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Giacomo Ferretti
Olivo e Pasquale

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  • ATTO SECONDO
    • Scena decima. Olivo, Pasquale, Camillo, un notaro, due servitori e detti
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Scena decima. Olivo, Pasquale, Camillo, un notaro, due servitori e detti

 

OLIVO
Andiamo, andiam di sopra.
(di dentro)
Vengan due servitori.

COLUMELLA
Umilissimo servo a lor signori.
(entra in fretta nella sua stanza, e torna poi a suo tempo)

BROSS
È il papà col notaio. Che risolvi?
Vuoi parlar? Vuoi che io parli?

ISABELLA
Io non ho testa.
Parlate voi... Parlerò io... mi sento
l'anima lacerar.

BROSS
Brutto cimento!

PASQUALE
Anche voi, signor sì. Senza di voi
qui non facciamo nulla.
(traendo Camillo)

OLIVO
(Le hai parlato?)

CAMILLO
(Perorai, fulminai.)

PASQUALE
(Ma quanto è caro!)
Adesso tocca, a lei, signor notaro.
Ehi! parente? Ci siamo. Isabellina,
or bisogna sforzar quella vocina.
Isabella, ora la voce
tutta quanta fuor mettete.
Per marito lo volete?
Un bel sì; ma tondo...

ISABELLA
No.

OLIVO e PASQUALE
Come no?

BROSS
Non v'alterate.
Chi padron fu mai del cuore?
Isabella a un altro amore
da gran tempo s'infiammò.

OLIVO
Voi mentite.

CAMILLO
(Qual cimento!)

BROSS
Columella!... Columella!

COLUMELLA
È verissimo, Isabella
(uscendo rapidamente)
sol di me s'innamorò.

ISABELLA
Non è ver: non lo credete
è un equivoco:... sappiate...

PASQUALE e OLIVO
Zitta. Taci.

BROSS
Favellate
a salvarvi io penserò.

ISABELLA
Io non amo che Camillo.
È Camillo il mio tesoro
io Camillo solo adoro
e Camillo sposerò.

OLIVO
Di tanta baldanza
T'opprime l'eccesso.
E quasi me stesso
io creder non so.
La rabbia il dispetto
mi tronca gli accenti:
ma trema... ma senti
feroce sarò.

PASQUALE
Di febbre pazzesca
fu questo un'accesso,
per Bacco!... Ma adesso
che cosa farò?
A me l'abbandona
se tu ti contenti.
Sgridarla, ed i denti
mostrarle saprò.

ISABELLA e CAMILLO
D'amore, d'ardire
Son/è giunta all'eccesso
ma palpito adesso;
sperare non so.
La rabbia, il dispetto
gli tronca gli accenti
spariste, o contenti!
Oppresso/Oppressa morrò.

BROSS
Di tanto coraggio
m'opprime l'eccesso:
e quasi a me stesso
io creder non so.
Son teco: fa cuore.
Invano paventi.
Consolati... senti.
Salvarti saprò.

COLUMELLA
Di tanta insolenza
m'opprime l'eccesso
e quasi a me stesso
io creder non so.
La rabbia, il dispetto
mi tronca gli accenti.
Spariste, o contenti;
pitocco morrò.

OLIVO
Dunque, voi?... Ma non l'avrete.
Dunque lei?... Ma si vedrà.
In ritiro ve n'andrete.
Questa sera partirà.

BROSS, CAMILLO e ISABELLA
Ah! pensate: sospendete,
mio signor/padre mio, per carità.

OLIVO
Un esempio alla romana
voglio dare, e lo darò.

COLUMELLA
(Or che soffia tramontana
come mai rimedierò?)

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Ah! se avete un'alma umana...

OLIVO
No.

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Se avete il cor nel petto...

OLIVO
No.

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Del loro/nostro casto affetto...

OLIVO
No.

BROSS, CAMILLO ed ISABELLA
Sentite...

OLIVO
No, no, no.
Non mi cangio: inesorabile
ho giurato, e ho detto no.

PASQUALE
(Ah! di qualche scenuflegio
testimonio diverrò!)

BROSS
(Passeggiero è questo turbine,
e sfogar lo lascerò.)

CAMILLO ed ISABELLA
Ah! che più del cuore i palpiti
io calmare non potrò.

COLUMELLA
(Creditori, disperatevi
co' miei debiti morrò.)

BROSS
Miei signor, non sposo vittime
volo al porto sul momento.
Spira ancor propizio il vento,
e alla patria io tornerò.

OLIVO
Fraschetta! Birbante! Per vostra cagione!
(scagliandosi convulso fra Isabella e Camillo)
Ma adesso all'istante ritrovo un bastone
vi stritolo il cranio, le spalle vi ammacco
calcare vi voglio con l'ossa in un sacco.
Parente, restate: fracasso non fate.
(correndo da Monsieur Le Bross)
Sposarvi Isabella per forza dovrà.

PASQUALE
Parente, giudizio, parente, attenzione;
qui fa un precipizio se piglia un bastone.
(raccomandandosi a Monsieur Le Bross)
Per certi affaracci Pasquale ci vuole.
Accomodo tutto con quattro parole.
Parente, restate, fracasso non fate.
Sposarvi Isabella per forza dovrà.

BROSS
Di tanti strapazzi non v'è la ragione.
S'adopra co' pazzi minaccia e bastone
(a Pasquale)
L'affare è imbrogliato, Pasquale ci vuole.
Tentate aggiustarlo con quattro parole.
Lasciatemi. Andate, voi rabbia mi fate.
(ad Olivo)
No: mia l'Isabella giammai non sarà.

CAMILLO ed ISABELLA
Pietade non sente non ode ragione;
ad un innocente minaccia il bastone.
O povero cuore, sei nato agli affanni.
Ma sfidi il rigore degli astri tiranni
no, no, non tremare tacere, e sperare.
E tua/mia Isabella: tua/mia sempre sarà.

COLUMELLA
O caso dolente! O fato briccone!
Mi sveglio con niente sognavo un millione.
Il plíffete e plàffete in fumo è svanito;
speravo una dote morrò d'appetito;
di stato tremare ognor sbadigliare
la guercia mia stella per sempre mi fa.

Partono tutti.




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