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1. La pace desideratissima,
che deve essere «la tranquillità dell'ordine»2 e la «tranquilla
libertà»,3 dopo le cruente vicende di una lunga guerra ancora oscilla
incerta, come tutti notano con tristezza e trepidazione, e tiene come sospesi
in un'ansia angosciosa gli animi dei popoli; mentre invece in non poche Nazioni
- già devastate dal conflitto mondiale e dalle rovine e dalle miserie che ne
sono state la conseguenza dolorosa - le classi sociali vicendevolmente agitate
da un acre odio, con innumerevoli tumulti e turbolenze, minacciano, come tutti
vedono, di scalzare e sovvertire gli stessi fondamenti degli stati. Davanti a
questo funesto e miserevole spettacolo l'animo Nostro è oppresso da somma
amarezza e Ci sembra che il paterno e universale mandato, che abbiamo da Dio
ricevuto, non solo Ci muova a esortare tutte le genti a volere estinguere i
segreti odi e a rinnovare felicemente la concordia, ma anche ad ammonire tutti
coloro che sono Nostri figli in Cristo, perché vogliano sollevare al cielo più
ferventi preghiere; sappiamo infatti che ciò che viene fatto senza la
propiziazione divina riesce manchevole e sterile, secondo la sentenza del
salmista: «Se non è il Signore che edifica la casa, inutilmente lavorano coloro
che la costruiscono» (Sal 126,1).
2. Immensi sono i mali, cui è necessario
porre rimedio, rimedio che non può essere ulteriormente prorogato. Poiché da
una parte l'economia in molte nazioni, per causa delle ingenti spese militari e
delle enormi distruzioni belliche, è in stato di tale incertezza ed esaurimento
che spesso non è in grado di risolvere i problemi che si prospettano e di
alimentare quelle opere opportune, con le quali si potrebbe dar lavoro a quanti
sono, purtroppo, costretti contro la loro volontà ad un ozio infruttuoso;
dall'altra parte, purtroppo, non mancano coloro che esasperano e sfruttano la
miseria delle classi proletarie, con segreto ed astuto calcolo, e impediscono
quindi quei nobili sforzi con i quali si cerca di ricostruire, con retto ordine
e con giustizia, le fortune andate disperse. Ma è necessario, finalmente, che
tutti comprendano che non con le discordie, con i tumulti, con le stragi
fraterne si possono riacquistare i beni perduti o salvare quelli in pericolo,
ma soltanto con operosa concordia, con mutua cooperazione, con pacifico lavoro.
3. Coloro che, con piano premeditato,
sollevano in modo inconsulto la folla eccitandola a tumulti, a sedizioni e a
offese della libertà altrui, senza dubbio non giovano a mitigare l'indigenza del
popolo, ma piuttosto l'accrescono e provocano l'estrema rovina, esacerbando
l'odio e interrompendo il corso delle opere della vita cittadina. Infatti le
lotte tra fazioni «furono e saranno per molti popoli una calamità più grande
della stessa guerra, della fame e delle epidemie».4
4. Ma in pari tempo è doveroso che tutti
comprendano che la crisi sociale è tanto grande al presente e tanto pericolosa
per l'avvenire da rendere necessario che ciascuno - e specialmente chi ha beni
maggiori - anteponga il bene comune ai vantaggi e alle utilità private.
5. E prima d'ogni altra cosa è
assolutamente urgente pacificare gli animi, riportarli a un fraterno consenso,
a una mutua comprensione, a una cooperazione vicendevole, in modo da poter
attuare quelle dottrine e quelle norme direttive che sono consentanee agli
insegnamenti cristiani e alle condizioni dell'ora presente.
6. Ricordino tutti che quella congerie di
mali, che negli anni trascorsi abbiamo dovuto sopportare, si è abbattuta
sull'umanità principalmente perché la divina religione di Gesù
Cristo, che è fautrice di mutua carità tra i cittadini, i popoli e le genti,
non regolava, come sarebbe stato necessario, la vita privata, domestica e
pubblica. Se dunque, per questo allontanamento da Cristo, la retta via è stata
smarrita, è necessario far ritorno a Lui sia nella vita pubblica sia in quella
privata; se l'errore ha ottenebrato le menti, è necessario ritornare a quella
verità, che essendo stata divinamente rivelata, indica il cammino che conduce
al cielo; se finalmente l'odio ha apportato frutti mortiferi, occorre
riaccendere quell'amore cristiano che può da solo
sanare tante piaghe mortali, superare tanti paurosi pericoli, addolcire tante
angosciose sofferenze.
7. E poiché già si avvicinano le soavi
solennità natalizie, che ci conducono alla contemplazione del Bambino Gesù che vagisce nel presepio e dei cori angelici imploranti
sugli uomini la pace, riteniamo opportuno rivolgere una viva esortazione a
tutti i cristiani e in particolar modo a coloro che sono nel fiore dell'età,
affinché visitino numerosi il sacro presepio e qui preghino, per ottenere dal
divino Bambino che voglia benigno estinguere e allontanare le fiamme che sono
minacciosamente agitate dall'odio nelle sedizioni e nei tumulti. Egli illumini
con la sua luce celeste le menti di quelli che spesso, piuttosto che mossi da
ostinata malizia, sono tratti in inganno da errori ammantati dalle piacevoli
apparenze della verità; egli reprima e plachi negli animi l'odio, componga le
discordie, faccia rivivere e crescere la carità cristiana. A coloro che godono
di molti beni, egli insegni una provvida generosità verso i poveri; a coloro
poi che tribolano per le loro condizioni povere e disagiate, egli, con il suo
esempio e con il suo aiuto, apporti le spirituali consolazioni e li conduca a
desiderare soprattutto quei beni celesti, che sono i beni migliori e che non verranno
mai meno.
8. Nelle presenti angustie, Noi confidiamo
molto nelle preghiere dei bambini innocenti, che il divin
Redentore in mode particolare accoglie e predilige. Innalzino dunque essi verso
di lui, durante le solennità natalizie, le loro candide voci e le loro esili
manine, simbolo dell'interiore innocenza, implorando pace, concordia, mutua
carità. E oltre alle fervide preghiere uniscano quegli esercizi di pietà
cristiana e quelle offerte generose, con le quali la divina giustizia, offesa
da tante colpe, possa essere placata, e in pari tempo gli indigenti possano
ricevere - nella misura che le disponibilità di ciascuno permette - gli
opportuni aiuti.
9. Abbiamo piena fiducia, venerabili
fratelli, che con solerte impegno e diligenza, di cui abbiamo tante prove, voi
farete sì che queste Nostre paterne esortazioni siano attuate e ottengano
felici frutti e che tutti, in modo speciale i fanciulli, corrispondano, con
volenteroso trasporto, a questi Nostri inviti che voi farete vostri.
10. Confortati da questa soave speranza,
sia a voi singolarmente e universalmente venerabili fratelli, sia ai greggi
affidati alle vostre cure, impartiamo con effusione d'animo l'apostolica
benedizione, quale attestato della Nostra paterna benevolenza e auspicio delle
grazie celesti.
Roma, presso San Pietro, il 18 dicembre, dell'anno 1947, IX del Nostro
pontificato.
PIO PP. XII
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