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Giovanni Paolo I
Discorso al Clero Romano

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  • Secondo il Vangelo
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Secondo il Vangelo

Forse avrete notato che, già parlando ai Cardinali nella Cappella Sistina, ho accennato alla « grande disciplina della Chiesa » da « conservare nella vita dei sacerdoti e dei fedeli ». Su questo argomento parlò spesso il mio venerato Predecessore; su di esso mi permetto di intrattenermi con voi brevissimamente in questo primo incontro con confidenza di fratello.

C'è la disciplina « piccola », che si limita all'osservanza puramente esterna e formale di norme giuridiche. Io vorrei, invece, parlare della disciplina « grande ». Questa esiste soltanto, se l'osservanza esterna è frutto di convinzioni profonde e proiezione libera e gioiosa di una vita vissuta intimamente con Dio. Si tratta - scrive l'abate Chautard - dell'attività di un'anima, che reagisce continuamente per dominare le sue cattive inclinazioni e per acquistare un po' alla volta l'abitudine di giudicare e comportarsi in tutte le circostanze della vita secondo le massime del Vangelo e gli esempi di Gesù. « Dominare le inclinazioni » è disciplina. La frase « un po' alla volta » indica disciplina, che richiede sforzo continuato, lungo, non facile. Perfino gli angeli visti in sogno da Giacobbe non volavano, ma facevano uno scalino per volta; figuriamoci noi, che siamo poveri uomini privi di ali.

La « grande » disciplina richiede un clima adatto. E, prima di tutto, il raccoglimento. Mi è toccato, una volta, di vedere alla stazione di Milano un facchino, che, appoggiata la testa ad un sacco di carbone addossato a un pilastro, dormiva beatamente... I treni partivano fischiando e arrivavano cigolando con le ruote; gli altoparlanti davano continui avvisi frastornanti; la gente andava e veniva con brusio e rumore, ma lui - continuando a dormire - pareva dicesse: « Fate quel che vi pare, ma io ho bisogno di star quieto ». Qualcosa di simile dovremmo fare noi sacerdoti: attorno a noi c'è continuo movimento e parlare di persone, di giornali, di radio e televisione. Con misura e disciplina sacerdotale dobbiamo dire: « Oltre certi limiti, per me, che sono sacerdote del Signore, voi non esistete; io devo prendermi un po' di silenzio per la mia anima; mi stacco da voi per unirmi al mio Dio ».

E sentire il loro sacerdote abitualmente unito a Dio è, oggi, il desiderio di molti buoni fedeli. Essi ragionano come l'avvocato di Lione, reduce da una visita al Curato d'Ars. « Cosa avete visto ad Ars? » gli fu chiesto. Risposta: « Ho visto Dio in un uomo ». Analoghi i ragionamenti di S. Gregorio Magno. Egli auspica che il pastore d'anime dialoghi con Dio senza dimenticare gli uomini e dialoghi con gli uomini senza dimenticare Dio. E continua: eviti il pastore la tentazione di desiderare di essere amato dai fedeli anziché da Dio o di essere troppo debole per timore di perdere l'affetto degli uomini; non si esponga al rimprovero divino: « Guai a quelli, che applicano cuscini a tutti i gomiti »1. « Il pastore - conclude - deve bensì cercare di farsi amare, ma allo scopo di farsi ascoltare, non di cercare quest'affetto per utile proprio »2.

I sacerdoti, in un certo grado, sono tutti guide e pastori, ma hanno poi tutti la giusta idea di quello che comporta veramente essere pastore di una Chiesa particolare, ossia Vescovo? Gesù, pastore supremo, di sé, da una parte, ha detto: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra »3, dall'altra ha soggiunto: « Son venuto per servire »4 ed ha lavato i piedi ai suoi Apostoli. In lui andavano dunque insieme potere e servizio. Qualcosa di simile va detto degli Apostoli e dei Vescovi. « Praesumus - diceva Agostino - si prosumus »5; noi Vescovi presiediamo, se serviamo: è giusta la nostra presidenza se si risolve in servizio o si svolge a scopo di servizio, con spirito e stile di servizio. Questo servizio episcopale, però, verrebbe a mancare, se il Vescovo non volesse esercitare i poteri ricevuti. Diceva ancora Agostino: « il Vescovo, che non serve il pubblico (predicando, guidando), è soltanto foeneus custos, uno spaventapasseri messo nei vigneti, perché gli uccelli non becchino le uve »6. Per questo è scritto nella « Lumen Gentium »: « I Vescovi governano... con il consiglio, la persuasione, l'esempio, ma anche con l'autorità e la sacra potestà »7.




1 Ez. 13, 8.



2 Cfr. S. GREGORII MAGNI Regula Pastoralis, 1. II, c. VIII.



3 Matth. 28, 19.



4 Cfr. Ibid. 20, 28.



5 Miscellanea Augustiniana, Romae 1930, t. I, p. 563.



6 Ibid., p. 568.



7 Lumen Gentium, 27.






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