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Salvatore Cammarano
Roberto Devereux

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  • ATTO TERZO
    • Scena quarta. Roberto
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Scena quarta. Roberto

 

ROBERTO
Ed ancor la tremenda
porta non si dischiude... Un rio presagio
tutte m'ingombra di terror le vene.
Pur fido messo, e quella gemma è pegno
securo a me di scampo.
Uso a mirarla in campo,
io non temo la morte; io viver solo
tanto desio che la virtù di Sara
a discolpar mi basti...
O tu, che m'involasti
quell'adorata donna, i giorni miei
serbo al tuo brando, tu svenar mi dei.
Io ti dirò, fra gli ultimi
singhiozzi, in braccio a morte:
come uno spirto angelico
pura è la tua consorte...
Lo giuro, e il giuramento
col sangue mio suggello...
Credi all'estremo accento
che il labbro mio parlò.
Chi scende nell'avello
sai che mentir non può.
Odesi calpestio e sordo rumore di chiavistelli.
Odo un suon per l'aria cieca...
Si dischiudono le porte...
Ah! la grazia mi si reca.




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