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P. Giocondo Pio Lorgna, O.P.
Lettere collettive alle Imeldine

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Introduzione

 


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L’introduzione alle 111 lettere collettive che il Servo di Dio, p. Giocondo Pio Lorgna O. P., indirizzò alle comunità Imeldine da lui fondate, comprende la presentazione del mittente, la conoscenza delle destinatarie e la motivazione degli scritti.

Il domenicano p. Giocondo Lorgna nell’anno 1919 era prossimo ai cinquant’anni. Inviato a Venezia nel 1905 come pastore della parrocchia dei SS. Giovanni e Paolo, dimostrò un grande amore alle anime a lui affidate, animato da una solida e profonda spiritualità eucaristica. Fece di “Gesù Sacramentato” e del “Cuore eucaristico di Gesù” il centro di tutta la pastorale.

Sapendo che la formazione cristiana della famiglia e della società comincia dall’infanzia, ebbe cura di aprire gli asili parrocchiali maschili e femminili, intendendo affidarli a educatori particolarmente religiosi. Ma per l’asilo maschile non gli riuscì di ottenere la collaborazione di nessun istituto di vita consacrata. Decise allora di formare egli stesso un gruppo di educatrici animandole di spirito eucaristico. Ci vollero una decina d’anni, tra mille difficoltà, per avere collaboratrici, come lui le desiderava, addette all’asilo maschile.

Nel frattempo maturò nel suo animo l’idea di creare un istituto di consacrate che facessero dell’Eucaristia il fondamento della santificazione personale e il motivo dell’apostolato tra i bambini, fanciulle e giovani della sua e delle altre parrocchie.

Le destinatarie delle lettere collettive sono appunto quelle anime elette che si sono sentite chiamate all’opera eucaristica -


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come la definiva nei primi tempi p. Lorgna - e che si sono unite in comunità consacrandosi a Dio per tutta la vita.

Le lettere collettive iniziano qualche tempo dopo l’inaugurazione dell’opera eucaristica. Infatti il 14 gennaio 1917 cinque terziarie domenicane secolari, sotto la direzione spirituale di p. Giocondo, si uniscono volontariamente in vita comune in un appartamento di una casa di Calle Muazzo, entro il territorio della parrocchia dei SS. Giovani e Paolo. Purtroppo il periodo bellico, tanto tragico per Venezia, e ragioni personali impedirono alla comunità di perseverare e di aumentare. Rimasero soltanto un paio di fedelissime.

Terminata la guerra, in un rinnovato clima di pace e di religiosità, l’idea dell’opera eucaristica divulgata in favorevoli ambienti dell’ entroterra veneziano e veneto, cominciò a produrre i sui frutti in vocazioni.

Il 4 settembre 1919 la comunità conta sei terziarie; la notte del Natale dello stesso anno sono otto le “figlie” (così le chiamava p. Giocondo) che partecipano alla prima messa celebrata nella cappellina del loro appartamento di Calle Muazzo. Il 20 novembre 1920 le “figlie” sono aumentate a undici e a giorni arriverà la dodicesima. Nella “Casa del Corpus Domini”, così viene designata la loro abitazione dal momento che Gesù Sacramentato è sempre presente nel Tabernacolo della cappellina, rimangono soltanto due posti vuoti. Le domande aumentano e si deve pensare a un’altra casa: problema incredibilmente difficile da risolvere.

Il pazientissimo e fervidissimo lavoro di preparazione, persuasione e formazione condotta avanti da p. Lorgna, sorretto dalle incessanti preghiere sue personali e delle “figlie”, ottiene il meritato premio.

Il 30 ottobre 1922 nella basilica dei SS. Giovanni e Paolo viene istituita la Congregazione delle Suore Domenicane della B. Imelda e si procede alla vestizione religiosa delle prime dieci Imeldine. Sede della comunità, ancora unica, è sempre l’appartamento della casa di Calle Muazzo.

Benedetta da Dio l’opera eucaristica si ingrandisce e vengono aperte case filiali, permettendo di accettare tante nuove vocazioni.

L’appartamento di Calle Muazzo rimane casa madre e luogo della formazione religiosa delle vocazioni, sotto la responsabilità


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morale di p. Giocondo che è il fondatore e direttore spirituale.

In questa introduzione elenchiamo soltanto le nuove sedi che furono inaugurate durante la vita di padre Lorgna, perchè sono proprio quelle comunità le destinatarie delle “lettere collettive”.

1923, 19 marzo festa di S. Giuseppe, si apre la casa di Este (Padova), in un ex convento domenicano.

