispose Monsignore; ed il regalo per D. Marianna non fu che una frasca di fiori, che anche in dono egli aveva ricevuto.

Rappresentandogli, che troppo scarsa era l'attenzione, "E che volete, disse Alfonso, che io lo levo ai poveri, e complimento mia Cognata?

Godeva la Dama trattenervisi in S. Agata, ma nol godeva Monsignore, portandone l'interesse. Vedendo che non eravi principio di partire, candidamente le disse: Io goderei che vi tratteneste lungo tempo, ma come facciamo che non spendo del mio? Tutto il denaro è della Chiesa, e ciò che si leva alla Chiesa, si toglie ai poveri.

 

Abbiamo un atto di carità in Monsignore, forse non sperimentato in altri. Amava talmente il povero, che dovendo ammettere taluno al suo servizio, preferiva sempre, senza badare al proprio comodo, il più povero, non perché più abile, ma perché tale. Mancandoli il Secretario in Arienzo, informossi chi era più povero,  se D. Custode Troisi, o D. Virgilio Cimino. Tutti e due disse al Vicario sono capaci, ma sento che D. Virgilio sia poveretto. Sopra di questo fermossi, ancorché con tenerezza egli amasse D. Custode. Bastava dirli, che un servidore era povero, e moriggerato; tutto il dippiù se era capace, o non si esaminava.

 

Anche questo è poco. Trattandosi di poveri, toglievasi per sollevarli anche il boccone dalla bocca. Avendoli mandato regalando un nuovo Priore de' PP. Domenicani di S. Maria a Vico circa tre rotola di buon pesce, stimò riceverselo, dimostrandone gradimento, per far vedere non starne disgustato per un'amarezza, che dai PP. aveva prima ricevuto.

Facendoseli la solita lezione spirituale dal fratello Francescantonio, e propriamente sulla vita del Ven: Bartolomeo de Martyribus, si lesse esser stati soliti gli Arcivescovi di Praga mandare al Re ogn'anno, non in qual solennità, un certo pesce, e che considerando la spesa, ed il trasporto, il Venerabile risolvette esser meglio impiegarlo per li poveri, che per il Re.

Sentendo questo Monsignore, Dimani, disse al Fratello, che è mercato in Maddaloni, mandate a vendere il pesce, e fatene limosina. Essendoseli detto esser poca cosa, e che non costava tanto il pesce, quanto la giornata da pagarsi all'uomo, Non ci vuol altro, replicò Monsignore, fate come vi ho detto. Il vero si è, che essendosi adocchiato il pesce, non volevano i familiari farselo scappare; e per


- 354 -


quietarlo se li disse, che per quella mattina comprato non si sarebbe la solita pietanza.

 

Se tutti i poveri erangli a cuore, soprattutto però interessavasi per le Famiglie civili, ma povere. Queste voleva, se li ricordassero da' Parrochi. " io, mi disse il P. Rafaele da Ruvo, Definitore Alcantarino, quante Famiglie intere Egli provvedeva segretamente di vitto, e vestito. A chi teneva assegnato carlini dieci il mese, a chi trenta, ed a chi i cinque, e sei ducati, e più ancora secondo la persona, e famiglie. Teneva, per togliere ogni confusione, una tabella con tanti laccetti, e come capitavano le persone designate, aveva per regola il Fratello Francescantonio tirare uno di quei laccetti".

 

Viveva in somma miseria, ed anche abbandonata dal proprio fratello, una Giovanetta gentildonna, orfana di padre, e madre. Sapendone lo stato Monsignore, mandolle la prima volta per il Parroco una competente somma, per riparare l'attrasso, e poi mensualmente quanto bisognavale.

 

Grande è il numero, come è già noto, ed altrove già dissi, di queste tali in segreto provvedute. Una sol volta però contro il suo istinto dovettesi mostrar duro. Viveva in miserie una Gentildonna carica di figli, perché tutto dal marito consumavasi nel giuoco.

 Fattosi Monsignore compassione dello stato di quella sventurata, somministravale ogni mese, ma nascosto del marito, mezzo tomolo di grano. Avendolo questi saputo, mandavaselo a prendere in nome della moglie, ed in cambio di mandarlo al molino, vendevalo, e giocavasi il prezzo. Non sapeva Monsignore, come regolarsi.

Nella carestia specialmente del 1764 facendole compassione lo stato della moglie, e de' figli, in una sol volta diedeli tomola tre di grano. Avendo saputo averselo anche il marito venduto, e giuocato, non volle guardarlo più. Assegnò bensì alla moglie in segreto, ma per mezzo del Parroco, un mensuale soccorso.

 

Non era Alfonso amico di visite, come dissi, eppure in certe ore che vedevasi solo, e che altri non potevano esser da lui, godeva vedersi visitato, essendo qualche Gentiluomo povero, e meschino.

