Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Antonio Balsemin
Ve vojo contar…

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

2          LA CORNACCHIA VANITOSA*

 

Il mondo è rotondo e girandogli attorno se ti sei alzato troppo e cadi, se sei non proprio tanto in alto ti ammacchi, ma se ti sei alzato tantissimo è probabile che ti si possa rompere qualche osso o che, addirittura, tu rimanga stecchito.

Un tempo, tanti anni addietro, (sec. IV – III a. C.), Esopo ha scritto una storia in greco, Fedro, (sec. I a. C.sec. I d. C.), la riscrisse in latino e qualcuno l'ha raccontata a me. Io, ora. (XX sec.), fantasticandola un po’, la racconto a voi e, per coloro che mi comprendono, in dialetto vicentino e, per gli altri, in italiano. Ambasciatore non porta pena!

Una cornacchia boriosa si era prefissata di partecipare ad un concorso di bellezza nel quale si svolgeva un ‘défilé’ nel quale sarebbe stato proclamato chi fosse l'uccello più bello del mondo. Lei si alimentava con dieta tale da mantenersi sempre in perfetta linea, ogni mattina controllava il suo peso con la bilancia, mondava i dentini masticando foglie di salvia e faceva rifulgere il becco strofinandolo sulla sabbia del torrente. Frequentava anche ‘saune’ di sabbia per soffocare i pidocchi e manteneva un esercizio attivo di ‘footing’ (con le ali, si capisce) per apparire perfetta nella sua ‘silhouette’. Lei era convinta che con questo agire avrebbe realizzato il motto di Virgilio “Sic itur ad astra!”1. Voleva, ad ogni costo, assicurarsi l’oscar ambito da tutti i pennuti. Chi mai poteva essere la bellissima, buonissima, bravissima, la più meritevole creatura del mondo alato? Lei, agognava essere ‘LEI’ la prescelta, l’incoronanda! Come sempre, sia a quei tempi come ai nostri, quando sono indetti dei concorsi ogni partecipante agogna al primo premio e, quindi, si da fare “per fas et nefas” pur di agguantare il trofeo. Il suo intuito le suggeriva di affaccendarsi e cercare negli appezzamenti boschivi, tra i filari di viti e praticelli, le piume più vistose cadute agli uccelli, che svolazzavano qua e . Trascorse alcune settimane aveva rinvenuto cinque piume di tortorella, quattro di gallo cedrone, tre di fagiano maschio, due di pappagallo migratore e una di pavone reale. Raccolte e gelosamente custodite tutte queste preziosità nella sua casetta, dopo svariatidéfilé” tra le mura domestiche, le sembrò di aver conglobato sufficienti bei vestiti per ornarsi di uno spettacolarelookrispondente alle sue bramosie. Era impegnatissima a ‘posizionare’ i ‘gioielli’ come una signora di rango. Metteva bene in evidenza ogni suo ornamento, provava e riprovava il passo cadenzato, il timbro della voce e dosati intervalli di silenzio. Voleva strabiliare i giudici sbigottendoli con una visione sublime e le femmine sarebbero morte d’invidia. I pennuti, come gli uomini, conoscevano perfettamente il proverbio ‘per un punto Martin perse la cappa’! Lei voleva cautelarsi, a suo favore, anche l'ultimo voto. Poteva essere quello decisivo! Guardate un po’. Mentre sto riscrivendo questa vecchia storia, per un solo voto è caduto un governoromano’ pur essendo fra i più ‘prodi’! Infatti, due minuti fa, la radio ha trasmesso che per un solo punto è caduto il Presidente del Consiglio! Oggi è il 16 ottobre 1998! Ricordate, brava gente? In fila indiana, ogni aspirante s'insediava sulla passerella vantando virtù, cultura, magnanimità, cioè, l’abbondanza dei pregi personali. Quando arrivò il suo turno la nostra ‘novellina’, comodamente assisa sullo scanno, aprì a tutto ventaglio le ali ostentando il suo sfarzo. Sembrava l’apparizione della Diva delle Dive!... Non lo proclamò alla folla, ma solo bisbigliò nel proprio cuore: “Stupete gentes!” Dopo studiata pausa, avendo conquistato tutti, si profuse in un’appassionata dialettica profondendo con ridondanza, quale cornucopia inesauribile, i propri pregi illimitati. Lei era propensa anche all'inganno e al