1924, 8 settembre, natività di Maria, è aperta la casa di Gambarare (Venezia); il 19 ottobre si inaugura la sede di Saguedo (Rovigo), la quale avrà breve vita.

1925, 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, è la volta di Trissino (Vicenza). Lo stesso anno il 7 ottobre, festa del Rosario, la comunità di Calle Muazzo si trasferisce nel palazzo dei Miracoli, che diventa la nuova casa madre della Congregazione. La primitiva sede di Calle Muazzo è definitivamente abbandonata.

1926, 8 dicembre, solennità dell’Immacolata, si inaugura la casa di Silvelle (Treviso) e l’11 seguente quella di Carnate (Milano).

1928, 24 gennaio, è aperta la casa di Cervarese (Padova) e il 26 maggio successivo quella di S. Pietro di Cadore (Belluno), ultima della serie.

Se pensiamo che la comunità di Venezia cambia solo di casa; che la fondazione di Saguedo dura non più di tre mesi; e che la sede di S. Pietro di Cadore viene aperta quando p. Giocondo è dichiarato inguaribile, si deve concludere che necessariamente le “lettere collettive” sono meno numerose di quelle “personali”: queste sono riservate a un’unica persona; quelle invece sono scritte per una intera comunità religiosa. Inoltre direlettere collettive” per la massima parte non significa indicarelettere circolari”. Vengono dettecollettiveperchè indirizzate a tutte le Imeldine assegnate a una determinata comunità. Per esempio sono tutte “collettive” le lettere inviate alla comunità riunita in Calle Muazzo dal 1919 al marzo 1923. Dal marzo 1923 cominciano ad apparire le letterecollettive” alla comunità di Este. Così, a mano a mano che crescono le fondazioni, aumentano le “lettere collettivedestinate alle nuove case.

Accenniamo ora a una difficoltà materiale, che non incide per nulla nella sostanza di questo epistolario formativo. Le varie comunità imeldine hanno conservato gelosamente le lettere del Padre,


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però hanno gettato nel cestino le buste postali; di conseguenza in molti casi non sappiamo a quale comunità siano indirizzati gli scritti del Padre, perché questi inizia sempre con un generico “mie figlie”. Altre volte nelle lettere non è seguita la data, per cui diventa problematica anche la ricostruzione cronologica dell’epistolario.

Aggiungiamo ancora che negli anni 1926 e 1927 le “lettere collettivetrascurano le situazioni locali e contingenti, per concentrare il pensiero unicamente sugli argomenti religiosi. In tal modo molte letterecollettiveassumono quasi il tono di “circolariadatte a tutte le comunità. E dobbiamo riconoscere che le lettere degli ultimi anni rivelano il grado di santità raggiunto dal Servo di Dio e la capacità di trasmettere con un linguaggio semplice e di tradurre in immagini familiari l’essenza della spiritualità eucaristica, e di indicare alle “figlie” con trasparente chiarezza la via della santità.

E’ del tutto evidente che le “lettere collettive” hanno un carattere formativo e sono in funzione di un cammino di perfezionamento spirituale. Eppure esse sono nate per forza maggiore. E mi spiego.

Padre Giocondo dava giustamente una importanza capitale, fondamentale, alla formazione religiosa delle sue “figlie”, su base Eucaristica secondo la propria spiritualità domenicana e le proprie convinzioni. Questo delicatissimo compito, questa “missione” la svolgeva sempre di persona con “discorsi” che prima preparava per iscritto e poi li esponeva a viva voce alla comunità regolarmente riunita. Una raccolta di tali discorsi sono stati già pubblicati nel terzo volume della presente collana.

Ma quando si trovava lontano, oppure era impossibilitato a recarsi dalle “figlie”, oppure quando le comunità cominciarono a moltiplicarsi nel Veneto e in Lombardia, non potendo andare di persona, allora scriveva alle singole comunità, dettando per ciascuna discorsiformativi”. Insomma la lettera suppliva la voce diretta. Grazie a questo sistemaintegratop. Giocondo ha formato religiosamente le sue figlie con ininterrotta regolarità e grande responsabilità.

L’ultimo argomento, ma il più importante, da accennare nell’introduzione, è il contenuto delle lettere. Fa da filo conduttore l’esperienza dell’amore eucaristico di S. Domenico proposto alle Imeldine come modello.


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Il primo passo è l’adorazione di Gesù Sacramentato, quale risposta al suo infinito amore per noi. Gli angeli lo adorano continuamente, circondando il Tabernacolo. S. Domenico passava “le notti eucaristiche” in chiesa dove c’era il Tabernacolo. In questo modo le Imeldine devono trasfigurasi in “angeli adoratori di Gesù”.

