| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Antonio Balsemin Ve vojo contar… IntraText CT - Lettura del testo |
Nei tempi andati bisognava arrangiarsi in tutto. Più eri autonomo, meglio vivevi e più cose possedevi, più eri considerato ricco. Ecco un particolare di vita quotidiana di quando era necessario fare da sé tante cose, come produrre il burro per i bisogni della famiglia.
Tutti i giorni, sul far della sera, si andava dal contadino a comperare il latte, che serviva per la famiglia. Un familiare, di solito un ragazzo, andava alla stalla con una pentolina smaltata o d’alluminio, con tanto di coperchio e manico per ben sostenerla. Tutte le sere la stessa storia, perché tutti i giorni si mangia. Ricordo che, portato a casa il latte, la mamma lo versava in una larga ciotola, che posava sul piccolo piano tra l'infisso esterno e quello interno della finestra. Lì, quel bene prezioso, stava al riparo dai sorci, dagli insetti e nessuno poteva inciamparvi, rovesciando il recipiente. Per maggiore sicurezza, l’Annetta, vi metteva, oltre al coperchio, anche una moscaiola di retino metallico a guisa di campana. Al mattino era la prima ad alzarsi e, subito, si dava da fare per preparare la colazione. Così, per prima cosa, scremava pian piano il latte aiutandosi con il mestolo, mettendo la panna, che si era raggrumata durante la notte, in un recipiente di vetro, bloccato con un elastico. Eseguita quest’operazione di scrematura, metteva a bollire il latte, prestando attenzione che non straripasse. Poi apparecchiava le scodelle di caffelatte, con dentro gli avanzi di pane della sera precedente, prima per mio padre, che doveva recarsi al lavoro, poi per noi figli. Più di qualche volta, per fare il burro, si faceva aiutare da noi ragazzi. Adesso vi racconto come una volta anch'io ho fatto il mio buon burro. “Tonino, per piacere - mi disse mamma – sbattimi il bottiglione con la panna e fammi il burro. Così oggi ti cucino la pastasciutta!” Mi sedetti su una piccola sedia e mamma, posatomi sulle cosce un cuscino, mi mise in mano il recipiente, dicendomi: “Stai attento, mi raccomando. Non fartelo scivolare di mano. Sbatti forte!” Così iniziai l’operazione del battere. Inizio: alto, basso, destra, sinistra, pacca! (pacca sta per la botta che si dava al recipiente urtandolo sul cuscino, sopra le ginocchia). Ricomincio: “Alto, basso, destra, sinistra, pacca! /// Su, giù, destra, sinistra, pacca! /// Sopra, sotto, sinistro, destro, pacca! /// Olé, olà, olà, olé, pacca!” L’ho fatto tante volte e questo ritornello mi dava il ritmo. Piano piano s’incominciava a distinguere che dentro la grossa bottiglia qualcosa andava raggrumandosi, sempre più grande e compatta, mentre il siero del latte diveniva, via via, sempre più sbiadito. “Mamma, ecco, il burro è fatto!” Lei prendeva il 'frutto', separandolo dal liquido e lo metteva in una teglia, dove già aveva versato un filino di olio e una cipollina tagliata a fettine e, quindi, metteva a cucinare questo condimento.
Poi, avuto sulla tavola il mio piatto fumante, sedutomi, mangiai i miei spaghetti con più gusto, pensando che un po’ di merito di tanta squisitezza era anche mio!