complotto pur di accaparrarsi la corona di reginetta! Se il venticello, mattacchione, le sollevava qualche piuma delle cosce proprio per nulla si preoccupava di risistemare la penna. Anzi, scrutava con occhi maliziosi se qualche ‘merlo’ o 'barbagianni' spiava , dove traspariva una modica porzione di pelle nuda. Tutti gli uditori erano trasecolati da tale visione e si scambiavano opinioni parlottando sottovoce, all'orecchio. Uno spalancava l’ala di destra, un altro quella di sinistra, ognuno confabulava sommessamente all’orecchio del compare e, per salvare faccia ed anonimato si nascondevano dietro il fogliame. Ecco cosa favellavano: “Per essere bella è bella. È una veraAraba Fenice’! Si ode, ma non si distingue parola alcuna, perché gracchia. Non s’interpreta verbo di quello che va sciorinando. Però, se la sua loquacità è pari alla sua bellezza, io le do il mio voto”. Nell'incertezza andava creandosi un'atmosfera di tensione. Ad acquietare il vociferare e a proporre una linea vincente fu il gufo al quale era stato conferito il mandato di presiedere il “défilé” quale “primus inter pares”. Egli aveva il compito di far proseguire la manifestazione nel migliore dei modi. Cosciente di tale gravoso impegno, pensando e meditando, gli sovvenne una frase scritta, circa duemila anni fa, da Giovenale. Il gufo, tutto impettito, la declamò: “Rara avis in terris nigroque simillima cycno!”2. Tutti restarono a becco aperto udendo cotanta erudizione. La recitazione fu accolta come un parlare ‘ex cathedra’. Queste paroleverbi gratiatrovando terreno profittevole e, vale a dire, di puntare su quel volatile, ‘toto corde’, (non essendosi espresso alcun ‘veto’), furono approvate. Alla fine il ‘placet’ fu ‘una voce’ e lo scrutinio si concluse ‘omnium consensu’. L’oratrice, sostenuta dalla ‘libido loquendi’, tutta accaldata e infervorata parlava, parlava. Mamma mia, sembrava d'essere alla corte dei miracoli, a Parigi! La sua voce si elevava ‘ad sidera’ e ‘estremecia el corazón de los hombres y tambien el de las mujeres’ (ammaliava il cuore dei maschi ed, anche, quello delle femmine). Il venticello, cattivone, volle appiopparle un tiro mancino e, data una violenta sferzata all'aria, le scollò una piuma: quella del pappagallo. Questa, privata del suo sostegno, cadde al suolo, piroettando. Com’ebbe toccato terra, tutti i presenti emisero uno stentoreo: ooohhh! L’esaminanda, vagolante sulla passerella, interpretò fosse il consenso per ovazione che la consacravasuperstar’ e, per riverire, si inchinò profondamente quasi da spezzarsi la schiena. Trapassata da brividi emozionali, sentendosi già divinizzata, stava per gracchiare: “Plaudite, cives!” Così ricurva, avendo aperto un occhio verso il basso, riconobbe la piuma del pappagallo. Scrutando di sott’occhio gli astanti li vide con i becchi ritorti e i diti delle zampe serrati a pugno. Quasi subiva un collasso e, smascherata, si coprì gli occhi con le ali. In un baleno tutti le furono attorno, in cerchio chiuso. Senza esitazioni cominciarono a cavarle le piume, dapprima quelle non sue e poi quelle sue. Tapina, da meraviglioso uccello paludato pomposamente a festa, si ritrovò nuda, alla gogna, esponendo le sue rotondità, spigoli e rughe. Cercava di nascondere le parti intime raccattando manciate di piume e piangeva disperatamente implorando perdono e pietà. Ma a nessuno faceva pena! Prese la parola un solo personaggio, il corvo nero che sentenziò: “Ringrazia il tuo dio! Per questa volta ti abbiamo strappato solamente le piume, le vere e le false. Se lo farai un'altra volta ti scuoieremo la pelle, imbrogliona!”.

 




* (Mia molto libera interpretazione di una favola narrata da Esopo. Fu detta da Tertulliano (Avers. Valentinian., 12): “Aesopi graculus”).

 



1 (Virgilio, Aen., 9, 641). (Così si sale alle stelle).



2  (Giovenale, Sat., 6, 165). (È un uccello rarissimo sulla terra, come un cigno nero).






Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License