Ma come S. Domenico, per amore di Cristo che si è immolato per la salvezza delle anime, passava dalla contemplazione all’azione, dalla preghiera al sacrificio della vita per il prossimo, altrettanto deve essere per le Imeldine. Amore a Gesù e alle anime.

In una lettera del 1921 padre Giocondo, dopo avere intensamente pregato presso la tomba di S. Domenico, così scriveva alla comunità delle “figlie” in Calle Muazzo: “Voi destinate a essere gli angeli adoratori e gli apostoli di Gesù Sacramentato”. Ancora da Bologna, alla vigilia dell’apertura della casa di Este, padre Giocondo additava l’esempio del Santo Fondatore. “Voi dovete essere vere imitatrici di lui nello spirito di raccoglimento e di azione appreso all’ombra del Tabernacolo. Ed è appunto da questo raccoglimento che emanava dal santo Patriarca, oltre l’amore di Dio, quello delle anime così da renderlo uno degli apostoli più indefessi. E sarà sempre la religiosa più raccolta che più sentirà il bisogno di darsi alle anime e tutte condurle tutte a Gesù”. In modo particolare dirà in altra lettera: “Conducete a Gesù bimbi, fanciulle e giovani”.

Il lavoro formativo di p. Giocondo, lucido, lineare, rante, deciso senza tentennamenti, mira a fare delle sue figlieVere domenicane Imeldine: Domenicane e quindi anime di raccoglimento e di azione: Imeldine e quindi tutte accese dell’amore eucaristico e apostole di Gesù”.

Padre Lorgna era considerato da molti un “sognatore”. E’ vero. Ma di frequente i sogni suoi si avverarono.

Per esempio nella lettera n. 4 sogna: “numerose figlie in una chiesina bella, in adorazione notte e giorno”. Nella lettera n. 54 scrive a una comunità: “Sapete che invidio la vostra sorte: una casa nuova con la bella cappellina in mezzo al verde della campagna - silenzio e solitudine tutto il giorno - e la fecondità prodigiosa di queste campagne”. Il sogno dell’angeloadoratore” si è realizzato.

Ma va oltre, perché alla comunità di Trissino, dove si trovano alcune postulanti (probande) augura: “Crescete all’ombra del Tabernacolo quali gigli candidi e angeli


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adoratori e preparatevi all’apostolato delle anime da condurre a Gesù”.

Non vorrei che rimanesse nascosto un aspetto caratteristico della cura che p. Giocondo metteva nella direzione spirituale delle sue “figlie”, delle quali cercava di conoscere il profondo dell’anima, tanto diversa l’una dall’altra. Se gli fosse stato umanamente possibile avrebbe sempre scritto soltanto lettere personali. Lo ha dichiarato diverse volte. Per esempio, ecco come si esprime in una lettera collettiva del 4 gennaio 1923: “Mie figlie, vorrei scrivere a ciascuna in particolare ma voi ben comprendete che sempre non mi è possibile quindi scrivo in generale sì, ma ognuna tenga per ciò che mi detta il cuore”.

Pertanto per gustare questo epistolario è bene leggerlo con tanta calma e ritenerlo come esclusivamente indirizzato alla propria persona.

Ancora due annotazioni.

Quando le lettere coincidono con le più solenni celebrazioni dei misteri cristiani, padre Giocondo vi mette in evidenza le divine virtù di Cristo, concludendo con l’affermazione che quel Gesù è tutto nel Tabernacolo. Tali misteri possono essere vissuti presso il Tabernacolo, che di volta in volta rappresenta Betlem, il Tabor, il Cenacolo, il Calvario, il Paradiso.

Quando la data delle lettere coincide con la festa dei Santi Domenicani o di santi vicini alla sua spiritualità, padre Giocondo ne esalta la devozione eucaristica proponendola come esempio da imitare.

Infine, leggendo le “lettere collettive”, che sono pubblicate - per quanto possibile - in ordine cronologico, veniamo a conoscere con quale animo il Servo di Dio p. Giocondo Pio Lorgna abbia vissuto la storia della sua fondazione dal 1917 al 1928; dal gruppetto di Calle Muazzo dei primi mesi, alle generose comunità che anno dopo anno apriranno nel Veneto e in Lombardia nuoveCase del Corpus Domini”, vivendo da “angeli adoratori e apostole di Gesù”, le Domenicane Imeldine oggi sono disposte a stabilirsi in altre parti del mondo, secondo esplicite dichiarazioni di padre Giocondo, autentico figlio e imitatore del Santo Patriarca Domenico.

P. Venturino Alce O. P.

Milano, 15 aprile 1997




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