Ritrovandosi in Airola, era a ritrovarlo ogni sera, nell'ora tardi, come mi attesta Antonio Scottino Custode del Palazzo del Principe, un Gentiluomo carico di famiglia, ma povero, e che Monsignore non mancava sollevarlo nelle sue miserie, e che così non mancavano delle grandi limosine anche ad altre persone vergognose.
Un Officiale di Corte, uomo dabbene, ma forastiere, vedevasi in strettezza perché carico di famiglia. Avendone esposto i suoi bisogni ad Alfonso, ottenne docati sei al mese, per tutto il tempo, che fu di distaccamento in S. Agata.

 

Curioso è quello li accadde con un Canonico, ed era questi Tesoriere della Collegiata, che benchè Gentiluomo, perchè carico di obbligazioni,


- 355 -


vedevasi in sommo bisogno. Non mancava Alfonso sollevarlo per quanto poteva. Una sera tra le altre, essendovi presente il Canonico d'Ambrosio, Monsignor mio, li disse, io ho ucciso due neri, ma non ho come comprare il sale, e conciarli. E bene, che vuoi, che ti faccio? rispose Monsignore. V. S. Illustrissima ci deve pensare, disse il Tesoriere. Qui ci è D. Marcantonio, soggiunse Monsignore (avea il Canonico l'amministrazione di una Cappella) ed avendo questi risposto, che non avea che dare, su via, disse Alfonso, quanto sale vi bisogna? E quello, almeno rotola dodeci. Avendosi chiamato il Fratello Laico, fe darli il costo, che importava. Consolato il Tesoriere, disse ad un amico, aver ricevuto più di quello li necessitava.

 

Queste limosine segrete facevano il forte della carità di Alfonso. "Chi è Vescovo, dir soleva, questi poveri vergognosi aver deve in mira, perché questi non aspettano altro sollievo da veruno, e questi sono i veri poveri, raccomandati da Gesù Cristo".

Ritrovandosi un giorno con Monsignor Bergamo Vescovo di Gaeta, e Monsignor Tosti Vescovo di Fondi, richiese, perché suoi penitenti, come si regolassero intorno alla limosina. In quanto a questo, rispose Monsignor Bergamo, mi pare non mancarvi, ed è noto a tutti, grazie a Dio, che quanti vengono, tutti ricevono in abbondanza la limosina".

Per quello mi pare, ripigliò Alfonso, voi sapete fare il Parroco, e non il Vescovo. Voi leggendo il Vangelo, non l'intendete in pratica. La mano sinistra del Vescovo non deve sapere quello che fa la destra. Vi raccomando le limosine segrete, queste sì vi raccomando, le vedove, le famiglie bisognose, i poveri segreti. Bisogna soccorrere ognuno, ma questi ci debbono premere più di ogni altro".

 

Sopra tutto, come tante volte ho ridetto, vedevasi profuso, ove, a motivo di povertà, scandalo pota esservi, ed offesa di Dio. Attesta il Sacerdote D. Custode Troisi, che essendo andato Economo nella Parrocchia di Talanico, ritrovò, che tanti e tanti, per impotenza, tenevano figli, e figlie, anche non piccioli, nel medesimo letto. Alfonso avendo inteso questo disordine, non mancò subito somministrare quanto bisognava per provvederli di letto. Mi conferma di vantaggio che quante volte esponevali simili bisogni, altrettante riscuotevane abbondantissima limosina.

 

Avendo inteso, mi disse il Primicerio Carfora, che una povera vecchia teneva sei figli maschi, e femmine, ma grandetti, in un medesimo letto, inorridì. Gesù, intesesi esclamare. Presto, disse, chiamate il Fratello Francescantonio: e diede ordine nell'istante, che subito, e senza dimora provveduta si fosse di quanto bisognava".
Bastava, che un Parroco, o altro Sacerdote, mi dice D. Giuseppe Razzano, li scrivesse, che qualche capo di famiglia tenesse, a motivo di povertà, li figli nel proprio letto, che in risposta eravi provvidenza per li sacconi, e per ogn'altro bisognevole". Contestavano tutti i Parrochi, che se vedevasi qualche donna in pericolo per la sua povertà, o qualche vedova, o taluna malamente maritata, non tanto rappresentaveli il bisogno, che soccorrer vedevasi per vitto, e vestito.

 

Non è, che profuso soltanto fosse Monsignore in S. Agata, ed Arienzo; ma avendo in mira i poveri di tutta la Diocesi. Tutto quello che spettavali in S. Visita di Cattedratico, ed ogni altro emolumento come dritto della mensa, tutto lasciavalo, come dissi, in mano de' Vicarj Foranei, volendo, che segretamente, coll'intelligenza de' Parrochi, somministrato si fosse alle famiglie povere. Nella folla de' tanti memoriali, che per varj motivi capitavano dalla Diocesi, se taluno ne ritrovava di qualche povero, dir soleva tutto allegro: oh questo sì che mi piace: è memoriale per limosina.

 

 Sapendosi la sua liberalità con i poveri, anche da fuori Diocesi ricorrevasi da lui per limosina. Tante volte, vedendosi stretto, e non potendo "La carità, diceva, ma dicevalo con amarezza di cuore, deve essere ordinata: se non ho per questi poveri affidatimi in ispecialità da Dio, come posso dilatarmi con altri, se sono nell'impotenza?"

