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| P. Giocondo Pio Lorgna, O.P. Lettere collettive alle Imeldine IntraText CT - Lettura del testo |
58. (dopo il 1924, mese di novembre)
Domani è la festa di S. Giovanni della Croce il quale, insieme a S. Teresa, tanto lavorò per la riforma del suo Ordine. Il caro santo era dottissimo e scrisse molti libri di mistica.
Un giorno Gesù chiese a lui che cosa volesse in premio di tutto quello che egli aveva fatto e scritto per il suo onore e per la santificazione delle anime: il Santo rispose: “Signore, che io sia disprezzato e che io soffra per Te; Domine, pati et contemni pro Te”.
Mie figlie, noi siamo un nulla e finché non avremo la disposizione e il desiderio di essere conosciuti e trattati come merita il nulla, cioè col disprezzo e col dolore, noi non avremo la vera umiltà. Noi dobbiamo accettare non solo il disprezzo come si addice al nulla, ma anche il dolore perché, purtroppo, siamo un nulla peccatore... e al peccato risponde la pena.
Il caro Santo ottenga a me, a voi la vera umiltà fino a desiderare il disprezzo e il dolore, ecco la grazia che io vi desidero in ricambio delle preghiere e degli auguri fatti per me nel mio giorno onomastico.
E Gesù nella Eucaristia non si è annichilito, non ci ricorda la sua passione? L’umiltà dunque che aspira alla noncuranza non deve essere la virtù prediletta della Imeldina?