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| Antonio Balsemin Ve vojo contar… IntraText CT - Lettura del testo |
1 VI RACCONTO DI MIO FIGLIO "PELOSO"*
Mi commuovo facilmente, ma piango di rado. Mi commuovo guardando un bel quadro, un sereno tramonto, ascoltando una buona musica, entrando in una vecchia chiesa. Ho pianto quando è morta mia nonna, mia madre, un amico e mio figlio ‘peloso’. Adesso vi voglio raccontare di questo mio figliolo.
Tanti anni addietro, con l’occasione di festeggiare un mio compleanno, organizzai una festa invitando molte persone. Quando qualcuno mi domandava che cosa portare, rispondevo: “Nessuna cosa da mangiare o da bere. Portami un oggetto curioso”. Tutti mi presero in parola! Uno presentò trionfante una poltroncina mancante di una gamba, raccolta per la strada, un tale mi portò un orinale di ferro smaltato di bianco con un’evidente ammaccatura, un altro portò come regalo una bottiglia vuota di vetro color verde scuro modellata con sagoma particolare e, tanto per elencarvi, non l’ultima, ma un altro regalo, una ragazza di Lisbona mi mise in braccio un cagnolino di razza volpina, con una zampetta fasciata. Vi dichiaro la pura verità: passammo una gioiosa festa! A quei tempi ero giovane e guizzavo come una goccia di mercurio. Finita la festa, in casa rimanemmo io e la bestiola. Guardandolo pensavo: che cosa devo fare di questo cagnolino? Inoltre, avevo timore che allevare un cane avrebbe modificato la mia vita e così è stato! Lui se ne stava calmo sotto una poltroncina, posto da lui immediatamente scelto e che sarebbe stata la sua cuccia per molti anni. Gli dissi: “Non ti posso tenere!” “Tienimi!” “Sei buono?” Scodinzolò. “Vieni qua”. Venne. Benedetto di un cane, m’incastrò! “Beh, organizziamoci. Per questa notte dormirai sotto la poltroncina e domani si vedrà!” La mattina seguente mi svegliai in ottima forma e mentre stavo sorseggiando il caffè affacciato alla finestra mi sentii toccare un polpaccio. Il cane, zitto e calmo, si era fatto vivo. Questa presenza mi sorprese essendo, io, da sempre abituato a vivere ‘single’. Preoccupato, mi vestii in fretta e furia per condurlo a fare le sue necessità. Lui, una volta all’aperto, fece una diecina d’alzate di zampa. Era tutto pimpante, scodinzolava, mi guardava, faceva un passo e… ‘voilà’ un altro schizzetto ad un albero. Mi sembrava felice e contento! Fattasi ora di andare al lavoro, non potendolo portare con me, presi due scodelle e misi in una dell’acqua e nell'altra della carne tritata. Gli dissi: “Stai quieto, non abbaiare, non fare la pipì in casa, non giocare sul mio letto, non rovinarmi la stoffa dei cuscini…”. Convinto che mi avesse capito e, quindi, ubbidito gli feci alcune carezze assicurandolo: “Non aver paura, ritornerò appena posso. Mi raccomando, fai il bravo!” Ritornato a casa, mentre stavo cucinandomi una bistecca, l’ospite, quatto quatto, mi dette una raschiatina ad una gamba. Mi girai di scatto. Lo vidi guardarmi con occhi affettuosi, vivaci, speranzosi. Aveva il nasino umido per il buon profumo che fiutava. Spartimmo la bistecca da bravi fratelli (l'osso, però, lo triturò tutto lui). Ricominciò il dilemma di come potevo tenere in casa questa creatura. Feci una serie di telefonate. Nessuno lo voleva! Più tardi venne a farmi visita un amico e gli domandai: “Che cosa devo fare di questa benedetta bestiola?” “E tienilo..., è buono..., è cucciolotto... è piccolino..., non vedi che ti vuole già bene?” Galeotto fu l’amico! Ed io commosso e convinto battezzai il cagnetto con il nome di Roby! Ormai il botolo aveva trovato: padrone, cuccia, nome. Quest’animaletto mi stravolse la vita. A lui andò bene: viaggiò in automobile, treno, nave e aereo. Anche un proverbio può essere fasullo. Dice: ‘vita da cani’! Pensate un po’: tutto pagato, spesato, accompagnato, senza mai sapere che cosa è l’IVA, l’ICI, l’ILOR, l’IRPEF, l’Una Tantum e altre torture proprie degli uomini. Giammai avrei creduto che un cagnolino modificasse tanto la mia vita. Pian piano mi ci affezionavo e sempre più stavo con lui. Era furbo, intelligente, accattivante! Io gli parlavo e lui ascoltava. Non rispondeva, ma faceva intendere di aver capito tutto. Mi insegnò molte cose: a conoscere meglio le persone, la vita, me medesimo e gli animali. Passò tanto tempo, invecchiò, si ammalò. Sarà morto di vecchiaia? Questo è il tormento che mi porto dentro. In quell’ultimo periodo ospitai un amico, che possedeva un cane di taglia grande, cucciolotto. Quando questo mastino s’insediò in casa, notai che Roby mangiava sempre meno, facendosi, via via, più scarno. Intuii che soffriva di gelosia perché si sentiva trascurato. Esso, forse, pensava che preferivo quell’altro. Sentendosi messo da parte decise di lasciarsi morire. Questo è il tormento che non mi da pace! Intuendo il suo soffrire, per infondergli coraggio e confortarlo, lo circondavo con più affetto. Nella notte lo facevo dormire con me, nel mio letto, appoggiandogli una mano sulla piccola testa. Una sera, tornato dal lavoro, lo trovai freddo, stecchito, un pezzo di legno, un fagottino senza senso. Affranto, lo presi in braccio, lo strinsi forte forte, sperando che risuscitasse, che schiudesse gli occhietti. Lo chiamavo per nome, lo accarezzavo, lo solleticavo, lo grattavo dolcemente, come facevo sempre, fra le orecchie: a lui piaceva tanto!
Piansi! Sì, ho pianto! Dopo presi un lenzuolo pulito, stirato, bianco come un giglio. Vi avvolsi il piccolo corpo mettendogli accanto le sue proprietà: la medaglietta, il collare, il guinzaglio, la museruola, le due ciotole ed anche una bella rosa, fresca. Con il cuore a pezzi aspettati che si facesse notte fonda e, quindi, andai a seppellirlo, ben profondo, in un posto tranquillo, vicino ad un albero ed io solo conosco il luogo! Da allora ad oggi numerose volte sono andato a salutarlo e, col passare del tempo, sicuramente tante altre volte, di nuovo, andrò a trovare il mio figlioletto ‘peloso’…!