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| P. Giocondo Pio Lorgna, O.P. Eucarestia e Santità IntraText CT - Lettura del testo |
86 Si legge che il santo Curato d’Ars, dopo che ebbe commosso tutto il popolo parlando del paradiso, ad uno che gli domandò che cosa fosse necessario per andarvi, rispose: “La grazia e la croce”. Ebbene, a noi pure la grazia non manca: ne abbiamo la sorgente in casa nostra: il tabernacolo santo! A questa sorgente beviamo continuamente. Tutta l’anima nostra sia sempre là, dov’è il nostro Diletto. Per un’anima eucaristica, il tabernacolo è tutto! E come non ci manca la grazia, così non ci manca la croce. E la croce principale siamo noi a noi stessi: il nostro carattere, le nostre miserie, le nostre infermità, le preoccupazioni, contrarietà, difficoltà, amarezze che incontriamo nel compimento del nostro dovere e che formano la nostra croce quotidiana. Ciò che importa è saperla abbracciare con amore. Allora, uniti a Gesù, fidenti in Lui solo, attingeremo la forza dal suo Cuore eucaristico e, appoggiati alla croce, cammineremo veloci verso il cielo seguendo la via luminosa della perfezione cristiana e religiosa. (30.11.17)
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87 Gesù ci faccia sempre più comprendere quanto è bello e prezioso il dolore, Lui che ha scelto la croce per redimere il mondo … Lui che, anche salendo al cielo, ha voluto rimanere sotto i veli eucaristici per rinnovare la sua passione, applicarcene i meriti e farcela amare. (4.5.1917)
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88 Come sono preziose le sofferenze passive! Sono quelle che ci vengono offerte da Gesù e nelle quali la scelta della nostra volontà non ha parte alcuna. Quando invece sono attive, la nostra volontà può mettervi qualcosa di suo. (8.9.16)
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89 Dinanzi allo spettacolo di un’anima che soffre, nulla sono le estasi e gli slanci dell’amore tenero; nelle estasi e negli slanci della tenerezza vi può essere inganno; nel dolore, no! (6.4.1910)
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90 Come fu severo il Padre celeste con il suo Unigenito nel dargli da bere un calice sì amaro nel Getzemani per poi, sulla croce, abbandonarlo! Ora però noi vediamo il frutto di quel calice e di quell’abbandono; tanto volle dal Figlio suo, perché tanto lo voleva glorificare. E così Gesù fa con noi. Vuole tanto per darci tanto, o meglio vuole poco per darci tanto. Che cosa sono infatti tutte le pene di fronte ad un solo grado
di grazia, grazia che un giorno si trasformerà in grado di gloria? (Sabato Santo 1918)
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91 Sono i grandi dolori che preparano le grazie e le gioie più belle. Prepariamoci dunque a tutto, sicuri che alla crocifissione succede la risurrezione! (8 settembre 1916)
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92 Sono le sofferenze fisiche e morali che attirano le benedizioni di Dio e formano il fondamento delle ore liete e sicure speranze. (31.3.18)
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93 Che cuore immenso e tutto fuoco, non aveva Caterina da Siena! Eppure la Chiesa, nella Messa che le ha dedicata, fa dire alla Santa: “Il dolore era continuo nel mio cuore”. Quali dolori non sofferse! Le persecuzioni in famiglia, le calunnie più umilianti, le tentazioni accompagnate dagli assalti visibili del demonio, e più ancora tante pene inflittele da Gesù stesso. Immersa nel dolore con la mente buia come la notte più oscura, con il cuore arido e freddo, si sentiva abbandonata da Dio mentre in quella tetra celletta, tra le penitenze più aspre, le veglie e i digiuni, offriva a Lui gli anni più belli della sua giovinezza. Ma quanto furono feconde quelle pene e quei divini abbandoni! Germogliarono in lei quella vita sì sublime che è un vero prodigio. Specchiamoci in questa martire di amore e di dolore e da lei impariamo ad amare e a soffrire. (4.5.18)
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94 Non badiamo mai da che parte venga la sofferenza; guardiamo alla sofferenza stessa e diciamo: Ecco la mirra che mi manda Gesù perché, santificandola con l’amore, la offra a Lui, vivente nel mistico presepio: il tabernacolo. Ed Egli in cambio vi darà la grazia e la gloria. (21.1.18)