Essendo stato richiesto per un assegnamento mensuale dal Parroco di S. Agata per una persona fuori Diocesi: "Ben sapete, gli scrisse a 3. Settembre 1774. che io son tenuto soccorrere i poveri della mia Diocesi, che si sono tanto avanzati, non so più che fare. Ad ogni modo faccia sentire in mio nome al Canonico D. Gioacchino di Cesare, che gli dia carlini quattro al mese. Io son povero, e non posso distendermi di vantaggio".

 

Spesso spesso un povero, non diocesano, veniva per la limosina, e persona sembrava in qualche modo civile. Per ordinario facevali dare dal Fratello Francescantonio carlini dieci, e quindeci. Una volta, tra le altre, strepitava col Fratello non esser sufficienti al proprio bisogno. A tempo uscendo di stanza Monsignore, e sentendo la pretenzione "Figlio mio, li disse, io vivo accerchiato da poveri, e non so più che mi vendere, contentatevi ora di questo, che appresso Iddio provvederà". Dichiarandosi quello mal soddisfatto, borbottando partì. Compatendo Monsignore la di lui miseria, fattolo richiamare, feceli dare carlini venti.

 

Anche i Pellegrini non partivano scontenti; maggiormente se erano petulanti. Ritirandosi una sera di Sabbato, dopo aver predicato nella Cattedrale, incontrossi con un Pellegrino, che nobile spacciavasi, e di fresco convertito alla Fede. Avendo detto al Secretario di darseli carlini due, rifiutolli, strepitando non poter vivere. Sentendo Monsignore da dentro la stanza gli schiamazzi, quietatelo, disse, e dateli qualch'altra cosa. Essendoseli dato un pezzo di grana ventiquattro, anziché prenderlo, maggiormente schiamazzava. Vedendo Alfonso che non finivala; dateli, disse, ciò che vuole, e quietatelo: e di fatti li fe dare carlini quattro.


- 357 -


Se famelico il povero veniva sollevato, nudo vedevasi ricoperto. Non davali il cuore vedere un pezzente cencioso, e privo del necessario. Oltre delle provvidenze secrete, altrove tante volte ripetute, ogni anno procurava quantità di tela, e varie robe di lana, e tutti in proporzione venivano provveduti.

 

Anche i meno poveri, che non erano in tanta necessità, vedendolo così liberale, facevano capo a lui. Non ce la vogliamo perdere, dicevano taluni: altri, non vogliamo restar corrivi; e così portavansi tutti a Palazzo, chi per un pretesto, e chi per un altro.

Essendovisi portata una donna del casale di Cave, tenimento di Arienzo, ove, per l'inclemenza del clima, uomini e donne sono quasi tutti bozzolosi nella gola, ed avendo seco una figlia nubile anche bozzoluta, disse, che avendola trovata a maritare, non sapeva come provvederla di un tonnino. Non capiva Monsignore cosa fosse il tonnino. Richiesta la donna dal Secretario, spiegossi esser un filo di globetti di oro per ornamento della gola. Prorompendo in riso il Secretario, non bastano, disse a Monsignore, per ornare quella bozza tutt'i tonnini degli orefici. Anche Monsignore diede in riso; ma, dando luogo alla compassione, volle se li dassero carlini dieci; e non finendo quella di picchiare, fecela dare altri carlini quattro.

 

Più furba fu una storpia, anche meno bisognosa. Fattasi portare da Monsignore, espose che non aveva né letto, né camicia. Avendo egli a tempo una quantità di tela, somministrolle quanto desiderava. Calata da Palazzo, vendette la tela, e gloriavasi aver strappato anch'essa la sua porzione. Sapendosi questi furti, non mancò più d'uno, e specialmente il Decano Daddio farlo avvertito, che volentieri veniva ingannato. Questo non fa male, disse Monsignore, meglio è dare il soverchio, ed esser ingannato, che dare il manchevole, ed esser da Cristo rimproverato.

 

Tra i poveri privileggiati, come Alfonso chiamavali, vi erano ancora i Cappuccini, i PP. Alcantarini, ed oltre il povero Conservatorio delle Monache, dette di S. Filippo, anche quelle del nuovo Monistero del Redentore. Questi, oltre delle limosine in danaro, avevano ogni anno certa quantità di olio, grano, e vino.

 

Tale fu la prodigalità verso i poveri di Monsignor Liguori. Ma non fu questo, come tutti contestano, un gioco di un anno, o di due. Costante fu sempre questa sua carità da che pose piede nel Vescovado, sino a che fu di ritorno in Nocera. Penava esser Vescovo, ma rincrescevali molto più perché povero. "Solo per questo invidio i Vescovi, che hanno una rendita grande, disse ad uno de' nostri, perché hanno modo a poter soccorrere con più abbondanza i poveri, e far loro delle molte limosine".




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) Copyright 1996-2007 Èulogos SpA