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| Antonio Balsemin Ve vojo contar… IntraText CT - Lettura del testo |
16 GALLINA – CHIOCCIA - GALLINA*
Adesso vi racconto un modo di fare che precede i tempi di ‘Marco Caco’1 e che era stato praticato chissà quante volte. Era un fare che doveva essere ben curato ed era un fatto doloroso, almeno per la gallina. I villici si adoperavano in modo che i pulcini nascessero con la luna crescente. Con la luna calante, questi piccoli sarebbero cresciuti gracili e molti non sarebbero sopravvissuti. Una covata non riuscita sarebbe stato un disastro per la famiglia, addio: uova, pollastri, galline, capponi! Finché il pulcino è simile ad un canarino, a nessuno passa per la testa di tirargli il collo ed arrostirlo. Lui, maschio o femmina, si farà grande e grosso con belle cosce carnose. L'uomo non deve fare altro che lasciarlo libero. A cercare cibo e ad ingrassare ci penserà lui. L’implume, trasformatasi in pollastra, è ora una bella gallina, che si pavoneggia in un manto di piume variopinte. La longevità dei polli femmina è strettamente legata alle uova. Queste, tutti lo sanno, sono nutrientissime e, se bevute fresche, t’infondono ‘ipso facto’ molte energie. Per rispetto della verità, dobbiamo aggiungere che, dopo gli usuali ‘pasticci’ con il gallo, esse si qualificano mamme amorose a tal punto da cambiare personalità ed aspetto e… ‘voilà, le jeu c’est fait’, ci troviamo di fronte ad una chioccia. Arrivato il tempo propizio, gli allevatori approntavano ceste invitanti confezionate con paglia e fieno e, postevi all'interno quante più uova era possibile, vi appollaiavano sopra la novella chioccia, fintantoché questa non si metteva a covare, ‘sua sponte’, continuamente. La chioccia era piena di buona volontà, poverina, e si applicava a più non posso. Si nutriva dell'indispensabile, non scendeva dal suo nido per far due passi, stava sempre in dormiveglia, si spennava ed era come una vigile sentinella. Se si avvicinava il gatto o un sorcio reagiva con fare achillesco difendendo le sue uova ‘unguibus et rostro’2 . Ridotta a pelle ed ossa non sembrava più una gallina, ma una maschera scorticata! Trascorso il ciclo naturale, i pulcini, divenuti autonomi, fanno cambiare le cose. E' il momento – a giudizio degli uomini – che la chioccia ritorni ad essere gallina e quindi si riconosca in una solerte ovaiola. Per ottenere tale ‘metanoia’, bisogna eseguire un’operazione crudele. Gli allevatori, da altri loro predecessori, già sanno che per invertire la tendenza da chioccia a gallina, bisogna immergerla, ripetutamente, nell'acqua gelata. Così, con volontà premeditata, affondano ripetutamente il povero animale nel freddo liquido. La chioccia, frastornata, non capiva nulla di quella tortura. Stava per annegare, rantolava, roteava gli occhietti, sbiancava, si lamentava con il suo verso ‘cheo’, chiedendo pietà. Ad ogni tuffo, traumatizzata, il suo cervello ‘si convertiva’ e, alla fine, si ritrovava senza più riconoscersi quale mamma di pulcini, bensì una gallina fertile. Cominciava, quindi, nuovamente, la sua vita abituale regalando ‘frutti’ ad ogni levare del sole.
Tutto inizia, tutto finisce. Il tempo nessuno lo può fermare. Giorno dopo giorno, uovo dopo uovo la fattrice è invecchiata e manca di giorni fecondi. I padroni non ci pensano due volte e mettono in atto il detto ‘Gallina vecchia fa buon brodo’, e… le tirano il collo! Tutta la famiglia ebbe profitto dal ‘misfatto’. Il nonno e la nonna si degustarono le succulente tagliatelle al brodo di gallina e gli altri godettero della saporita polpa. Anche Fido, il cane, partecipò al banchetto tritando gli ossi più tosti ed Ivan, il gatto, rosicchiando gli ossicini.
Chissà se potremmo arrischiarci d’affermare che, probabilmente, la gallina potrebbe essere consolata poiché, conclusasi la sua vita, noi la stiamo rievocando attribuendole ‘honorem et gloriam’.