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Giacomo Ferretti
Olivo e Pasquale

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  • ATTO PRIMO
    • Scena terza. Isabella, Matilde, Camillo, Pasquale
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Scena terza. Isabella, Matilde, Camillo, Pasquale

 

Isabella lavorando vicino a Matilde, con capo basso
e non alzando gli occhi, Camillo al suo tavolino
affettando concentrazione nel compilare un conteggio;
indi a suo tempo Pasquale in veste da camera, pantofole
e berretto sulla porta comune ascoltando, mostrando
godimento e poi avanzandosi pian piano.

MATILDE
(piano ai due)
(Zitti: al posto,
coraggio: non tremate.) Sì, signora,
che ci volete far? Ci vuol pazienza.
C'è una gran differenza
fra il papà così brusco e il naturale
di quel nostro carissimo Pasquale
(Sta vicino alla porta). Ah! sir cospetto!
Se fossi ancor ragazza
per quel Pasquale io diventavo pazza.

CAMILLO
Ti compatisco: è un uomo tanto buono;
che il miglior non si .

MATILDE
So che lo sposo
che si attende di fuori,
(Spero che non arrivi) rassomiglia,
ma tanto, tanto al vostro caro zio
al carattere, al tratto;
che del nostro Pasqual sembra il ritratto.

ISABELLA
Ah! lo volesse il ciel!

MATILDE
Via state allegra
se rassomiglia a lui, felice voi.
(Sta qui, ci sente, e gode.) Padroncina,
(Pasquale ora s'avanza, ora retrocede giubilando)
da giovanotto quel signor Pasquale
dev'esser stato bello bello assai.

ISABELLA
No: scordarmi di lui non saprò mai.

PASQUALE
Bravi! Cari! Benedetti!
Che modello di famiglia!
Qui va tutto a meraviglia
tutto in regola qui sta.
Si lavora? Grazie. Grazie.
Vieni, prendi una ciambella.
È una vera tortorella,
un estratto di bontà.
Sempre conti! Studii troppo.
Bada a te: ti ammalerai.
Magro, magro diverrai,
la salute se n'andrà.
Sottil sottile son diventato
perché da giovane troppo ho studiato.
Ero grassotto, tondo, geniale;
ora son l'ombra del fu Pasquale.
Da ragazzotto davo speranze,
e leggi leggi, e scrivi, scrivi,
di ventun anno le concordanze
facevo a mente dei verbi attivi.
Tutti dicevano: che bel talento!
Oh? come vola! Pare un portento?
Ma una tossetta io m'acquistai;
a poco, a poco mi dimagrai,
e secco secco restai così;
e la gramatica, e il dizionario
mandato ho al diavolo fin da quel .
Tu sposa diventi, tu madre sarai,
un tenero figlio fra un anno vedrai;
ma senti il consiglio che zio ti darà.
Ricorda il proverbio: d'un morto dottore
un asino vivo è sempre migliore
e un asino grasso più caro sarà.
Tant'è, Camillo mio: lo studiar troppo
logra la vita. Isabellina! Cara!
Mi sbaglio, o tu non sei
del tuo solito umore? Ragazzaccia!
Io lo so che cos'è. Non ci son lettere
del futuro tuo sposo. Nipotina!
Se non vi son lettere, buon segno,
in persona verrà; anzi ha già scritto
ad Olivo tuo padre,
che, caso mai, la folla degli affari
lo sequestrasse in Cadice,
per maniera più pronta e più sicura,
egli ti sposerebbe per procura.

CAMILLO
(Peggio! Che ascolto mai!)

PASQUALE
Senti, Isabella:
se manda la procura, tu non sai
chi fo procuratore?
Non te lo dice il cuore? Camilluccio
bravo procurator proprio stampato
un che fa conti come un avvocato!

CAMILLO
(Io mi sento morir.)

ISABELLA
(Mi vien da piangere.)

PASQUALE
Che! tu piangi? Perché?

MATILDE
Via, rispondete?
Poverina! quel lasciare il caro zio,
il suo caro Pasquale
le fa... capite bene? ... Le fa male,

PASQUALE
Zitta… non pianger… no;…che benché vecchio,
m'azzarderò per mare.
Ti verrò, quest'altr'anno a ritrovare.

OLIVO
(di dentro a voce alta)
Pasquale!

ISABELLA
Caro zio!
Ecco il papà... la man vi bacio: addio.
(parte in fretta nelle sue camere)

CAMILLO
Discendo nel negozio.
(parte come sopra per la comune)

MATILDE
Seguo la padroncina.
(parte come sopra)

PASQUALE
(guardandosi intorno)
Che deserto!
Fsct! Son tutti spariti. Me la godo.
Appena il Can de Tartari respira,
battono il Marco sfila,
come avessero l'ale.

OLIVO
(di dentro a voce altissima)
Ma, Pasquale! Pasquale!

PASQUALE
Vengo, vengo.
Che diversi cervelli!
Lui fuoco! Io gelo! Eppur siamo fratelli!
(parte lentamente)




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