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| Antonio Balsemin Ve vojo contar… IntraText CT - Lettura del testo |
14 IL BERNOCCOLO DI MARIA
Maria vuole essere la prima, sempre e in tutte le cose. Se qualcuno la sfida in qualcosa, lei lotta come una capretta selvatica e riesce, così, ad essere sempre la prima. Vi voglio raccontare la storiella d’oggi. Ci trovavamo, lei e io, nella mia casa di campagna e, dopo che ciascuno aveva sbrigato le faccende nella propria casa (perché per far durare a lungo amore e amicizia è preferibile stare insieme, certamente, ma anche avere possibilità e spazi personali), abbiamo deciso d’andare a pranzo al nostro solito ristorante. Pioveva, non a catinelle, in ogni caso pioveva, e si sa che la pioggia è acqua e, poca o tanta, ti trapassa i vestiti e ti bagna la pelle, provocandoti brividi. Avevo scelto l’ombrello grande, quello da pecoraio, per riparare sotto di esso lei e me, comodamente. Maria, al mio invito “Vieni sotto l’ombrello”, risponde con incorreggibile sufficienza “No. Io mi riparo la testa con questa busta di plastica e le spalle con questo giubbotto impermeabile”. “Fai come vuoi!” Ci dirigiamo, quindi, verso l’automobile. A qualche metro, con la chiave elettronica apro le porte della vettura e lei, veloce come una gattina rincorsa da un cagnaccio inferocito, che la volesse sbranare, vi si precipita dentro. Poverina, nella fretta convulsa di entrare e ripararsi dalla pioggia, sbatte la testa contro lo spigolo della capotta della vettura. Emette un grido di sofferenza “Ahi, che dolore, mi sono ammaccata!” Fatto io, nel frattempo, il giro attorno alla macchina, quando stavo accomodandomi all’interno, vedo che lei abbassa il parasole per guardarsi allo specchietto e la sento lagnarsi “Povera me, guarda che lesione e che bernoccolo! Mamma mia, mi sono sfigurata!” E, adagio adagio, con la lingua s’inumidiva la punta delle dita par spargere un po’ di saliva sull’ammaccatura dolorante. Maria ha un carattere forte, così sostiene lei e, pertanto, pur col dolore lancinante, non lasciò cadere dagli occhi gonfi di pianto neppure una lacrimuccia. L’intonazione della voce, però, era sul sofferente e un po’ biascicata. Tanto per far vedere che io ‘partecipavo’ alla sua sofferenza, dico “Vedi, testona! Se tu fossi venuta a ripararti sotto l’ombrello, avresti fatto le cose con calma. Invece no, non ascolti mai! Tu vuoi ragionare sempre con i punti di vista della tua testa e, così, ti sei presa una bella zuccata. Ben ti sta!”