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CAVALIERI
Te, signor, Matilde appella.
CORRADO
(piano ad Enrico)
Vanne, e scorda un folle amore.
(in atto di partire)
ENRICO
Ferma, indegno...
CAVALIERI
Qual favella!
ENRICO
Siam rivali...
CAVALIERI
Ciel... Che orrore!
ENRICO
Mio fratel, non è costui...
(sorpresa nei cavalieri)
Un infame, un assassino
fu suo padre...
più di lui egli è vile.
(si slancia sopra Corrado, gli strappa l'ordine dei conti
di Rudenz e lo calpesta)
CAVALIERI
Ah!...
CORRADO
Rio destino!...
(tremante di rabbia)
Tu colpevole mi rendi!
CAVALIERI
(Egli d'onta lo coprì!...)
ENRICO
Snuda il ferro. Ebben, che attendi?
Vieni.
(accennando verso il parco)
CAVALIERI
Ah! pensa...
ENRICO
Vieni.
CORRADO
(sguainando la spada)
Sì.
ENRICO
O tremenda gelosia
che m'ardesti, e m'ardi ancora,
o furor dell'alma mia
di sfogarvi è giunta l'ora!
Se alla sposa rieder vuoi
nel mio sangue déi bagnarti...
Sommo ben mi fia svenarti,
sommo ben mi fia morir.
CORRADO
Ch'ei snudar mi fe' la spada,
terra e cielo, io voi ne attesto.
Ah! l'orror su lui ricada
d'una pugna ch'io detesto.
Notte, addensa i veli tuoi,
copri tu sì fero evento...
Ah! di vincere pavento,
non pavento di morir!
CAVALIERI
(Ah! di morte i detti suoi
furo acerba e ria disfida!
Tanto oltraggio sangue grida!
Sprona all'armi tanto ardir!)
Entrano nel parco.
Magnifica galleria. Scala nel fondo, che mette ad altri
appartamenti: da un lato la porta della stanza nuziale,
dall'altro un verone. Le pareti sono inghirlandate di fiori,
e da per tutto sfolgoreggiano vaghe faci.
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