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| Antonio Balsemin Ve vojo contar… IntraText CT - Lettura del testo |
Di sciocchezze se ne raccontano tante. Siate buoni: permettetemi di dirvene una anch’io raccontandovi un quasi ‘rebus’!
Iniziando con le aste, le caselline, l’alfabeto, con: di, a, da, in, con, per, su, piano piano sono arrivato all’analisi logica, alla coniugazione dei verbi, alle declinazioni del latino: maschile, femminile e neutro. Mi sono applicato anche nello studio del greco scartabellando fra i versi didascalici di Esopo. Gli insegnanti mi hanno chiarito la ‘consecutio temporum’, decifrato l’algebra e la trigonometria. Mi hanno, anche, sbrinato gli orizzonti della filosofia e dell’etica additandomi Platone, Socrate, Aristotile e Seneca. Mi hanno saturato con le orazioni di Cicerone, raccontato le storie di Plutarco e le imprese di Pericle. Sono stati insistenti nel presentare la cronistoria dei racconti di Omero, la poesia di Virgilio, la delicatezza di Ovidio, la gioia di vivere di Catullo, la poetica di Orazio e le frecciate letterarie di Fedro ai potenti del suo tempo. Mi hanno informato come un tale ‘Iulius Caesar’ ha vinto le tribù dei ‘Galli’ e, per pavoneggiarsi, annotò appunti e ne fece un libro: il ‘De bello gallico’. Sono stato costretto anche masticare quel ‘tomo’ di un certo Dante, che ti faceva accapponare la pelle profetando: “Lasciate ogni speranza voi che entrate!” Ho trangugiato qualche cucchiaiata dei principi teologici di San Paolo, Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino. Ho dovuto sottopormi ad altri sacrifici ed il tutto per sapere qualcosa della cultura classica. Sono stato nutrito nello spirito con le ‘massime’ promulgate dal Concilio di Trento, a scuola di ‘Dottrina Cristiana’ spiegavano che il diavolo era stato legato con un capello della Madonna e che non bisognava più affidarsi al fatalismo, alla superstizione, agli spettri, alle streghe, ai fantasmi altrimenti saresti stato punito! Se dovessi darmi un giudizio dovrei dire: “Ego confusarum rerum summa sum”1. Nonostante questo miscuglio di abbozzi culturali, confesso candidamente di avere faticato per dipanare l'esprimersi attorcigliato, sbraitato da una donna adirata. Ecco lo sproloquio contorto:
“Io ho detto una cosa a lui e lui l'ha detta a lei e lei ha detto a loro questa cosa. Loro hanno detto ad altri che dicessero a lei che dicesse a lui che dicesse a me che loro non erano stati contenti di quella cosa detta da me. Ma quello che lui ha detto a me, a lui detto da lei, a lei detto dagli altri e a questi detto da loro non era quello che avevo detto io, con la mia bocca”. No! Non era la verità! Lui non mi ha capito! Io avevo detto a lui che lui dicesse a lei che lei dicesse a loro la cosa con le mie parole. Così non è stato! Qualcuno si è sbagliato! Infatti, quello che lui ha detto a lei e lei ha detto a loro non era il mio pensiero. Qualcuno ha imbrogliato! Se lui avesse detto a lei e lei avesse detto a loro la cosa come l’avevo detto io, allora, loro saprebbero la verità! Hai capito?”.
Chissà se almeno quelli che hanno letto quanto sopra, avranno afferrato la ‘sostanza’ del discorso!